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India. La rivincita dei poveri

India. La rivincita dei poveri

(2 Aprile 2013) Enzo Apicella
La novartis perde la causa con cui aveva tentato di impedire all'India di produrre farmaci antitumorali low-cost

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editoriale n. 3/2020 "nuova unità"

(20 Maggio 2020)

Tutto andrà bene solo se la classe operaia e le masse popolari riescono a unirsi su posizioni di classe e se si organizzano contro le politiche imposte dalla borghesia e dai suoi governi

Covid 19 ha messo in ginocchio il sistema sanitario (nonostante il numero limitato dei contagi in rapporto alla popolazione) con tutte le debolezze delle decantate sanità di "eccellenza" (Lombardia in primis) e le gravissime mancanze create da una gestione politica di tagli su letti e personale, di chiusura e depotenziamento degli ospedali sempre più simili a reparti di una fabbrica, anziché sulla qualità dei servizi (nonostante i ticket), ma anche di ruberie, corruzioni e sperperi di partiti e amministratori. E, soprattutto, la linea nazionale - nonostante la regionalizzazione del settore - di abbandonare il pubblico, già trasformato in azienda che crea profitto, per avantaggiare il privato, il "volontariato" che fa capo ad associazioni e fondazioni e le assicurazioni.
Da decenni manca l'investimento nella ricerca sulla prevenzione delle malattie infettive, perché gli investimenti nella sanità pubblica e nella prevenzione non fanno business, anzi sono controproducenti e la scienza è al servizio del capitalismo e subordinata al profitto. Come lo sono le case farmaceutiche che oggi investono per un vaccino più conveniente di una cura terapeutica.
Il contagio è stato devastante: mancanza di letti di terapia intensiva, di strumenti di protezione per i lavoratori, di attrezzature per i colpiti, di sanificazione, il limitato uso dei tamponi - che dovrebbero essere fatti a tappeto mentre la media nazionale è di 88 su centomila (evidentemente è più economico imporre sacrifici e isolamento a tutti) -, una situazione, gestita malissimo che ha costretto gli ospedali a sospendere interventi chirurgici, cure oncologiche e interruzioni di gravidanza e messo il personale sanitario in condizioni di lavoro disumano e pericoloso.
Chiusi musei, cinema, negozi, bar ecc. costretto la popolazione agli arresti domiciliari (tutti a casa... per chi ce l'ha), alla privazione dei rapporti sociali e obbligata a lunghe file ai supermercati (dopo i primi assalti). Provve-dimenti mai presi precedentemente - ad esempio, nel 2003 per la Sars sempre coronavirus e ugualmente mortale - che non hanno impedito la diffusione del contagio in particolare nelle RSA - dove mancano geriatri, medici generali, infermieri - e dove si è registrata la maggioranza dei morti. Ora molte sono sotto inchiesta, ma come sempre si chiudono le stalle quando i buoi sono scappati.
In questo contesto i presidenti di regione - compresi quelli che vogliono l'autonomia (in particolare targati Lega), salvo invocare l'intervento dello Stato nei momenti di necessità - si sono resi conto delle carenze? Chi ha preso le decisioni? Chi ha nominato quei manager e quei dirigenti che negli ultimi anni hanno operato materialmente i tagli alla sanità pubblica? In Toscana, ad esempio, lo stesso Rossi si era vantato di aver ridotto il personale sanitario con l’obiettivo di risparmiare 100 milioni di euro, che sono andati a finanziare il bonus degli 80 euro di Renzi. A Firenze l'annunciato screening dei tamponi orofaringei si è arenato per la mancanza di reagenti e si ricorre ai laboratori privati, invece di confiscarli, stabilendo una convenzione per non superare il tetto di 25 euro a tampone. Come dire: chi ha i soldi se lo paghi.
Gli operatori sanitari sottovalutati e indifesi anche quando gli utenti scaricano le colpe dei disservizi non certo imputabili a loro, anziché sulle direzioni. Infermieri lasciati senza contratto per 10 anni - l'ultimo firmato lo scorso anno copriva il triennio 2016-2018, quindi è già scaduto -, con carichi di lavoro insopportabili, con salari sempre più bassi, costretti a orari e turni devastanti già in condizioni pre Covid 19 e sottoposti alla famigerata legge Brunetta del taglio sulla busta paga nei primi dieci giorni di assenza, "assunti" con partita IVA, sono diventati eroi e... sono morti.
