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Tanks giving day

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(27 Novembre 2009) Enzo Apicella
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Dall’Ucraina ai paesi baltici (a nord) alla Romania (a sud), il fronte di guerra NATO-Russia si estende – italiano

(21 Marzo 2024)

italiano / English

Von der leyen e zelensky

“Ridono. Ridono di gusto. A piangere saranno altri, quelli che gli credono.” [They laugh. They laugh hearthly. Others will weep, those who believe in them.]

Dall’Ucraina ai paesi baltici (a nord) alla Romania (a sud), il fronte di guerra NATO-Russia si estende

Ha dell’incredibile la sottovalutazione – da parte delle formazioni che si vogliono anti-capitaliste – delle manovre occidentali in corso per allargare a dismisura il fronte di guerra con la Russia, a nord nei paesi baltici e a sud in Moldova.

Nei primi due anni dall’invasione del territorio ucraino da parte della Russia il protagonista indiscusso, in ambito NATO, del “sostegno” all’Ucraina (ovvero: alla macellazione di ucraini) è stato l’asse Wall Street-Pentagono che ne ha tratto dei grandissimi benefici, sia diretti (per l’industria del gas e l’industria bellica) sia indiretti (per i pesanti danni inferti al socio pericoloso concorrente Germania). Ma con le crescenti difficoltà che sta incontrando Biden a profondere in questa opera altamente umanitaria altre decine di miliardi di dollari, il testimone è passato all’Unione europea, anche in questo caso con un’esaltante performance dell’industria bellica tedesca (+40% di fatturato in due anni) e italiana (una festa dopo l’altra per la Leonardo, l’ultima è la partecipazione alla costruzione di 12 sottomarini nucleari Columbia per la marina statunitense).

Inevitabile il rilancio francese. Ed ecco Macron salire alla ribalta invitando tutti a prepararsi alla guerra contro la Russia – il primo ad evocare in pubblico questa “necessità” era stato l’ex-capo di stato maggiore britannico. Salvo, poi, attenuare in parte la sua affermazione, ribadendo che per l’Europa e per la Francia la sconfitta della Russia in guerra è “questione esistenziale” (questa la formula esistenzialista in voga). Alla lettera:

“[…] dopo due anni di guerra, e anche di più, voglio ricordarvi che abbiamo fatto sistematicamente quello che avevamo detto di non fare. Il che dimostra la relatività delle dichiarazioni “finali” talvolta sentite dall’Europa. Due anni fa abbiamo detto: non invieremo mai carri armati. E li abbiamo inviati. Due anni fa abbiamo detto: non invieremo mai missili a medio e lungo raggio. E li abbiamo inviati. Abbiamo detto: non invieremo mai aerei. E alcuni hanno già iniziato a farlo.

“Quindi abbiamo posto troppi limiti, diciamo, al nostro vocabolario. Non stiamo portando avanti un’escalation [!!!]. Non siamo in guerra con la Russia [!!!]. Non dobbiamo semplicemente lasciare che la Russia vinca.”

In effetti un passo dopo l’altro, prima negando e poi facendo quel che si era negato, l’intera Unione europea sta andando alla guerra a tutto campo contro la Russia. Meglio, allora, cambiare “vocabolario”, e preparare le società europee a questo evento.

E’ una fuga in avanti, ha polemizzato Crosetto, che vorrebbe maggiore concertazione nei preparativi (cioè patti preventivi chiari sugli eventuali utili). Fatto sta che nell’incontro del 15 marzo a Weimar tra Macron, il primo ministro polacco Tusk e il cancelliere tedesco Scholz si sono fatti altri passi in avanti verso la fornitura di mezzi di attacco a Kiev capaci di colpire in profondità nel territorio russo (“artiglieria missilistica a lungo raggio”) e per sostituirsi agli Stati Uniti come primi fornitori di tutto l’equipaggiamento militare di cui l’Ucraina abbisogna, aumentando vertiginosamente la produzione di armi sia in Ucraina (attraverso joint-ventures), sia nei paesi UE. La sostituzione del capo-banda, si è detto, è particolarmente urgente, e le forniture immediate vanno ricercate su tutto il mercato mondiale, anche utilizzando gli interessi sui beni russi congelati nelle banche europee. Dopo questo incontro, è emerso in modo semi-ufficiale che i missili aria-terra Taurus KEPD 350, con una gittata superiore ai 500 km, arriveranno comunque presto all’Ucraina attraverso una classica triangolazione: la Germania li dà al Regno Unito (dove è diventato ambasciatore l’ex-comandante dell’esercito ucraino Zaluznyi), e questo, sempre più alla disperata ricerca di un rilancio post-Brexit via militarismo, provvederà a consegnarli a Kiev. A pressare in questa direzione è intervenuto anche l’ex-capo dell’intelligence britannica Dearlove, preoccupato per il fatto che l’opinione pubblica europea non ha compreso che “siamo già in guerra con la Russia”, anche se la definisce, per ora, una “guerra grigia”. In ogni caso le spese per la guerra debbono crescere rapidamente. Servono più navi subito. E “più soldati sul campo”, “la manodopera da combattimento è importante” – noi la chiamiamo carne da cannone, magari da ricercare nelle ex-colonie (si sa, infatti, di tentativi in atto di reclutare più o meno forzatamente studenti o richiedenti asilo congolesi residenti in Ucraina), e comunque nelle classi sfruttate. In Ucraina questa estrazione sociale dei soldati è stata, in questi giorni, addirittura formalizzata, dal momento che il deputato di area governativa Honcharenko ha preannunciato la seguente decisione del governo: tutti coloro che hanno stipendi doppi rispetto al salario medio (come i dipendenti statali e i poliziotti) non saranno reclutati per il fronte…

