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Ai giornalisti prezzolati

Ai giornalisti prezzolati

(9 Ottobre 2012) Enzo Apicella
Chavez viene rieletto con il 54% dei voti, con grande dispetto dei giornalisti prezzolati dall'imperialismo che davano per sicura la sua sconfitta

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La solidarietà alla resistenza contro il golpe strisciante in Venezuela deve rilanciare anche il Socialismo del XXI° secolo

(16 Febbraio 2019)

morales e chavez

Nell’ottobre 2018, in un articolo sul quotidiano il manifesto, Tonino Perna scriveva sui motivi che avevano portato al “fallimento” del Socialismo del XXI secolo in America latina. Attribuiva il presunto fallimento al mancato cambiamento del sistema di sviluppo.
Non trovo appropriato usare la parola fallimento per il Socialismo del XXI secolo. Nel commercio chi fallisce non ha una seconda possibilità e considero invece quello che è stato fatto in America Latina negli ultimi anni, un passaggio fondamentale per il socialismo futuro, soprattutto per la parte del XXI secolo che ancora rimane.

Utilizzo però la descrizione del socialismo del XXI secolo fatta da Tonino Perna nel suo articolo per lanciare un concetto.

“La solidarietà alla resistenza venezuelana che si oppone al golpe strisciante statunitense contro il governo socialista, dovrebbe servire anche a rilanciare il Socialismo del XXI secolo “

Di seguito riporto quindi la definizione di Socialismo del XXI secolo data da Perna

“Agli inizi del XXI secolo la gran parte dei governi dell’America Latina imboccava la strada delle riforme sociali e sposava politiche di salvaguardia ambientale, il cosiddetto «ecosviluppo» che metteva al primo posto il rispetto e la cura della Pachamama (Madre Terra nella lingua dei nativi americani).
Popoli che avevano vissuto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso sotto terribili dittature, che avevano sofferto sulla propria pelle il crollo finanziario ed economico determinato da scellerate politiche neoliberiste (Argentina in primis, ma non solo), volevano voltare pagina.
Nacque così quello che venne chiamato « il socialismo del XXI secolo» che per la verità metteva sotto lo stesso ombrello modelli socio-economici diversi, da quelli più radicali – Bolivia, Ecuador, Venezuela, Uruguay – a quelli che potremmo definire socialdemocratici, come il governo Lula in Brasile, e neopopulisti come i Kirchner in Argentina. Mentre i paesi occidentali più ricchi venivano investiti da crisi finanziarie e bassi tassi di crescita, i paesi dell’America Latina godevano di tassi di crescita mediamente più alti fin dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso.”

Trovo che complessivamente l’operato dei governi latino americani citati si differenzi in meglio sia dai “ socialismi reali “, anche da quelli sperimentati nel sud del mondo, sia dalle esperienze socialdemocratiche.

Il percorso che abbiamo visto negli ultimi venti anni nel Sud America è stato portato avanti da comunisti, socialisti, movimenti sociali vari, ambientalisti, religiosi, dei contadini, o indigeni.
Questo, anche se oggi è in grande difficoltà, ha molto da insegnare in tutto il mondo a coloro, compresi noi italiani, che vogliono continuare a lottare per una società migliore, per una società dove le classi meno abbienti siano protagoniste e con un ruolo dirigente.

Questo mio scritto è solo un accenno inadeguato a quanto sta accadendo da pochi decenni in America Latina e a quanto potrebbe svilupparsi nel resto del mondo.
Trovo però giusto e urgente lanciare il concetto espresso nella prima parte di questo scritto:

“Il nostro impegno in solidarietà alla resistenza venezuelana al golpe USA deve servire anche a rilanciare un nuovo modello di socialismo, non dogmatico, non monolitico, pluralista, e che si adatti alle varie situazioni nazionali e internazionali”

Marco Palombo

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