Non sono incidenti di percorso, ci sono precise cause che vanno addebitate alle scelte che hanno mercificato e smantellato la sanità e che vanno ad ali-mentare il già pesante numero dei morti di e da lavoro, sempre per mancanza di sicurezza. I pochi lavoratori che coraggiosamente hanno denunciato la mancanza di DPI - all'ArcelorMittal, a Malpensa, a Scarperia, a Livorno, in una Rsa di Milano - alla Coop. Ampast che lavorano all’Istituto Palazzolo della Fondazione don Gnocchi (forse reintegrati) sono stati licenziati perché, come si sa, non è permesso che venga meno il rapporto di fiducia tra azienda e lavoratore neppure quando è a rischio la salute!
Le aziende agricole lamentano le perdite perché non possono avvalersi dei braccianti provenienti dall'estero, immigrati disprezzati e sottopagati, ma braccia utili che servono al padrone. Si potrebbero impiegare gli immigrati presenti in Italia se venissero regolarizzati, assunti con contratto, eliminan-do il caporalato, ma sono troppe le pressioni della destra, meglio lasciarli in sovraffollamento negli inumani centri in attesa di documenti che non arri-vano mai o in vergognosi accampamenti.
La chiusura delle scuole con lezioni on line ha obbligato le famiglie ad aumentare i costi telefonici per la connessione e ha tagliato fuori dalle attività educative quasi 2 milioni di alunni e studenti privi di strumenti tecnologici.
Ancora una volta l'incapacità di affrontare un problema serio è stata scaricata sui cittadini, prestando il fianco alle imprese che già avevano deciso la riduzione del personale con la restaurazione del famigerato lavoro a domicilio degli anni '70 nella versione moderna smart working. Secondo le statistiche lavorare a casa piace al 56% degli interessati, ma si accorgeranno presto dei suoi limiti.
Il Governo, avvezzo ai compromessi, ha dovuto mediare tra il terrorismo creato con l'adozione di misure repressive e le pressioni di istituzioni, imprenditori del Nord, Confindustria ecc. per la riapertura delle attività produttive e commerciali.
Dopo aver impedito di celebrare l'8 Marzo e il 25 Aprile in pochi giorni ha deciso la Fase 2 con partenza 4 maggio, sacrificando pure il 1° Maggio. Immediatamente sono calati i ricoveri (inutili gli ospedali da campo e quello da 21 milioni montato alla Fiera di Milano...), diminuiti i contagiati, aumentati i guariti. Si può uscire ma con la mascherina, che si deve pagare perché anche queste fanno business (e anche molti rifiuti!).
Per liberalizzare il commercio e l'industria che, comunque, è andata avanti in particolare in Lombardia e nelle zone di maggiore contagio per il 73%, si è dato via libera alla produzione mettendo in serio pericolo gli operai in fabbrica. Ritorno al lavoro 7 giorni su 7 per 4,4 milioni di lavoratori (2,7 milioni rimangono a casa) soprattutto over 50 rispetto ai giovani, cioè i più vulnerabili mentre le donne sono le più penalizzate perché devono rimanere a casa con i bambini che non vanno a scuola, aspettando il bonus baby sitter. Ridicola proposta quando nel paese sono i nonni a coprire questo ruolo e gli viene vietato come se le baby sitter (si trovano on line e tramite cooperative) fossero esenti dal rischio contagio.
Per la borghesia - che storicamente ha sempre utilizzato le epidemie a pro-prio vantaggio - anche Covid 19 sarà molto utile per mascherare la vera natura della crisi e accelerare il processo in corso da tempo di ritrutturazione della produzione e di limitazione dei diritti sociali in caso di ribellioni: da quello dello sciopero, di organizzazione, di riunione e di manifestazione - a vantaggio dell'economia e della politica.
Non siamo tutti nella stessa barca, non siamo in guerra - la guerra comporta un nemico armato –, con la metafora bellica il potere vuole giustificare le misure di segregazione e isolamento, assuefare ad una eventuale guerra batteriologica e legittimare derive autoritarie.
Non dobbiamo essere uniti come ci stanno martellando con melensi spot pubblicitari e messaggi governativi, con i discorsi di Mattarella che si affida al "senso di responsabilità dei nostri concittadini", esalta il valore del lavoro ma accetta che la pandemia metta a rischio milioni di posti. Con i miserevoli interventi dei sindacati confederali, dei dirigenti dei partiti.