Intanto non passa giorno senza che le richieste di armi del governo Zelensky si alzino di livello. L’ex-vicesegretario del Consiglio di sicurezza nazionale Krivonos ha da poco dichiarato che le autorità di Kiev potrebbero chiedere “agli americani, ai britannici o ai francesi” armi nucleari: “La Federazione russa ha piazzato le sue armi in Bielorussia. Cosa ci impedisce di proporre ai francesi o agli inglesi di fare lo stesso?”. Intanto la primo ministro estone Kallas invita tutti gli europei, anzitutto i propri concittadini, a “non aver paura di una guerra nucleare”. L’aveva preceduta con toni perfino più aggressivi il presidente della Lettonia Rinkevics: “Sostengo pienamente Macron. Non dovremmo introdurre linee rosse per noi stessi; dovremmo tracciare linee rosse per la Russia, e non aver paura di tracciarle. L’Ucraina deve vincere. La Russia deve essere distrutta. Russia delenda est!”.

Al confronto appare assai pacata la ministra dell’istruzione tedesca Stark-Watzinger che pure ha affermato senza le ipocrisie tipiche dei ministri italiani: “dobbiamo preparare gli studenti tedeschi alla guerra”. Nel frattempo si moltiplicano le esercitazioni nei rifugi in Polonia, dove il vice capo di stato maggiore Dymanovski afferma che un contingente di 300.000 soldati NATO è pronto ad arrivare nel paese “non dopo l’inizio della guerra, ma prima”; ed altri generali (Kozei, Krazewski ad esempio) dichiarano che la Polonia sta preparando il suo esercito a sferrare un “attacco preventivo” contro la Russia per… proteggere al meglio la sua popolazione.

A sua volta l’Unione europea dell’asse von der Leyen-Borrell-Meloni appresta il 14° pacchetto di sanzioni contro la Russia, e con il suo presidente Michel dichiara: “Ucraina, se vogliamo la pace, prepariamo la guerra. Serve spendere di più per la difesa e produrre più munizioni. Se non diamo a Kiev sostegno sufficiente per fermare la Russia, saremo i prossimi”. Nel mentre 13 paesi UE, tra cui l’Italia, chiedono alla BEI (la Banca europea per gli investimenti) di incrementare il sostegno alla produzione bellica.

Del resto la NATO è in frenetica attività sul suolo europeo. A Sud Est, in Romania, è in costruzione, nella contea di Costanza vicino al mar Nero, la più grande base aerea in territorio europeo (la Mihail Kogalniceanu), più grande di quella di Ramstein in Germania, che sarà “la più importante struttura militare permanente della Nato nelle immediate vicinanze del conflitto nell’Ucraina meridionale”, e potrà contenere fino a 10.000 militari. La Romania, per avere questo privilegio, ci ha messo 2,5 miliardi. E a ruota il suo presidente Ioannis si è candidato a diventare segretario generale della NATO, decidendo di addestrare in Romania alla guida dei bombardieri F-16, nella base di Fetesti, 50 piloti ucraini. Per premiare la Romania per questa sua disponibilità, il parlamento europeo ha pensato bene di rispolverare una questione di un secolo fa, approvando una risoluzione nella quale si invita la Russia a restituire alla Romania “l’oro e gli oggetti del patrimonio artistico consegnati all’impero russo” come “pegno” per la protezione durante la prima guerra mondiale… immaginate se lo stesso criterio di restituzione retroattivo fosse adottato per i paesi europei che hanno derubato mezzo, anzi 4/5 di mondo! Così come per premiare l’Ucraina dei suoi immani sacrifici per la gloria della NATO, truppe ucraine sono state spedite in Sudan a combattere a sostegno del generale Burnam contro le forze “ribelli” di reazione rapida sostenute dalla Russia, e lì hanno potuto procurarsi armi di cui il Sudan è strapieno.

