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Sulla manifestazione CGIL CISL UIL del 9 febbraio

(8 Febbraio 2019)

re david fiom cgil 2

Francesca Re David, alla guida della Fiom Cgil

I “nuovi” capi della CGIL, assieme ai vecchi capi della CISL e della UIL, chiamano i lavoratori a partecipare ad una manifestazione indetta per sabato 9 febbraio, a Piazza San Giovanni a Roma, per esprimere la loro critica contro la legge di bilancio e i provvedimenti emanati dal governo.

I capi della CGIL e degli altri sindacati confederali non danno spiegazioni del ritardo con cui si chiamano alla mobilitazione le masse lavoratrici dopo un lungo periodo di attendismo e immobilismo.

Questo ritardo ha alimentato un clima nocivo di aspettativa da parte dei lavoratori di soluzioni per essi positive ed ha permesso al governo reazionario di Salvini e Di Maio, di avanzare con la sua demagogia sociale.

La piattaforma della manifestazione è un manifesto dell’interclassismo, più sbilanciato dalla parte del capitale che dalla parte del lavoro. La chiamata al corteo non è finalizzata a rafforzare la lotta degli operai, dei lavoratori e dei disoccupati delusi dalle false promesse e dalle elemosine governative, preoccupati dall’acuirsi della crisi di tutto il mondo capitalista-imperialista, ma è diretta soprattutto al recupero della concertazione col governo, seriamente compromessa dalla politica di “disintermediazione” dei populisti.

I vertici sindacali non fanno parola, tra i provvedimenti emanati dal governo, della legge razzista e antioperaia nota come «Decreto sicurezza» che colpisce i lavoratori immigrati e le forme di lotta tradizionalmente usate dalla classe operaia, come i blocchi stradali.

Il sentimento d’indifferenza che si vuole trasmettere nei riguardi del trattamento riservato ai lavoratori immigrati dallo Stato e dai padroni, diventerà ben presto indifferenza per la sorte dei lavoratori italiani lasciati da soli a subire i colpi sferrati dal capitale.

I capi della CGIL hanno una grande responsabilità dinanzi ai lavoratori per ogni loro parola e per ogni loro atto. La dichiarazione della segretaria generale FIOM Re David al presidio in piazza Montecitorio il 28 gennaio scorso, di «unire le forze e praticare forme di disobbedienza civile» in difesa dei migranti, non può che suscitare l‘immediata e recisa critica.

L’opposizione per motivi di carattere morale o religioso, puramente individuale e spirituale, non è mai stata un mezzo valido per confutare le leggi reazionarie varate dallo Stato capitalista contro il proletariato, non ostacola l’attuazione pratica di queste leggi, né può invalidarle.

Poiché si tratta di una legge demagogicamente intitolata alla “sicurezza”, in realtà rivolta contro il proletariato più sfruttato e le forme di lotta a cui lo si costringe per essere ascoltato, di una legge bella e pronta per essere utilizzata allorché lo scontro di classe si amplierà con tutta la virulenza coinvolgendo strati sempre più ampi dei lavoratori, bisogna sin da oggi suscitare contro di essa un grande movimento di lotta tra i lavoratori e le masse popolari.

Gli operai per i primi conoscono la necessità della solidarietà. Essi sanno per esperienza propria che possono difendere e migliorare la propria situazione sociale e far valere i propri diritti solo in una lotta classista comune e solidale – al di sopra di tutte le differenze nazionali, politiche, ideologiche e religiose.

Non lasciamoci coinvolgere con i sentimenti di rancore e sospetto nei confronti dei lavoratori immigrati.

Quando difenderemo noi stessi, i nostri salari e le nostre condizioni di lavoro, la stessa violenza padronale si abbatterà contro di noi. Pensiamo ai nostri compagni della logistica, del commercio, della FCA, delle aziende chiuse per il profitto dei padroni, dei lavoratori di fatto licenziati dall’ILVA dopo il recente «buon accordo», a tutti quei lavoratori che sono minacciati apertamente di perdere il lavoro se non si sottomettono all’arbitrio del padrone, ai militanti sindacali e sociali condannati dalla magistratura per aver effettuato degli scioperi.

Sviluppiamo l’unità di azione degli sfruttati! Tutti gli oppressi e gli sfruttati devono stringersi insieme in un fronte unico di lotta al capitale, sulla base della difesa intransigente dei propri interessi economici e politici. Nessuna possibilità deve essere trascurata per sviluppare il movimento delle masse, per spingere i lavoratori autoctoni e immigrati alla partecipazione e alla lotta fianco a fianco contro l’offensiva padronale e la reazione politica che avanza.

Se non vi riuscissimo, il capitale e i suoi servi populisti al governo non potranno che strofinarsi le mani.

Noi nutriamo l’assoluta certezza che il patrimonio ideale e di lotta per l’emancipazione accumulato dal movimento operaio in tutta la sua storia non potrà mai essere distrutto e tantomeno svenduto con facilità dai capi collaborazionisti dei sindacati.

Questo patrimonio è tanto più importante valorizzarlo e attualizzarlo nel momento in cui una nuova crisi economica del capitalismo si avvicina, con conseguenze politiche e sociali diverse da quelle del 2008. Ma anche l’atteggiamento della classe operaia sarà diverso da quello di allora. La risposta sarà più radicale e la lotta cambierà la situazione, le relazioni e gli equilibri di classe, la posizione della classe operaia, i suoi livelli di lotta.

Di fronte al nuovo periodo di crisi e di lotta di classe che si sta per aprire, spetta ai comunisti e agli elementi più coscienti e combattivi del proletariato assumere le necessarie responsabilità, organizzarsi per avanzare nella formazione del partito indipendente della classe operaia, con un proprio programma di classe e rivoluzionario, contrapposto a tutti i partiti borghesi e piccolo borghesi.

6 febbraio 2019

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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