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Marò, che palle

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(27 Marzo 2013) Enzo Apicella

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(Il nuovo ordine mondiale è guerra)

Siamo i senzascarpe del mondo

(26 Ottobre 2023)

società incivile

Noi non siamo Russi, non siamo Ucraini,
non siamo Israeliani, non siamo Palestinesi,
non siamo Italiani.
SIAMO I SENZASCARPE DEL MONDO!

Un altro mondo, capitalisticamente possibile,
stanno tentando di crearlo i padroni.
Ci stanno provando con le armi della pacifica competizione
e con la guerra, ancora per procura.
Hanno bisogno di un nuovo equilibrio corrispondente ai nuovi rapporti di potenza globali, dove il “sud del mondo” a guida asiatica reclama posti al tavolo dei grandi.
Cercano di adeguarsi alla nuova situazione ristrutturando l'intera architettura del “diritto internazionale”, sovrastruttura planetaria squilibrata di fronte al veloce processo profondo del movimento reale.


A questo servono crisi e guerre, in Europa e in Medio Oriente, a ristabilire insieme ai rapporti di forza, sfere di influenza e aree protette.
In Eurasia, con lo scontro Ucraino-Russo, dietro la pantomima tra “aggressore ed aggredito” si combatte la vera battaglia tra U.S.A. e Cina, la prima a rallentare il proprio relativo storico indebolimento, la seconda a consolidare il grande affare della “via della seta” e della nuova “armoniose” relazioni mondiali.
In Medio Oriente, nuovi predoni imperialisti rodano le proprie capacità a produrre alleanze e cartelli per il controllo e lo sfruttamento di un'area geostrategica centrale per commerci e sottosuolo.
Al tentativo di marginalizzazione Iraniana da parte di borghesie arabe in combutta con Israele (accordi di Abramo), risponde la potenza fondamentalista con l'attacco militare di Hamas, ed il conseguente pogrom Palestinese del macellaio Netanyahu.
In sostanza, la “microguerra Mediorientale” è effetto della “macroguerra Euroasiatica”, schierando come longamano anche tra Israele e Palestina le forze militari Statunitensi e Iraniane-Russo-Cinesi.

La guerra, in un pianeta ormai coperto interamente dal modo di produzione capitalistico, è diventata condizione permanente per l'umanità, oggi in forma ancora territorialmente limitata, ma, visto il gigantesco comune riarmo, foriera di futuri, probabili, scontri mondiali.
Chi paga, come sempre, al nord e al sud del mondo, sono gli sfruttati, intruppati nelle trincee di stati ed eserciti laici e etico-teocratici, o costretti a rinunce e sacrifici per dare soldi alle patria, e alle sue armi.
Chi soffre e muore, utilizzato e strumentalizzato da padroni e preti barbuti, è il proletariato, ovunque, inconsapevole della propria potenza numerica, orfano di una propria internazionale rivoluzionaria che, sola, potrebbe imporre la pace disertando e sabotando ogni guerra.
Chi viene triturato dalle misure securitarie e di carcerizzazione o selezione sociale sono i lavoratori migranti, trattati da schiavi e messi in concorrenza con i lavoratori autoctoni, quando potrebbero essere, concentrati come sono nelle metropoli a milioni, la sostanza infiammasbile della rivoluzione di quanti non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare.
Sembra una situazione senza vie d'uscita, in mano esclusiva ai nostri sfruttatori guerrafondai, al loro mondo, alle loro crisi, alle loro guerre.
Ed in effetti, sembra essere così, ma non del tutto.
Sotto la crosta sociale, oltre un'apparenza fallace, il moto proprio di questa società produce contraddizioni sempre più esplosive e sempre meno “esportabili” in aree e condizioni da “accumulazione originaria”, mentre contemporaneamente gli operai si moltiplicano numericamente nel mondo, concentrandosi e contaminandosi migratoriamente nella megalopoli capitalista.
Ad est, ovest, nord e sud del pianeta i salariati sono miliardi.
Non ne hanno ancora coscienza, ma esistono, e mantengono l'intera società.

Ecco perché c'è urgenza di un nuovo internazionalismo, adeguato al “nuovo” mondo capitalistico, che ripudi ogni “campismo”, ogni schieramento, ma che al contrario si opponga per ora, e combatta domani, tutti i padroni, i loro stati, i loro eserciti.
Un nuovo internazionalismo in cui gli operai non hanno patria, e riconoscano nei padroni di casa propria il primo nemico da abbattere.
Oltre le nebbie delle guerre e delle ideologie, questa società è gravida della pace vera senza sfruttati né sfruttatori.
A noi il compito di favorirne il parto, con coscienza, lotta, organizzazione.

SOCIETA' INCIVILE

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