Ma non c’è dubbio che ora il massimo impegno della NATO sia concentrato a Nord. In Norvegia gli Stati Uniti stanno costruendo 12 basi militari (definite eufemisticamente “aree dedicate”) per contendere alla Russia sia la rotta del mare del Nord sia le risorse energetiche nel mare Artico davanti alle coste russe, facendo di questo paese, un tempo semi-neutrale, un avamposto di una futura guerra generale contro la Russia, una sorta di “Ucraina artica”. Sempre a Nord, dove da poco Svezia e Finlandia sono entrate nella NATO, si svolgono attualmente in Lettonia, ai confini con la Russia, le esercitazioni denominate Cristal Arrow – parte della più grande esercitazione militare della storia della NATO, la Steadfast Defender che dispiega ben 90.000 soldati e migliaia di mezzi corazzati, aerei, etc.

Già all’atto dell’invasione russa dell’Ucraina abbiamo spiegato una volta per tutte perché non attribuiamo alla Russia iper-capitalista di Putin nessuna funzione anti-imperialista, né alcuna missione anti-nazista – il ruolo fondamentale svolto dalla compagnia Wagner, fortemente rassomigliante nella sua ideologia (e non solo) alla famigerata Azov ucraina, e l’attuale reclutamento di mercenari in paesi impoveriti o disastrati come Cuba, Siria, Nepal, etc., dovrebbero dire qualcosina a riguardo. In realtà con l’intervento militare in Ucraina – dovrebbe essere evidente a tutti coloro che non sono ciechi per scelta – la Russia ha dichiarato di voler partecipare in prima fila alla rispartizione via guerra del mercato mondiale, divenuta inevitabile per le leggi della giungla che regolano il capitalismo globale, e per effetto dell’inesorabile declino del comando statunitense-occidentale sul mondo. Per chi non ne fosse al corrente, ripubblichiamo in appendice le nostre tesi sulla guerra in atto tra NATO e Russia in Ucraina.

In questo testo abbiamo solo inteso mettere in fila gli ultimissimi sviluppi di questa guerra che ne preparano in modo inequivocabile l’allargamento verso il territorio russo, verso i paesi baltici e verso la Moldavia – in prospettiva verso l’intero territorio europeo e ben oltre di esso, non essendo possibile, quando si mettono in moto dinamiche del genere, prevedere se e dove possano arrestarsi, se non interviene in campo la forza degli sfruttati a dichiarare, con i fatti, guerra alla guerra del capitale, opponendo alla catastrofe bellica la prospettiva della rivoluzione sociale anti-capitalista. Essendo in un paese membro fondatore della NATO e dell’UE, che ha condiviso e condivide tutte le scelte di queste due strutture di brigantaggio e di morte, dobbiamo concentrare e rilanciare la nostra propaganda e la nostra azione contro il nemico “in casa nostra”: il governo Meloni, lo stato italiano, le banche e le imprese italiane, nonché le alleanze entro le quali il capitalismo made in Italy si protegge.

Lo abbiamo fatto finora, con le nostre modeste forze, in tutte le circostanze, da ultimo nella grande manifestazione di Milano del 24 febbraio: contro le guerre del capitale, l’economia di guerra e i suoi terribili costi materiali, la propaganda di guerra, l’ulteriore disciplinamento sui luoghi di lavoro, l’invasione delle scuole e delle università da parte del nuovo “educatore” bellico, il rilancio delle ideologie sessiste, razziste, scioviniste russofobe, connaturato al clima di guerra, etc. Torneremo a farlo nelle piazze del 1° maggio continuando a tessere i fili di una rete internazionale e internazionalista che unisca in modo sempre più stretto le avanguardie proletarie di tutti i paesi del mondo contro l’intero sistema del capitalismo in putrefazione.

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From Ukraine to the Baltics (in the north) to Romania (in the south), the NATO-Russia war front extends


It is truly incredible the extent to which the so-called anti-capitalist formations underestimate the Western manoeuvres underway to disproportionately widen the war front with Russia, to the north in the Baltic countries and to the south towards Romania.

