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Articolo 18

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(13 Marzo 2012) Enzo Apicella

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No alla linea concertativa e al patto sociale, No al congresso blindato di Epifani e Patta

Il direttivo della Cgil vara le tesi congressuali e il regolamento con l'appoggio di "Lavoro Società" - Rinaldini presenterà due emendamenti su sistema contrattuale e democrazia sindacale

(5 Settembre 2005)

Con la riunione del Comitato direttivo nazionale della Cgil, tenutasi il 18 e 19 luglio scorsi, dove sono stati approvati tesi e regolamento congressuali, è iniziato ufficialmente l'iter del XV congresso della Cgil. Per il 5 settembre prossimo è fissato un nuovo direttivo per stabilire i documenti definitivi, nel caso di presentazione di un documento congressuale alternativo e/o di tesi alternative su singole questione. Dal 10 ottobre al 10 dicembre si svolgeranno i congressi di base, a seguire si terranno i congressi provinciali, quelli delle Camere del Lavoro, quelli regionali e quelli nazionali di categoria entro il 16-18 febbraio. Mentre il Congresso nazionale è fissato dal 1° al 4 marzo 2006.
Le 10 tesi congressuali, lunghe una quarantina di pagine, precedute da una premessa di una ventina di pagine, illustrate dal segretario generale uscente, Guglielmo Epifani, sono state votate con sole due astensioni e un solo voto contrario, quello di Giorgio Cremaschi, pur non essendo presente alla riunione. Questi gli argomenti proposti al dibattito congressuale. La premessa porta il titolo, o per meglio dire la parola d'ordine principale del congresso: "Riprogettare il Paese. Lavoro, saperi, diritti, libertà". Di seguito: "Globalizzazione e il ruolo dell'Europa; Un paese sempre più in crisi; Il ruolo della Cgil; una proposta e un progetto alto; Una Cgil autonoma e democratica". Questi invece i titoli delle tesi: "La sfida del lavoro e la globalizzazione: obiettivi e proposta; il sindacato europeo e mondiale; difendere la Costituzione, completare la transizione politico istituzionale; l'Italia e la sua crisi: il progetto della Cgil; un'occupazione solida e stabile; i diritti dei migranti; uno stato sociale inclusivo efficiente e di qualità; le politiche contrattuali".

Il patto di vertice precongressuale
Nessuna meraviglia sul fatto che le tesi e il regolamento siano stati approvati pressoché all'unanimità. Ciò è il frutto del patto vergognoso e antidemocratico di vertice sottoscritto il 27 giugno da 12 segretari confederali, capeggiati da Epifani per la componente di maggioranza riformista e da Gian Paolo Patta per quella di minoranza Lavoro società-cambiare rotta. Patto che in sintesi stabilisce la presentazione di un unico documento congressuale, la confluenza (e di fatto lo scioglimento) di "Lavoro società" nella maggioranza riformista, la spartizione delle platee congressuali e dei posti nei futuri comitati direttivi e segreterie, nelle stesse proporzioni emerse nel precedente congresso, il XIV, del 2002. Un patto che mette in partenza una pesante ipoteca sul congresso prima ancora di iniziare, che blinda le sue conclusioni, rendendo inutile il dibattito, che falsifica tutto lo svolgimento.
Epifani, ovviamente, ne dà un giudizio positivo. "Il voto di ieri - dice all'indomani della riunione - ci fa pensare che l'obiettivo di ottenere un congresso sostanzialmente unitario sarà raggiunto. E questo è positivo e va apprezzato, visto che è dal '91 che la Cgil si ritrova all'appuntamento del voto finale con due mozioni contrapposte. Questa volta, vecchia maggioranza e vecchia minoranza hanno convenuto di delineare un percorso comune". Gli ha fatto eco Patta aggiungendo: "L'intesa tra maggioranza e minoranza è figlia dell'unità sostanziale avviata dall'ultimo congresso di Rimini a oggi". Giorgio Cremaschi, della segreteria Fiom e del direttivo Cgil, invece ha espresso, per iscritto, "un giudizio complessivo di non condivisione delle tesi uscite dal Direttivo della Cgil del 18 luglio 2005". Esse "mancano l'obiettivo - specifica - di dare una risposta efficace al nodo che è di fronte al Congresso: la questione sindacale, del sistema contrattuale, l'offensiva verso un nuovo patto sociale". Per questo "abbiamo avviato la raccolta di firme per un documento alternativo" ma se altri presenteranno posizioni "alternative" alle tesi "sulla contrattazione, sulla democrazia e sull'indipendenza potremmo convergere nel Congresso con esse". "Il dibattito congressuale - conclude Cremaschi - non è cominciato nel migliore dei modi, con accordi di vertice e patti di componente, che rischiano di segnare negativamente tutta la dialettica congressuale".

