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Lo stupro di Assange

Lo stupro di Assange

(19 Novembre 2010) Enzo Apicella
Svezia: ordine di arresto per stupro nei confronti di Julian Assange, fondatore del sito Wikileaks

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Londra: La realtà di questo barbarico attentato

Se combattiamo l’insurrezione in Iraq, cosa ci fa pensare che l’insurrezione non possa arrivare a noi?

(17 Luglio 2005)

“Se bombardate le nostre città”, ha detto Osama bin Laden in uno dei suoi recenti video, “noi bombarderemo le vostre”.
Promessa mantenuta.

Da quando Tony Blair ha deciso di affiancare George Bush nella “guerra al terrore” e nell’invasione dell’Iraq, è sempre stato fin troppo chiaro che la Gran Bretagna sarebbe stato un obiettivo sensibile.
E, come giorno dell’attacco - ‘the Attack Day’ - non poteva esserci scelta migliore, accuratamente studiata, del giorno dell’inaugurazione del G8.

E non serve che Tony Blair ci dica, come ha fatto ieri, che “loro non riusciranno a distruggere ciò a cui teniamo”. “Loro” non stanno cercando di distruggere “ciò a cui teniamo”. Stanno cercando di forzare la pubblica opinione a far rientrare la Gran Bretagna dall’Iraq, dalla propria alleanza con gli Stati Uniti, dalla devozione del premier britannico al disegno politico di Bush per il Medio Oriente. Gli spagnoli hanno pagato a caro prezzo il loro sostegno a Bush - e il ritiro della Spagna dalla guerra in Iraq ha dimostrato che l’attentato di Madrid ha drammaticamente centrato il proprio obiettivo - e gli australiani hanno conosciuto l’inferno nella strage di Bali.

Non è stato difficile per Blair definire l’attentato di ieri “barbarico” - naturalmente lo è stato - ma cosa si è detto riguardo ai civili morti a causa dell’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003, riguardo ai bambini dilaniati dalle ‘cluster bombs’, riguardo all’interminabile scia di iracheni uccisi ai check-point dell’esercito Usa?
Quando loro muoiono, si parla di “danno collaterale”; quando noi moriamo, diventa “barbarico terrorismo”.

Se combattiamo l’insurrezione in Iraq, cosa ci fa pensare che l’insurrezione non possa arrivare a noi?
Una cosa è certa: se Tony Blair pensa veramente che “combattendo il terrorismo” in Iraq si potrà proteggere più efficacemente la Gran Bretagna - come afferma costantemente Bush, ‘attaccare loro prima che loro giungano a noi’ - discutere di questi temi non serve più a nulla.

Scegliere di bombardare Londra nel giorno del G8, proprio mentre il mondo intero guardava alla Gran Bretagna, non è stato di certo un colpo di genio. Non serve una laurea specialistica per scegliere di massacrare decine e decine di cittadini inermi proprio nel momento in cui Blair e Bush si stanno stringendo la mano. Il summit del G8 era stato annunciato con sufficiente anticipo da consentire agli attentatori di preparare nei dettagli il loro piano.

Una serie coordinata di attacchi come quella a cui abbiamo dovuto assistere ieri necessita di metodica pianificazione: scegliere le postazioni operative, preparare l’esplosivo, identificare gli obiettivi, scegliere coloro che piazzeranno le bombe, l’ora, il minuto, pianificare la comunicazione (le conversazioni da telefoni cellulari sono facilmente rintracciabili).
Pianificazione integrata, e la solita, totale mancanza di qualsiasi forma di compassione per le vite degli innocenti, sono caratteristiche di al Qaeda. Ed evitiamo - come i nostri colleghi della televisione hanno invece fatto ieri - di parlare di “impronta” [di al Qaeda, NdT], espressioni utilizzate per contraddistinguere i metalli preziosi.

Cerchiamo di riflettere sul fatto che la giornata di ieri, una giornata così drammatica, così sanguinosa, proprio nel giorno dell’apertura del G8, ha rappresentato il totale fallimento dei nostri servizi di sicurezza - la medesima “intelligence” che denunciava la presenza delle armi di distruzione di massa in Iraq - nel scoprire il complotto che ha colpito a morte i londinesi.
Treni, aerei, autobus, automobili, metropolitane. I trasporti pubblici sembrano essere la scienza esatta della magia nera di al Qaeda. Nessuno riuscirebbe mai a salvaguardare tre milioni di pendolari ogni giorno. Nessuno può fermare ogni turista. Qualcuno ha pensato all’Eurostar come a un primo obiettivo di al Qaeda - di sicuro i terroristi ci avranno pensato - ma perché non aver pensato che anche i più comuni avrebbero potuto essere attaccati?

Viene poi la questione dei musulmani residenti in Gran Bretagna, che da tempo temevano questo incubo. Ora ognuno dei nostri musulmani sarà un indiziato: l’uomo o la donna dagli occhi marroni, l’uomo con la barba, la donna con lo scialle, il ragazzo con il suo scacciapensieri, la ragazza che denuncia gli abusi razziali di cui è stata vittima.
Mi ricordo, mentre attraversavo l’Atlantico l’11 settembre del 2001 (l’aereo sul quale stavo viaggiando fece rotta verso l’Irlanda quando gli Stati Uniti chiusero il loro spazio aereo), come il commissariato di bordo ed io facemmo il giro delle cabine per identificare eventuali passeggeri sospetti. Vidi circa una dozzina di uomini, naturalmente ignari di quello che era successo, che avevano occhi marroni e barba lunga, e che mi guardavano con ostilità. Proprio in pochi secondi, Osama bin Laden fece diventare l'amichevole e liberale Robert [Fisk, NdT] un razzista anti-islamico.

Questa è parte integrante degli obiettivi dell’attentato di ieri: dividere i britannici tra musulmani e non musulmani (non nominiamo il termine ‘cristiani’) per incoraggiare il razzismo che Tony Blair vorrebbe combattere.
È proprio questo il problema. Continuare a sostenere che i nemici della Gran Bretagna “vogliono distruggere ciò che ci è più caro” non fa altro che incoraggiare gli atteggiamenti razzisti.

Ci stiamo confrontando con uno specifico, diretto, e centralizzato attacco al cuore di Londra come risultato della “guerra al terrore” in cui Lord Blair ci ha condotto.
Poco tempo prima delle elezioni presidenziali negli Usa, Bin Laden disse in un video trasmesso da Al Jazeera: “Bush dice che noi odiamo la libertà. Ma, se questo fosse vero, fatevi spiegare dai lui perchè non attacchiamo, per esempio, la Svezia".
Fortunata la Svezia. Non c’è nessun Osama Bin Laden da quelle parti. E non c’è Tony Blair.

Fonte: http://news.independent.co.uk/world/fisk/article297623.ece
Tradotto da Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media

Robert Fisk

Fonte

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