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Smalti Modena: una vertenza piena di insegnamenti

(12 Aprile 2005)

Nelle scorse settimane i lavoratori della Smalti Modena sono stati protagonisti di una durissima lotta in difesa del proprio posto di lavoro. A pochi giorni dalla conclusione di quella vertenza diviene utile oltre che necessario trarre un bilancio che possa divenire patrimonio per tutti quei lavoratori che saranno chiamati ad affrontare le medesime battaglie nel prossimo periodo.

Dopo che la Direzione aziendale aveva comunicato alle Rsu (in data 21-2-05) l’intenzione di chiudere uno dei due stabilimenti dell’impresa licenziandone le maestranze in forza (circa una trentina di operai su ottanta totali) i lavoratori della Smalti sono scesi in lotta dimostrando da subito grande determinazione.
Il primo aspetto di cui ci siamo preoccupati come Rsu era che la nostra lotta non restasse isolata, pena la facile libertà di manovra da parte di padrone e Confindustria nel stancare e demoralizzare i lavoratori. Perciò fin dal primo sciopero abbiamo chiamato davanti ai cancelli e coinvolto nei picchetti e blocchi stradali, delegati e lavoratori di altre aziende. Non solo, dato l’irrompere sempre più palese nella provincia di Modena della crisi industriale in tutti i suoi settori cardine diveniva per noi centrale tentar di collegare la nostra lotta con quella delle altre aziende nella medesima situazione. Da subito per tanto abbiamo avanzato la parola d’ordine dello sciopero generale provinciale di tutte le categorie contro i licenziamenti e la costituzione di un coordinamento di tutti i delegati e lavoratori delle aziende in lotta e/o che volevano darvi sostegno. Con una battuta si potrebbe dire che su cinque giorni di sciopero fatti, solamente uno, l’ultimo (il 11\3\05), e per la ragione di voler colpire al cuore le consegne, ci ha visti sostare tutto il giorno davanti ai cancelli. Degli altri quattro, due si sono svolti con blocchi stradali talmente duri da indurre il prefetto ad intervenire e chiedere pubblicamente alla Confindustria di trovare una soluzione alla vertenza. Uno si è svolto in concomitanza con uno sciopero generale provinciale contro gli infortuni sul lavoro al cui corteo la Smalti si è posta alla testa e l’altro ha visto il direttivo della Fiom di Modena ospitare e portare solidarietà ai lavoratori della Smalti in lotta.
Con il medesimo obbiettivo di estendere la lotta e le pressioni sull’azienda, abbiamo scritto e diffuso a livello nazionale un appello di solidarietà. Abbiamo altresì dato vita ad una cassa di Resistenza che, raccogliendo più di 1300 euro in meno di 2 settimane, si è dimostrata forse una delle poche davvero funzionali sul territorio nazionale oltre che un’occasione per tanti lavoratori di dimostrare tutto il loro sostegno alla nostra causa.

All’inizio della vertenza si è posto all’Rsu il problema di quali rivendicazioni alternative fare all’azienda. Proposte che da un lato avrebbero dovuto risolvere il problema degli esuberi senza rappresentare un onere per le maestranze e dall’altro avrebbero dovuto essere percepite come raggiungibili (e dunque per cui potesse valer la pena scioperare) dai lavoratori di una fabbrica come la Smalti, tutto sommato abbastanza piccola e con poca esperienza di “lotta dura”: in una parola era necessaria una rivendicazione in grado di raccogliere la disponibilità di tutti i lavoratori a lottare.
Così la richiesta da noi avanzata è stata di attuare la riduzione d’orario di lavoro a parità di salario, tramite l’applicazione dei contratti di solidarietà e la loro integrazione salariale da parte dell’azienda medesima. Dato che il padrone i profitti li aveva sempre fatti e li continuava a fare sul nostro lavoro, stavamo richiedendo solo ciò che ci spettava.
Proponendo i contratti di solidarietà ci siamo immediatamente scontrati con un veto politico da parte della Confindustria anche solo ad ascoltare questa ipotesi. La ragione era più che comprensibile: la linea dei padroni è e deve rimanere quella che la crisi si affronta tramite i licenziamenti punto e a capo.

Durante tutto il periodo della vertenza i lavoratori della Smalti hanno dato dimostrazione di grande unità e coesione. Certo talvolta vi sono state difficoltà nel mantenere compatti gli scioperanti, le paure e le incertezze per come si sarebbe conclusa la vicenda non sono mancati, ma ogni qual volta si è deciso di passare all’azione tutti hanno risposto compatti.
Proprio grazie a questa determinazione, rabbia e radicalità l’azienda e la Confindustria, dopo aver scelto in un primo momento la strada dei licenziamenti coercitivi e unilaterali, si sono indotti a più miti consigli ed hanno aperto una trattativa.
Infatti dopo il quinto sciopero e sotto il rischio di vedersi perdere commesse e dover pagare penali, l’azienda ha riconvocato l’Rsu e la Fiom per riaprire la trattativa.

