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La 'legge truffa' del M5S

(30 Aprile 2017)

Di Maio

Come su ogni argomento, il M5S non ha principi, ma solo convenienze. Con un unica bussola: conquistare il governo (del capitalismo italiano). Così è sul tema dei migranti, a caccia dei voti di Salvini. Così è in fatto di leggi elettorali.

Sulle leggi elettorali il girotondo del M5S è particolarmente spregiudicato. Persino grottesco.

Nel 2015 il M5S tuonò contro l'Italicum di Renzi, paragonandolo alla Legge Acerbo dei fascisti del 1923 (si dice che in quella circostanza finalmente Di Maio aprì un libro di storia). Ma quando si accorse, conti alla mano, che proprio il ballottaggio previsto dall'Italicum, nelle nuove condizioni, avrebbe potuto costituire la scorciatoia decisiva per l'accesso del M5S al governo, Alessandro Di Battista presentò una mozione parlamentare che impegnava... il Parlamento a non cambiare la legge elettorale prima delle elezioni politiche. Cioè a preservare l'Italicum. L'Italicum del "fascista Acerbo" era divenuta per incanto una bandiera del M5S contro le operazioni truffa dei partiti.

Il referendum del 4 dicembre, com'è noto, seppellì assieme al progetto bonapartista del renzismo anche la legge elettorale reazionaria dell'Italicum. Il M5S, che poco prima ne aveva rivendicato l'intangibilità, fece campagna per il no e si intestò la sua vittoria come vittoria della democrazia. Larga parte della sinistra, senza memoria, salutò la collocazione del M5S sul fronte del no come prova della sua natura progressista. Ancora una volta, naturalmente, sbagliava.

Le sorprese non erano infatti finite.
Bocciando il ballottaggio previsto dall'Italicum, la Consulta ha preservato il premio di maggioranza del 15% per la lista che raggiunga il 40% dei voti. Un'inaccettabile alterazione maggioritaria della rappresentanza parlamentare contro il principio democratico della rappresentanza proporzionale. Un residuo reazionario dell'Italicum. Ma lo stesso M5S che nella campagna referendaria aveva denunciato il premio di maggioranza dell'Italicum propose di andare a votare immediatamente con la legge elettorale sancita dalla Consulta, estendendola per decreto anche al Senato, nella speranza di poter agguantare il 40% e intestarsi il futuro governo. Oggi, dopo aver studiato meglio matematica e sondaggi, propone addirittura di abbassare la soglia di accesso al premio di maggioranza: invece del 40%, il 35%. E parallelamente di alzare le soglie di sbarramento per i partiti minori (dal 3% al 5%). Ciò che significa peggiorare ulteriormente la truffa maggioritaria contro la democrazia. Perché la nuova proposta? Semplicemente perché pensano che il 40% è per loro inaccessibile, ma il 35% forse no. Tanto più se si cancellano i partiti più piccoli. Ciò che conta per Di Maio è diventare premier. Il resto è dettaglio. Tanto più la democrazia.

Vedremo come si svilupperà, dopo il giro di boa delle primarie del PD, il mercato delle vacche tra i partiti borghesi in fatto di legge elettorale. Ma quel che è certo è che per nessuno di loro valgono i principi, quali che siano. Men che meno per il M5S. La sua disinvoltura sulla legge elettorale è solo un riflesso del suo cinismo reazionario più generale. Chi a sinistra continua a non capire, o addirittura cerca sponde nel grillismo, sarà destinato ad altre spiacevoli sorprese. Anche peggiori.

Partito Comunista dei Lavoratori

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