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(19 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Bolsonaro e Temer vogliono imporre la riforma della previdenza sociale quest'anno

(9 Novembre 2018)

jair bolsonaro

Non lasceremo che attacchino le nostre pensioni! Se le mettono in votazione, il Brasile deve fermarsi!
Il presidente eletto Jair Bolsonaro (Psl) ha affermato, in un'intervista realizzata lo scorso 29 ottobre per la TV Record, che sta già negoziando con Michel Temer l'approvazione di una riforma della previdenza sociale per lo stesso anno. Temer si era già messo a disposizione del nuovo presidente eletto, chiunque egli fosse, per aiutarlo a votare nel 2018 un primo attacco alle pensioni.
«La prossima settimana saremo a Brasilia e proveremo, insieme all'attuale governo di Michel Temer, ad approvare qualcosa. Se non tutta la riforma della previdenza sociale, almeno una parte», ha detto Bolsonaro. Il progetto di riforma è già al Congresso nazionale e non è stato approvato solo a causa dello sciopero generale, nel 2017, e della rivelazione dello scandalo, che ha coinvolto Temer e Joesley Batista. Tra le misure che possono essere approvate vi è l'età minima per la pensione, 65 anni per gli uomini e 62 per le donne, che riguarderebbero soprattutto i più poveri.
La riforma della previdenza sociale è la principale misura richiesta dal mercato finanziario con lo scopo di continuare a garantire il pagamento del debito pubblico ai banchieri internazionali.

Modello cileno di previdenza sociale
La prima riforma richiesta da Bolsonaro e Temer rappresenterebbe il primo passo per una riforma, che sarebbe definitiva e molto più drastica di quella proposta da Temer. Il guru economico di Bolsonaro, Paulo Guedes, vuole imporre un modello di capitalizzazione simile a quello stabilito dalla dittatura di Pinochet in Cile (proprio nel periodo in cui Guedes lavorava nel governo di Pinochet). Oggi, i lavoratori e i pensionati cileni stanno vedendo il risultato di questo modello, con la maggior parte dei pensionati che ricevono meno di un salario minimo.
Oltre all'attacco alle pensioni, Guedes ha indicato un nuovo ciclo di riforme del lavoro. «Creeremo una nuova previdenza sociale con il regime di capitalizzazione, ma la vecchia previdenza sociale è ancora lì. Oltre al nuovo regime lavorativo e alla previdenza sociale che dobbiamo creare per le generazioni future, dobbiamo aggiustare ciò che già esiste», ha affermato. Questo significa un futuro in cui gran parte dei lavoratori e della popolazione, soprattutto i più poveri, non avranno il diritto di andare in pensione e soffriranno una crescente precarietà dei rapporti di lavoro.

Fronte unico in difesa della pensione e dei diritti
È necessario unire i lavoratori e i poveri in una lotta per difendere le nostre pensioni e i nostri diritti.
Indipendentemente da chi ha votato per qualcuno a queste elezioni, la riforma della previdenza sociale riguarderà tutti i lavoratori e i nostri bambini. Significa la fine del diritto alla pensione per gran parte della classe operaia. Dobbiamo unirci qui sotto per difendere il nostro futuro. I dirigenti delle centrali sindacali hanno la responsabilità di organizzare da subito questa lotta, invitando a un piano nazionale di lotte, verso uno sciopero generale.

Traduzione di Salvo de Lorenzo

dal PSTU-Argentina

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