In the first two years since Russia’s invasion of Ukrainian territory, the undisputed protagonist, within NATO, of the “support” for Ukraine (i.e.: the slaughter of Ukrainians) it was the Wall Street-Pentagon axis that benefited enormously, both directly (for the gas industry and the arms industry) and indirectly (for the heavy damage inflicted on its dangerous competitor Germany). But given the growing difficulties Biden is having in devoting tens of billions of dollars to this highly humanitarian task, the baton has been passed to the European Union, again with an exciting performance of the German war industry (+40% profit in two years) and Italian (one party after another for Leonardo, the latest being the participation in the construction of 12 Columbia nuclear submarines for the US Navy).

The French relaunching was inevitable. And here is Macron rising to the fore by inviting everyone to prepare for war against Russia – the first to evoke this “necessity” in public was the former British chief of staff. Except, then, to partially attenuate his statement, reiterating that for Europe and for France the defeat of Russia in the war is an “existential question” (this is the existentialist formula in vogue). Literally:

“[…] After two years of war, and even more, I want to remind you that we have systematically done what we said we would not do. This shows the relativity of the ‘final’ declarations sometimes heard by Europe. Two years ago we said: we will never send tanks. And we sent them. Two years ago we said: we will never send medium and long-range missiles. And we sent them. We said: we will never send planes. And some have already started to do so.

“So we’ve put too many limits, let’s say, on our vocabulary. We are not escalating [!!]. We are not at war with Russia [!!]. We must not just let Russia win.”

In fact, step by step, first by denying and then by doing what was denied, the entire European Union is going to all-out war against Russia. Better, then, to change the “vocabulary”, and prepare European societies for this event. A flight forward, argues Crosetto, who would like more concerted action in the preparations (i.e. clear preventive agreements on possible profits). The fact is that in the meeting on March 15 in Weimar between Macron, Polish Prime Minister Tusk and German Chancellor Scholz, further steps were taken towards providing Kiev with means of attack capable of striking deep into Russian territory (“long-range missile artillery”) and to replace the United States as the first supplier of all the military equipment that Ukraine needs, dramatically increasing the production of weapons both in Ukraine (through joint-ventures), and in EU countries. The replacement of the ringleader, it has been said, is particularly urgent, and immediate supplies must be sought throughout the world market, also using interest on Russian assets frozen in European banks. After this meeting, it emerged semi-officially that the Taurus KEPD 350 air-to-ground missiles, with a range of more than 500 km, will still soon arrive in Ukraine through a classic triangulation: Germany gives them to the United Kingdom (where the former commander of the Ukrainian army Zaluznyi has become ambassador), and the latter, increasingly desperate for a post-Brexit revival via militarism, will deliver them to Kiev. Former British intelligence chief Dearlove also intervened to push in this direction, worried about the fact that European public opinion has not understood that “we are already at war with Russia“, even if he calls it, for now, a “gray war”. In any case, war expenditures must increase rapidly. More ships are needed now. And “more soldiers in the field”, “combat manpower is important” – we call it cannon fodder, perhaps to be found in the former colonies (in fact, we know of ongoing attempts to recruit more or less forcibly Congolese students or asylum seekers residing in Ukraine), and in any case in exploited classes. In Ukraine, this social background of soldiers has even been formalized in recent days, since government area deputy Honcharenko announced the following government decision: all those who have salaries double the average salary (such as state employees and policemen) will not be recruited for the front…

Meanwhile, not a day goes by without the Zelensky government’s requests for weapons rising to a higher level. Former Deputy Secretary of the National Security Council Krivonos recently stated that the Kiev authorities could ask “the Americans, the British or the French” for nuclear weapons: “The Russian Federation has placed its weapons in Belarus. What prevents us from proposing to the French or the English to do the same?” Meanwhile, Estonian Prime Minister Kallas calls on all Europeans, first and foremost their own citizens, to “not be afraid of nuclear war”. Latvian President Rinkevics had preceded her in even more aggressive tones: “I fully support Macron. We should not introduce red lines for ourselves; we should draw red lines for Russia, and not be afraid to draw them. Ukraine must win. Russia must be destroyed. Russia delenda est!“

By comparison, the German Minister of Education, Stark-Watzinger, appears very calm, although she said, without the hypocrisy typical of Italian ministers: “we must prepare German students for war.” Meanwhile, exercises in shelters in Poland are multiplying, where Deputy Chief of Staff Dymanovski says that a contingent of 300,000 NATO soldiers is ready to arrive in the country “not after the start of the war, but before”; and other generals (Kozei, Krazewski for example) declare that Poland is preparing its army to launch a “pre-emptive strike” against Russia to… protect its population in the best possible way.