Cremaschi e Rinaldini
Quando Cremaschi parla di presentazione di tesi "alternative" su contrattazione e democrazia sindacale pensa direttamente al segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, il quale da un lato ha votato a favore delle tesi congressuali di Epifani e dall'altro ha annunciato la presentazione di due tesi emendative proprio su questi argomenti, con chiaro accenno di rifiuto delle politiche concertative e della vecchia "politica dei redditi" tipo accordo luglio '93 e al diritto per i lavoratori di ricorrere al referendum per l'approvazione di piattaforme e accordi sindacali. In questo ambito, Rinaldini ha presentato al direttivo del 18 luglio assieme ad altri una modifica del regolamento congressuale per permettere di legare la elezione dei delegati ai congressi e dei membri degli organi dirigenti alle tesi "alternative", in modo da garantire una rappresentanza delle posizioni diverse da quelle della maggioranza. Proposta bocciata a stragrande maggioranza, a ulteriore dimostrazione di come il congresso sia ferreamente controllato dalle componenti facenti capo a Epifani e Patta.
Stupisce, ma non troppo, la posizione assunta da Wilma Casavecchia, Carlo Baldini e Ferruccio Danini, tutti e tre membri del direttivo nazionale della Cgil e, gli ultimi due, leader della corrente in Cgil "Eccoci". Costoro sono stati, con Cremaschi e Jole Vaccargiu, i promotori di "Rete 28 aprile", un raggruppamento della sinistra sindacale formatosi per condurre la battaglia congressuale con una linea "alternativa" a quella di Epifani e Patta. In breve tempo hanno compiuto una giravolta davvero sorprendente: essi si sono dichiarati contrari alla presentazione di un documento congressuale "alternativo", hanno abbandonato repentinamente la "Rete 28 aprile", si sono astenuti sulle tesi approvate dal direttivo e hanno detto di essere disponibili solo ad appoggiare tesi emendative. Si ha l'impressione che questi tre non vogliano inimicarsi troppo la componente di maggioranza e precludersi la possibilità di occupare qualche poltrona di peso nel dopo congresso. "Liberazione", dando risalto alla loro posizione, li ha di fatto appoggiati.

Le elezioni e il prossimo governo
Per la prima volta così, dopo 15 anni circa e ben tre congressi (dal XII al XIV), l'assise congressuale della più grande confederazione italiana si svolgerà e si concluderà non sulla base di due mozioni contrapposte, si svolgerà senza la proposta di forze della sinistra sindacale (denominate, di volta in volta, "Alternativa sindacale", "Essere sindacato", "Lavoro società-cambiare rotta"). Nulla accade a caso e improvvisamente e tutto deve trovare una spiegazione convincente. è vero che "Lavoro Società", come dice Epifani, si è via via integrata nella maggioranza Cgil, assumendo, non a caso, posti di responsabilità nella stessa segreteria confederale, oltre che nel direttivo nazionale. Ma c'è dell'altro. C'entrano qualcosa, nella decisione di Epifani e Patta di accordarsi per il "congresso unitario" e per la confluenza di "Lavoro società" nella componente di maggioranza (di area diessina), le prossime elezioni politiche del 2006, la possibile sconfitta della Casa del fascio di Berlusconi e la possibile vincita dell'Unione di Prodi, di cui fanno parte anche PdCI e PRC? C'entra qualcosa il possibile cambio di guardia a Palazzo Chigi tra il governo di "centro-destra" visibilmente in crisi e un nuovo esecutivo di "centro-sinistra" di cui farebbero parte, insistiamo su questo punto, anche i partiti falsi comunisti di Diliberto e di Bertinotti con propri ministri? Secondo noi c'entra, eccome!
Questa prospettiva non viene ammessa apertamente ed anzi si tiene e a declamare l'autonomia della Cgil dal quadro politico. Ma, a un esame attento, emerge dalla linea disegnata da Epifani e Patta che, tramite i suoi uomini, ha collaborato alla stesura delle tesi congressuali. Emerge dalla proposta strategica principale contenuta in esse, che si sintetizza in un nuovo patto (sociale) per "Riprogettare il paese", come recita la parola d'ordine portante, per risanare l'Italia (capitalistica) per quanto riguarda il debito pubblico, per far superare ad essa il declino industriale in cui versa e recuperare il gap tecnologico e di innovazione rispetto alla concorrenza europea e mondiale; non però con questo governo ma con quello che verrà, auspicato di "centro-sinistra", e con questa Confindustria capitanata da Luca Cordero di Montezemolo, giudicata migliore di quella dell'ex presidente berlusconiano, Antonio D'Amato. "La nuova direzione della Confindustria ha rappresentato per le imprese - si legge - il tentativo di uscire da questo bilancio fallimentare e dal clima di scontro sociale che aveva alimentato, contro la Cgil, e che aveva determinato la firma del contratto separato, contro la Fiom. Tale tentativo che ha consentito un dialogo reciprocamente fondato sul rispetto, il raggiungimento di accordi importanti con Cgil, Cisl e Uil in materia di politiche di sviluppo, di formazione e ricerca, sul Mezzogiorno, ed una grande capacità di accordi territoriali".
Il giudizio assai lusinghiero, per noi ingiustificato e inaccettabile, sulla gestione di Montezemolo, accanto alla critica all'operato del governo Berlusconi vanno lette in questo modo: diversamente da quanto accaduto in questi anni, stanno maturando le condizioni per rilanciare la politica della concertazione e del "patto sociale" sui temi economici, industriali, contrattuali, sociali; invocata a gran voce anche nel recente congresso nazionale della Cisl di Pezzotta.