Dopo aver abbandonato la linea perdente “del bastone”, l’azienda accetta di rinunciare a licenziamenti coercitivi e gioca la carta dell’incentivo all’esodo. All’inizio della vertenza il padrone era disposto ad offrire 5 mila euro a chi sceglieva volontariamente la mobilità, in seguito è passata a 7500 per poi finire con 11mila. A questo punto, pur avendo noi ribadito agli operai la nostra disponibilità come Rsu a lottare innanzitutto per la difesa dei posti di lavoro, 32 lavoratori si sono resi disponibili a mettersi volontariamente nelle liste di mobilità. Come Rsu non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto, 32 lavoratori accederanno alla mobilità esclusivamente in base alla volontarietà (senza perciò alcun riferimento a quelle “esigenze tecnico produttive” che troppo spesso in passato hanno indotto anche la Fiom a firmare accordi di mobilità di fatto imposte e non volontarie). Questo ha segnato la conclusione della vertenza.

La lotta alla Smalti ha creato in queste settimane un attenzione sul problema sociale della crisi industriale probabilmente senza precedenti a Modena negli ultimi anni. Ciò è dimostrato sia dalla partecipatissima assemblea pubblica organizzata dal Prc in sostegno alla vertenza che dai diversi odg in nostro sostegno che consigli comunali e provincia hanno approvato a larghissima maggioranza. La vittoria sul piano politico riportata da questa lotta è inequivocabile e sotto gli occhi di tutti. D’altronde se, come si sta cominciando a valutare, il prossimo mese sarà indetto uno sciopero generale confederale della provincia di Modena contro la crisi industriale, una buona fetta del merito appartiene alla meravigliosa lotta portata avanti dagli operai della Smalti Modena.

Tuttavia, giunti a questo punto, diviene più che naturale chiedersi quali ragioni hanno spinto lavoratori che nei giorni precedenti avevano dimostrato una così grande combattività e risolutezza a cedere di fatto alle prime concessioni proposte dall’azienda ed accettare come soluzione la mobilità incentivata. Ovviamente in situazioni di questo genere innumerevoli motivazioni di carattere personale si accavallano. Tuttavia mi pare che il prevalere di scelte di carattere individualistico sia dipeso da una ragione politica fondamentale: la lotta alla Smalti Modena è rimasta di fatto isolata. Dopo aver condotto una lotta così dura per settimane in un contesto nel quale i lavoratori stavano sempre più percependo di combattere da soli una battaglia impari contro l’intera Confindustria modenese, è stato più che normale cominciare a guardarsi in torno e riflettere se non vi fossero altre soluzioni, meno onerose e di più semplice prospettiva, per far fronte alla situazione. L’appello allo sciopero generale ed al coordinamento delle aziende in lotta pur avendo trovato il sostegno a parole del sindacato sono rimaste a tutt’oggi lettera morta. Se si aggiunge che alla ripresa della trattativa il sindacato ha scelto la strada di risolvere il problema degli esuberi prima con la mobilità volontaria e poi eventualmente con altri strumenti, anziché fare l’esatto opposto, si può ben capire quali condizioni abbiano portato la vertenza ad un epilogo che di certo, pur avendo rispettato il volere dei lavoratori e respinto ogni ipotesi di licenziamento coercitivo, non può ritenerci del tutto soddisfatti. Opporsi ai licenziamenti non basta, è il tipo di strategia che si è disposti a mettere in campo che determina l’esito dello scontro con i padroni. La lotta alla Smalti avrebbe potuto rappresentare per il sindacato una vertenza pilota, ma si è scelto altrimenti e l’occasione è stata persa.

Comunque sia finita, la nostra convinzione è che questa lotta abbia contribuito a dimostrare che anche in periodi di crisi è solo la lotta a pagare. La nostra speranza è che a partire da questa vertenza si apra una discussione seria ed approfondita nel movimento operaio sul fatto che la crisi industriale può essere superata dai lavoratori solo se si percorre la strada della lotta di classe e se si avanzano parole d’ordine “di rottura” come la riduzione dell’orario a parità di salario o la nazionalizzazione sotto controllo operaio. Che da questa vertenza si traggano fruttuose lezioni per le lotte di oggi e di domani.

A nome dei lavoratori Smalti Modena un sentito ringraziamento alle innumerevoli rsu e semplici operai che ci hanno sostenuto inviando messaggi di solidarietà e denaro alla nostra cassa di resistenza

Paolo Brini Comitato Centrale Fiom-Cgil rsu Smalti Modena

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