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    Igiene ambientale: padroni e sindacati asserviti sferrano un nuovo attacco

    Serve la risposta unita dei lavoratori e del sindacalismo conflittuale

    (8 Gennaio 2021)

    fronte unico bla bla bla n. 3

    I sindacati di regime hanno dato una nuova dimostrazione di quanto siano disposti a inchinarsi agli interessi padronali in cambio del riconoscimento del monopolio della cosiddetta “rappresentanza”.

    È accaduto nel settore dell'igiene ambientale.

    Il 17 dicembre scorso Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel hanno sottoscritto con le associazioni padronali (Utilitalia, Cisambiente, LegaCoop Produzione e Servizi, A.G.C.I. Servizi, Confcooperative, Fise Assoambiente) un accordo che rinvia le elezioni Rsu fino (non oltre) al giugno 2021 ma non proroga la validità delle Rsu vigenti, prevista scadere il 31 dicembre 2020 e affida ogni prerogativa sindacale in capo a queste, alle segreterie provinciali dei sindacati firmatari.

    Non è poca cosa perché nell'arco di questi sei mesi avranno luogo due fatti molto importanti: la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dell'igiene ambientale e la fine – il 31 marzo – del blocco dei licenziamenti.

    Oltre a ciò, è una questione d'ordine generale che viene messa in discussione: i rappresentanti sindacali eletti dai lavoratori in azienda vengono esautorati d'ogni prerogativa sindacale a vantaggio delle dirigenze provinciali dei sindacati di regime.

    Se è vero che gli organismi sindacali aziendali – quali Rsu e Rsa – per loro natura tendono a stringere la visione dei lavoratori dei problemi sindacali entro l'orizzonte dell'azienda, soprattutto in mancanza di organismi territoriali – che i sindacati collaborazionisti si guardano bene di costituire –in cui riunire lavoratori e delegati al di sopra delle divisioni fra aziende e categorie;

    se è vero che le Rsu, con l'accordo intersindacale denominato "Testo Unico sulla Rappresentanza" del gennaio 2014 hanno ulterirmente ridotto i margini di un loro possibile utilizzo proficuo da parte del sindacalismo conflittuale, stringendo il controllo su di esse da parte del sindacalismo collaborazionista;

    è altrettanto vero che evidentemente tutto ciò non bastava a padroni e sindacati di comodo e che questo accordo del 17 dicembre scorso segna un ulteriore passo in avanti nella loro lotta contro il sindacalismo conflittuale e i lavoratori.

    La firma del Testo Unico sulla Rappresentanza da parte della Confederazione Cobas e dell'Usb ha ulteriormente diviso il campo del sindacalismo conflittuale provocando una spaccatura apparentemente insanabile.

    Al di sopra delle considerazione di merito, questo è secondo noi un grave errore: l'unità d'azione di tutto il sindacalismo conflittuale è una necessità improrogabile.

    Accordi indecenti come quello del 17 dicembre dovrebbero offrire l'occasione a tutti i sindacati di base di mettere in campo una reazione comune, coinvolgendo anche le opposizioni di classe in Cgil.

    Ci auguriamo e ci batteremo affinché ciò accada nei prossimi rinnovi contrattuali nazionali e nelle battaglie contro i licenziamenti che si moltiplicheranno all'indomani del 31 marzo.


    8 gennaio 2021

    Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Autoconvocati per l'Unità della Classe

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