In turn, the European Union is preparing the 14th package of sanctions against Russia, and with its President Michel declares: “Ukraine, if we want peace, we prepare for war. We need to spend more on defense and produce more ammunition. If we don’t give Kyiv enough support to stop Russia, we will be next.” Meanwhile, 13 EU countries, including Italy, are asking the EIB (the European Investment Bank) to increase support for arms production.

After all, NATO is in a frenzy on European soil. In the southeast, in Romania, the largest air base in Europe is being built in the county of Constanta near the Black Sea (the Mihail Kogălniceanu), larger than the one in Ramstein in Germany, which will be “NATO’s most important permanent military base in the immediate vicinity of the conflict in southern Ukraine”, and will be able to hold up to 10,000 soldiers. Romania has put in 2.5 billion euros to have this privilege. And in turn, its president Ioannis has applied to become Secretary General of NATO, also deciding to train in Romania 50 Ukrainian pilots of F-16 bombers. To reward Romania for its willingness, the European Parliament has seen fit to dust off an issue from a century ago, approving a resolution calling on Russia to return to Romania “the gold and objects of artistic heritage handed over to the Russian Empire” as a “pledge” for protection the country during the First World War… Imagine if the same retroactive restitution criterion were adopted for European countries that have robbed half, or rather 4/5 of the world! As well as to reward Ukraine for its immense sacrifices for the glory of NATO, Ukrainian troops were sent to Sudan to fight in support of General Burnam against the Russian-backed “rebel” rapid reaction forces, and there they were able to procure weapons of which Sudan is overflowing.

But there is no doubt that NATO’s greatest efforts are now concentrated in the North. In Norway, the U.S. is building 12 military bases (euphemistically referred to as “dedicated areas”) to contend with Russia for both the Northern Sea Route and energy resources in the Arctic Sea off the Russian coast, making this once-semi-neutral country an outpost of a future general war against Russia, a sort of “Arctic Ukraine.” Also in the north, where Sweden and Finland have recently joined NATO, the exercises called Cristal Arrow are currently taking place in Latvia, on the border with Russia – which are part of the largest military exercise in NATO history, the Steadfast Defender which deploys 90,000 soldiers and thousands of armored vehicles, aircraft, etc.

Already at the time of the Russian invasion of Ukraine we explained once and for all why we do not attribute to Putin’s hyper-capitalist Russia any anti-imperialist function, nor any anti-Nazi mission – the fundamental role played by the Wagner company, strongly similar in its ideology (and not only) to the notorious Ukrainian Azov, and the current recruitment of mercenaries in impoverished or disaster countries such as Cuba, Syria, Nepal, etc., should say something about this. In fact, with the military intervention in Ukraine – it should be obvious to all those who are not blind by choice – Russia has declared that it wants to participate in the front line in the division of the world market by war, which has become inevitable due to the laws of the jungle that govern global capitalism, and as a result of the inexorable decline of US-Western command over the world. For those who are not aware, we republish in the appendix our theses on the ongoing war between NATO and Russia in Ukraine.

In this text, we have only intended to line up the latest developments in this war, which unequivocally prepare for its enlargement towards Russian territory, the Baltic countries and Romania and Moldova – in perspective towards the whole of European territory and far beyond it, giving that it is not possible, when such dynamics are set in motion, to predict if and where they may stop, if the force of the exploited does not intervene in the field to declare, with deeds, war on the war of capital, opposing the war catastrophe with the prospect of the anti-capitalist social revolution. Living in a founding member country of NATO and the EU, which has shared and shares all the choices of these two structures of brigandage and death, we must focus and relaunch our propaganda and our action against the enemy “at home”: the Meloni government, the Italian state, Italian banks and companies, as well as the alliances within which capitalism made in Italy protects itself.

We have done so far, with our modest strength, in all circumstances, most recently in the great demonstration in Milan on February 24: against the wars of capital, the war economy and its terrible material costs, war propaganda, further discipline in the workplace, the invasion of schools and universities by the new war “educator”, the revival of sexist, racist, chauvinist Russophobic ideologies, inherent in the climate of war, etc. We will do so again in the squares of May 1st, continuing to weave the threads of an international and internationalist network that unites ever more closely the proletarian vanguards of all the countries of the world against the entire system of rotting capitalism.

Il pungolo rosso

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