La strategia proposta per il congresso è il nuovo "patto sociale"
Non è facile destreggiarsi all'interno della vasta proposta congressuale confermata nelle tesi e nemmeno è possibile scendere troppo nel dettaglio (lo faremo in un prossimo articolo). Tuttavia, lo schema di questa proposta definita riformista dai suoi autori, il filo conduttore sta proprio nell'avanzare l'offerta di un nuovo "patto sociale", chiamato nella circostanza "patto fiscale" e "patto di cittadinanza" e nell'analisi che lo motivano e negli obiettivi che si intende perseguire con esso. Nella premessa analitica, che in parte possiamo anche condividere, Epifani elenca le contraddizioni e anche i danni provocati da (una cattiva) globalizzazione dei mercati; mette in rilievo la situazione di gravissima crisi in cui si trova l'Italia, da un punto di vista economico e sociale, da un punto di vista industriale e occupazionale, da un punto di vista dell'innovazione tecnologica, da un punto di vista del degrado e della illegalità diffusa, e segnala le dure conseguenze in termini di peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per le larghe masse popolari e per la parte più povera del paese, cioè il Mezzogiorno. "L'Italia si presenta - è scritto - come il grande malato dell'Europa".
Epifani esprime un giudizio di netta condanna sull'operato del governo Berlusconi. "A distanza di quattro anni - dice - il paese si presenta con il volto di una crisi profonda: dissesto produttivo e industriale, recessione, carenza di infrastrutture, assenza di politiche per il Sud; arretramento di scuola, ricerca e università; una politica sociale che ha teso a colpire il carattere universalistico dell'offerta pubblica, privilegiando un'offerta privata di bassa qualità e alti costi, senza attenzione verso le crescenti aree della povertà". Sulla base di questi spaventosi risultati dichiara fallimentare la politica portata avanti dal governo, sin dal 2001, "tesa a difendere le posizioni della rendita ed i vantaggi patrimoniali acquisiti" con in testa quelli di Mediaset, aggiungiamo noi, finalizzata a "concentrare ricchezze e profitti su una parte sola del paese, favorendo il capitale finanziario e la rendita speculativa".
Da questa premessa nasce la proposta di Epifani (e di Patta) per "un progetto alto... per la ricostruzione e la rinascita dell'Italia... per riscrivere il patto di cittadinanza" da attuare di concerto con il governo, gli imprenditori, le regioni, gli enti locali, attraverso un "patto fiscale" finalizzato, si fa credere, al risanamento e lo sviluppo e alla redistribuzione del reddito. Il quale passerebbe non dalla richiesta di adeguati aumenti salariali e contrattuali ma agendo con la leva fiscale, modulando diversamente le aliquote sul reddito ed elevando l'imposizione sulle rendite finanziarie e patrimoniali, come avviene ormai in tutt'Europa. E dentro questo patto non può che starci anche la "riforma" del sistema contrattuale e della "politica dei redditi" richiesta a gran voce anche da Confindustria; "riforma" che per Epifani deve avvenire senza stravolgere l'accordo del 23 luglio '93 che ha portato a una perdita secca del potere d'acquisto dei salari di lavoratori a favore dei profitti capitalistici. Il patto proposto da Epifani ricorda, fatte le debite differenze, nell'ispirazione ideologica e programmatica la "linea dell'Eur" di Lama e "il patto tra produttori" di Trentin quando ambedue rivestirono, nel loro tempo, l'incarico di segretario generale della Cgil.
La copertura a "sinistra" di "lavoro e società"
