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Terra, mare, cielo

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(21 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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La morte di un manager dispotico e il futuro degli operai FCA

(26 Luglio 2018)

Sergio Marchionne, l’a.d. di FCA, è morto. I comunisti non versano lacrime per un manager che è stato per 14 anni il salvatore dei profitti della famiglia Agnelli, lo spietato estorsore del plusvalore creato dal lavoro non pagato degli operai, il buttafuori dei sindacalisti combattivi e il compratore dei collaborazionisti che hanno appoggiato i suoi piani, i quali sono ora “profondamente addolorati”.
Il dirigente d’azienda più pagato d’Italia (nel 2015 ha intascato 54 milioni di euro, più o meno il monte salari annuo degli operai di Mirafiori) realizzò dopo la grande crisi del 2008 l’acquisizione della Chrysler, grazie ad un accordo con Obama. Cinque miliardi di profitti annui sono il suo ultimo bottino, ottenuto spremendo come limoni gli operai. Nessuna meraviglia se viene santificato dalla borghesia, che lo qualifica come “un gigante”. Senza dubbio lo è stato dello sfruttamento e del comando capitalistico, che sono tanto più feroci quanto più si sviluppa la produzione su larga scala.
Per i proletari d’avanguardia la morte di Marchionne - un manager integrato nell’oligarchia finanziaria, che usava il bastone in fabbrica e il pullover in TV - è più leggera di una piuma. Sono altre le questioni che pesano: quale sarà il futuro delle fabbriche? quali ricadute occupazionali? come far ripartire la lotta?
Con la nomina del nuovo a.d. Manley, che viene dalla Chrysler, è prevedibile che FCA se ne andrà sempre più verso gli USA dove il marchio Jeep viene maggiormente prodotto e venduto.
Lo spostamento della produzione dall’altra parte dell’Atlantico sarà anche una conseguenza della politica di Trump, che condiziona tutte le multinazionali dell’auto. La minaccia del presidente nordamericano di imporre dazi doganali del 25% sulle vetture importate non può essere ignorata dalla famiglia Agnelli, pena la perdita di ingenti profitti.
A ciò va aggiunto un altro fattore: la strategia di FCA è sempre più centrata su SUV Jeep, auto di lusso Maserati e auto “premium”. I vertici aziendali hanno capito che non possono battere la concorrenza di monopoli come Volkswagen, Renault, Ford, Toyota, in un mercato automobilistico come quello europeo che è sempre più saturo a causa della riduzione del potere d’acquisto dei lavoratori. Per sopravvivere puntano su auto di alta gamma dai volumi di vendita inferiori.
L’ennesimo piano industriale FCA non offre alcuna certezza per il futuro degli stabilimenti italiani e nessun dettaglio su tempi e luoghi di produzione dei nuovi modelli. Non è difficile prevedere la fermata a breve della produzione della Fiat Punto a Melfi, e lo stop dell’Alfa Romeo Mito a Mirafiori, per concentrarsi sulla produzione di un SUV Maserati.
La produzione di Panda e 500 finirà in Polonia, dove il prezzo orario della forza-lavoro è circa un terzo di quella italiana. Forse a Pomigliano si produrrà un piccolo SUV Jeep.
A Melfi una volta eliminata la Punto, rimarrà la Renegade, ma bisognerà vedere con quali volumi produttivi. A ciò si aggiunge l’addio al diesel che viene prodotto a Pratola Serra e a Cento, mentre la 500 elettrica è ancora un sogno.
Praticamente in Italia non verranno più prodotte utilitarie con il marchio Fiat. La fine dell’era Marchionne segna anche l’epilogo di un processo iniziato da decenni che comporterà riflessi devastanti sul piano occupazionale in tutte le fabbriche, non solo Mirafiori e Pomigliano. Si prospettano cassa integrazione a go-go e licenziamenti che diverranno massivi quando scoppierà la nuova crisi. Altro che la piena occupazione promessa da “Marpionne”!
Quale risposta mettere in campo? La forza di Marchionne e di FCA nell’ultimi anni si è basata sulla debolezza e sulla divisione degli operai, favorite dai collaborazionisti politici e sindacali.
Questo significa che nella misura in cui si svilupperà la mobilitazione e il fonte unico di lotta degli operai sarà molto più difficile per FCA far passare il suo piano antioperaio.
Sosteniamo perciò l’azione comune dal basso, realizzata sulla base della difesa intransigente degli interessi e dei diritti degli sfruttati. La solidarietà e l'unione sono necessità assoluta per gli operai dinanzi a cui sta il capitale monopolistico. Smascheriamo tutti coloro che vi si oppongono, svigorendo la lotta operaia e dividendo i lavoratori per aiutare i capitalisti.
Non bisogna aspettare che cali la mannaia. Nemmeno è possibile nutrire illusioni su FCA e sui sindacati complici. Tanto meno ci si può fidare di un governo nazional-populista spudoratamente asservito ai padroni, che oggi onora il suo manager preferito.
Bisogna ripartire al più presto con le assemblee e gli scioperi contro l’intensificazione dello sfruttamento, per forti aumenti salariali e condizioni di lavoro migliori, per la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, per la difesa dei posti di lavoro stabili in tutte le fabbriche, contro i licenziamenti di massa e quelli politici.
Questa lotta riguarda l’intera classe operaia, che con essa riprenderà fiducia nella sua enorme forza e nella giustezza dei suoi scopi: l’abolizione della schiavitù salariata e la socializzazione dei mezzi di produzione, per farla finita con lo sfruttamento, l’oppressione, la miseria, le guerre di rapina.
Perciò diciamo che è sempre più necessaria una direzione politica che sostenga nella lotta gli interessi comuni degli operai, portandovi la coscienza di classe: il partito indipendente e rivoluzionario degli operai. Tutti i proletari avanzati possono e debbono dare un importante contributo in questo senso.
Uniamoci, lottiamo, organizziamoci assieme!
25 luglio 2018

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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