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ITALIAni BRUCIAno

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(21 Agosto 2012) Enzo Apicella

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Contratto Agenzie Fiscali Cronaca di un disastro annunciato

(14 Dicembre 2005)

Il 24 gennaio 2004, con ben due anni di ritardo, la sigla del 1° contratto delle Agenzie Fiscali tra osanna e acclamazioni dei firmatari: contratto straordinario e innovativo, con stabilizzazione di parte del salario accessorio.
Solo noi Cobas sottolineammo l’arretramento complessivo di quel contratto in termini salariali, giuridici, riguardo le libertà sindacali e la mancata soluzione del precariato.

La congrega sindacale in quei mesi bofonchiava: quello che non siamo riusciti ad ottenere con questo, lo avremo col biennio economico e col contratto integrativo di secondo livello.

Il 27 maggio 2005, è stato siglato l’accordo sul biennio economico del pubblico impiego, ancora peggiore del precedente, con “briciole salariali” ben al di sotto dell’inflazione sia reale che programmata.

Da allora, dopo quasi 7 mesi, trascorsi tra devianti, interminabili contrattazioni su FPS e salario accessorio, non si è ancora pervenuti alla sottoscrizione del contratto, e non un euro di quei pur miseri aumenti è giunto nelle tasche dei lavoratori.

Ora, sotto Natale, l’improvvisa “sveglia” e levata di scudi con l’indizione di assemblee da parte di tutte le sigle sindacali firmatarie e non firmatarie di quel devastante accordo.

Tutti uniti nella lotta…

Paradossale che chi era contrario a maggio, tuonando fulmini e saette, contro quell’accordo, oggi si allinei al reggimento sindacale in fibrillazione, e non spenda più una parola nemmeno sui miseri aumenti contrattuali stabiliti da quell’accordo.

Per carità non vorremmo essere fraintesi. Il diritto al contratto, dopo 2 anni di ritardo, è sacrosanto ma il diritto ad un contratto dignitoso che, se non riesce a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori delle Finanze, almeno le difenda e le salvaguardi.

Né tanto meno si può tacere sul fatto che i cronici e sistematici ritardi di tutte le scadenze contrattuali (CCNL, CCNI e biennio economico) non registrano soltanto la protervia di governo ed amministrazioni, ma costituiscono la naturale conseguenza di un progressivo indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori finanziari, frutto della scellerata sottoscrizione da parte delle sigle firmatarie, di contratti a perdere sia dal punto di vista salariale che normativo.

Dinanzi a tutto ciò, agitare nella nuova piattaforma come obiettivi centrali, ennesima linea Maginot – l’incremento dei buoni pasto a 7 euro lordi (6,29 netti), il conteggio di tutta l’indennità di agenzia nella liquidazione e il recupero della decurtazione salariale della malattia sotto i 15 giorni – per quanto giusto, ci sembra un po’ marginale e riduttivo di fronte alla tempesta che si è abbattuta da tempo sui lavoratori: stipendi fermi da 2 anni con una perdita salariale del 20% rispetto al costo della vita, riduzione degli organici senza nuove assunzioni, con un aumento spaventoso dei carichi di lavoro, espansione a dismisura del precariato, aumento di privatizzazioni ed esternalizzazioni di servizi, compressione dei diritti sindacali, ritardi mostruosi nell’erogazione del salario accessorio ecc. ecc..

Ebbene a fronte di tutti questi problemi il topolino delle richieste e della “vertenza” ci sembra di profilo bassissimo.

Per questo non vorremmo ripetere l’esperienza passata, quando, a fronte di una straordinaria mobilitazione collettiva in tutta Italia per il contratto, mai avvenuta negli uffici finanziari, è arrivata la batosta dell’ennesimo contratto brutto e senza miglioramenti particolari.

Pertanto, se movimento di lotta sul contratto deve esserci, non può limitarsi semplicemente a qualche “piccola rivendicazione”, ma, al contrario, deve costituire l’occasione per rispedire al mittente i contenuti dell’accordo del 27 maggio, e riaprire il discorso sulle grandi questioni che riguardano la vita di oltre 60000 lavoratori finanziari ovvero
- Incrementi economici di 250 euro medi mensili;
- Eliminazione di tutte le forme di lavoro precario e nuove assunzioni a tempo indeterminato;
- Inglobamento del salario accessorio in paga base;
- Nuovo ordinamento professionale, rispettoso del lavoro e delle funzioni svolte dal personale;
- Diritti sindacali e di assemblea per tutti i lavoratori e per qualsiasi organizzazione sindacale;
- Stop ad esternalizzazioni, privatizzazioni e fondi pensione para privatistici, forte abbassamento dei carichi di lavoro.


La coerenza sindacale non si acquista al supermercato e ci sembra che da tempo sia diventato un parametro assolutamente virtuale.

COBAS Pubblico Impiego
Finanze e Agenzie Fiscali
aderente alla Confederazione COBAS

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