E non dobbiamo neppure essere disciplinati e responsabili in nome dell'unità nazionale e del patto sociale "per ripensare il lavoro", invocato dai vertici di Cgil-Cisl-Uil perché il paese riparta, che non si muovono neppure sui ritardi della Cig. Per "riprogettare" l'Italia magari rendendo permanenti le limitazioni liberticide aggravate dall'impiego delle forze di polizia, dall'uso di droni e dal controllo sociale con nuove tecnologie (peraltro provenienti da Israele) con tutto quello che ne consegue. Tutti richiami orientati a gestire meglio i "sudditi" e il governo Conte ha già dato dimostrazione di concentrazione del potere con l'uso indiscriminato dei DPCM scavalcando il parlamento (per quel che conta...) motivo che ha sollevato la reazione della destra che, attraverso la demagogia e il populismo (l’unica cui è permesso scendere in piazza), prepara un futuro ancora più reazionario.
È davvero incredibile come l'epidemia e due mesi di segregazione siano ba-stati per fare emergere teorie - scontate per chi lotta contro il sistema capitalista - sulla devastazione dell'ambiente, sulla carenza dei servizi pubblici, sulla necessità di cambiare gli stili di vita, apprezzare la natura, vivere in tranquillità e lentezza... Ben vengano purché non si tratti di temporanee filosofie basate sull'individualismo e pertanto destinate a crollare.
Sicuramente la situazione generale, economica e sociale post emergenza, non ci porterà alla tanto decantata "normalità". Sarà diversa dalla precedente e non si può affrontare con soluzioni individualiste. Rincari dei servizi e dei trasporti, dei generi alimentari (già in atto in molti prodotti) per fare recuperare le perdite degli agricoltori, l'aumento della disoccupazione, in particolare nel settore turismo-ristorazione (riemergeranno i navigator?) e dei ritmi di lavoro per salvaguardare i profitti degli industriali (già ampiamente sostenuti dallo Stato), aumento di tasse per il recupero del debito pubblico, peggioreranno le condizioni di vita dei lavoratori e delle masse popolari ed evidenzieranno ulteriormente la contraddizione insanabile tra l'esigenza della classe lavoratrice e del proletariato e l'esigenza della borghesia e della sua continua ricerca del massimo profitto. Covid 19 non ci porta al capolinea del seppure fallimentare capitalismo, siamo ad una nuova fase di dominio del capitalismo monopolista e finanziario, di spartizione delle sfere d'influenza che preparano le condizioni anche per scontri maggiori e cruenti come la guerra. Non è un caso che tutti gli Stati aumentino le spese per il riarmo e il sostegno della Nato.
Questo periodo ha dimostrato la fragilità del capitalismo e il fatto che i lavoratori, a partire dalla sanità, sono indispensabili per questo è il mo-mento per far valere la propria forza contrattuale e non farsi condizionare dai grilli parlanti.
Ci sono segnali di ribellione che vanno colti come alla Piaggio di Pontedera, alla Scai finance di Torino dove i lavoratori hanno reagito e scioperato contro la discriminazione per estendere a tutti 160 la Cig richiesta solo per 24 di loro. O alla Fruttital di Peschiera dove gli operai hanno lavorato e si sono ammalati prima della Fase 2 e ora, di fronte all'annuncio della chiusura, 66 interinali hanno risposto con un'assemblea (repressa dalla polizia) davanti ai cancelli e hanno occupato la fabbrica.
Non devono rimanere gli unici esempi. La classe lavoratrice non può cogestire i costi della crisi e può giocare un ruolo fondamentale. Tutto andrà bene solo se la classe operaia e le masse popolari riusciranno a unirsi su posizioni di classe per ottenere assunzioni e aumenti salariali, per abolire il precariato (che non dà neppure diritto alla Cig), respingere nuove forme di sfruttamento, e per salvaguardare la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. E se si organizza contro le politiche imposte dalla borghesia e dai suoi governi che la sostengono e dallo Stato, identificando e riconoscendo i veri e comuni nemici di classe respingendo la risposta alla crisi del capitalismo e imponendo, invece, i propri bisogni e le proprie necessità.

nuova unità

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