I rappresentanti di "Lavoro società" per giustificare l'alleanza con la destra della Cgil sostengono di aver spostato le tesi congressuali a "sinistra". E citano a sostegno di questa affermazione la richiesta dell'abrogazione della legge 30 come presupposto per combattere la precarizzazione imperante, la contestazione della legge Bossi-Fini e la cancellazione dei Cpt, la difesa del contratto nazionale come strumento principale della contrattazione collettiva, la rivendicazione di una più accentuata redistribuzione del reddito favore dei lavoratori dei pensionati, la condanna chiara della "guerra preventiva" di Bush messa in atto in Iraq. E su questa scia si potrebbero aggiungere altre cose legate alla lotta per l'occupazione per il Sud, ai diritti dei migranti, all'adeguamento dello "stato sociale" che, dicono le tesi, deve essere "inclusivo, efficiente e di qualità". Si potrebbero aggiungere la critica al neoliberismo economico e alle privatizzazioni e una rivalutazione del pubblico tanto vituperato negli ultimi decenni, la richiesta di azzerare la controriforma Moratti su scuola e università. Si potrebbe aggiungere infine l'opposizione alla controriforma della Costituzione e dell'ordine giudiziario del governo Berlusconi.
Sono tutti punti che, presi a sé, possono essere giudicati persino parzialmente positivi. Ma che per dare una valutazione esatta e corretta vanno inquadrati nella strategia di stampo cogestionario neocorporativo che sopra abbiamo denunciato. E non vanno poi dimenticati e sottotaciuti i punti delle tesi che sono insufficienti, quando non errati e non condivisibili, ci sono eccome. Cosa che Patta e soci si guardano bene di fare se si esclude la presentazione, puramente tattica, di due tesi alternative su democrazia sindacale e sui cosiddetti "beni comuni" la cui erogazione deve essere garantita a tutti e la cui gestione deve essere pubblica. Perciò, "Lavoro società" finisce per fare la copertura a "sinistra" alla destra della Cgil.
Ad esempio: non ci soddisfa l'analisi riguardante la situazione internazionale e in particolare l'avvento della globalizzazione dei mercati dominata dall'imperialismo e nemmeno la valutazione secondo cui sarebbe possibile piegarla verso gli interessi del Sud del mondo; non condividiamo tutta la parte dedicata alla Ue, meno che mai l'esaltazione del modello sociale europeo, di stampo socialdemocratico, venduto come "alternativo" a quello liberista anglosassone, quando in realtà si tratta solo di una variante capitalistica; non condividiamo la richiesta di completamento della transizione istituzionale verso la seconda repubblica che, tra l'altro, è in contraddizione con l'asserita volontà di difendere la Costituzione del 1948; non condividiamo l'appoggio al federalismo attuato dal "centro-sinistra" con la sciagurata modifica del titolo V della Costituzione che ha aperto la porta alla devolution di Bossi contro cui si afferma di voler combattere. Non condividiamo inoltre la condanna di "tutte" le guerre, senza alcuna distinzione, e quindi negando ai popoli oppressi aggrediti e occupati militarmente dall'imperialismo di liberarsi armi alla mano.
E tanto ci sarebbe da dire sui temi che, in parte, sono oggetto di critica e di proposte "alternative" da parte, rispettivamente di Fiom, di "Rete 28 aprile" e persino di "Lavoro società". Che riguardano: le regole della democrazia e della rappresentatività sindacali; il sistema contrattuale; la politica salariale che si vorrebbe ancora ingabbiata nelle compatibilità economiche capitalistiche e subordinata alle esigenze di competitività; l'autonomia e l'indipendenza sindacali dal governo, qualunque sia la coalizione che lo forma e, più che mai; dal padronato; più in generale il rifiuto della concertazione e del "patto sociale" e l'assunzione della lotta di classe come asse portante dell'agire sindacale, sul modello delle lotte di Scanzano, della Fiat di Melfi e Termini Imerese e dei lavoratori, delle vertenze degli autoferrotranvieri milanesi e dei dipendenti dell'Alitalia.

Pmli 31 agosto 2005

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