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(20 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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Intervento di Paolo Consolaro

della federazione PRC di Vicenza

(1 Agosto 2002)

Invio qui sotto e in allegato il testo del mio intervento al seminario nazionale di Progetto comunista, sperando che possa esservi utile.


Intervento a Marina di Massa, 20 luglio 2002
di Paolo Consolaro (con lievi modifiche per maggior chiarezza).


Cari compagni di Proposta, mi rivolgo a voi perché siete il gruppo decisivo per quanto riguarda il presente, ma anche il futuro, se ci sarà, dell’area di Progetto comunista che tutti noi abbiamo contribuito a costruire con la nostra militanza e la nostra intelligenza politica in questi anni.

Il documento che avete posto in discussione ha suscitato presso i compagni di Vicenza le più svariate reazioni, provocando a mio avviso più disorientamento che chiarezza (parlo di compagni con incarichi nel PRC, schierati decisamente con noi al 5° congresso). Se l’esigenza di un ‘salto di qualità’ politico e organizzativo dell’area è più o meno condivisa da tutti, sono sorte però divergenze, perplessità e dubbi sia nel metodo che nel merito della proposta specifica.

Un’obiezione riguarda il fatto che non è previsto alcun superamento delle pratiche di gestione ‘centralizzata’ delle comunicazioni che, mascherando dietro le necessità ‘tecniche’ dell’efficienza una reale concentrazione di potere, ostacola la circolazione delle idee e delle esperienze, specie di quelle critiche o divergenti, e di fatto impedisce un effettivo ‘controllo dal basso’, favorendo invece lo sviluppo di quel ‘centralismo burocratico’ che voi, giustamente e in buona fede, siete i primi a rifiutare scandalizzati, ne sono certo. Voi sapete bene che Trotzky è stato il critico più acuto e il nemico più feroce, oltre che la vittima più illustre, di quel ‘ceto dirigente tecnico’ cresciuto sull’espropriazione agli organismi di base del controllo politico (cioè della democrazia sostanziale, senza la quale non può esserci socialismo).

Da altri sono emerse esigenze di un effettivo allargamento di Progetto comunista, una volta strutturato in ‘associazione’, aprendo questa anche a compagni che sono usciti o preferiscono non entrare nel P.R.C. proprio perché, condividendo le nostre posizioni alternative, le trovano in insanabile contrasto con quelle della maggioranza, per la quale non vogliono essere costretti a fare i ‘portatori d’acqua’.

Da parte mia ho espresso, ed esprimo qui oggi, la profonda preoccupazione nel trovare elementi di chiusura settaria dietro le pur necessarie indicazioni di linea politiche e programmatiche. Non intendo dire, come qualcuno, "sono trotzkisti, allora io non c’entro", ma leggo, nella vostra ansia di definire e limitare strettamente il ‘territorio di competenza’ della ‘nuova’ associazione (omologandolo sostanzialmente a quello stesso che fin qui avete gestito come associazione ‘Proposta’), il grave pericolo di disperdere le forze che siamo riusciti faticosamente a far crescere insieme in questi anni. Ho paura che la fretta di costituire il ‘nucleo d’acciaio’ del partito che si profila all’orizzonte, vi faccia diventare un gruppo di generali senza esercito, mentre l’occasione storica che ci viene fornita dall’eccezionale ripresa del movimento di lotta, se evitiamo di ‘montarci la testa’, è quella di creare davvero un polo di riferimento politico e programmatico finalmente credibile e attrattivo per tanti compagni potenzialmente rivoluzionari, ma oggi ancora disorientati perché le disillusioni indotte dalle direzioni riformiste e opportuniste di tutte le specie li hanno gettati in braccio di avventurismi settari, o dei Casarini di turno, alla ricerca dei ‘gesti esemplari’ di stampo mediatico e post-operaista (con la benedizione dei ‘profeti del nulla alternativo’ come Toni Negri…), o peggio nel disperato tran tran individuale del ‘fatti i fatti tuoi, che la politica è tutto uno schifo’…

Voglio essere franco fino in fondo, ma anche propositivo, dato che ritengo questo passaggio troppo importante per non essere affrontato con serietà e senso della verità.

Non sono trotzkista. Non per questioni di principio o di simpatia, ma perché, con tutto il rispetto per la figura storica e politica di Trotzky, ritengo che la sua interpretazione del marxismo contenesse degli errori da superare: le critiche non sono mie (non sono così presuntuoso), ma si possono trovare per esempio negli scritti (certo non ‘stalinisti’) di L. Althusser negli anni ’60 (‘Per Marx’), del suo allievo E. Balibar negli anni ’70 (‘sulla dittatura del proletariato’), e da un’altra angolazione nella ‘Storia delle lotte di classe in U.R.S.S.’ di C. Bettelheim. Non posso argomentare qui una questione che merita un seminario di studi: accenno solo che questi autori hanno indicato nel presupposto ‘economicista’ l’errore teorico di base che accomuna sia la degenerazione staliniana, sia la critica che ne fece il suo più acerrimo nemico contemporaneo. Da tale presupposto derivano, nelle concezioni trotzkiste, almeno due conseguenze: una è la confusione sul significato di ‘transizione’, a cui è connessa la questione del cosiddetto ‘programma transitorio’; l’altra riguarda il ruolo delle lotte sindacali e delle piattaforme rivendicative, con la connessa questione del ruolo dei comunisti nei sindacati e della formazione del sindacato di classe. Guarda caso, questi sono i principali punti in cui trovo ambiguità e contraddizioni nei vostri documenti e comportamenti politici, e su cui ho prodotto qualche contributo critico, che mi propongo di integrare e approfondire.

Sulla questione poi, non tanto del nome ("’cà nisciuno è ffesso"), quanto della caratterizzazione da dare alla pur indispensabile rinascita dell’Internazionale marxista rivoluzionaria, il riferimento stretto ai partiti e gruppi dell’MRQI denota la volontà di omologare Progetto alla vostra identità trotzkista, con un ’ancoraggio nostalgico’ a un passato da superare (attenzione: dico superare, non abbandonare), e mi lascia fortemente perplesso: evidentemente non riusciamo ancora a pensare in termini di ‘comunismo del terzo millennio’.

In conclusione, se accettate il confronto interno su questi temi, senza ‘museruole’ né censure, (magari imposte con la squallida scusa della ‘disciplina leninista’, come ho sentito a Venezia), allora ci starò con entusiasmo e continuerò a dare il mio contributo attivo per la crescita rivoluzionaria di Progetto comunista. Altrimenti, se vedrò che lo scopo non è di creare un’associazione ‘nuova e più ampia’, ma in realtà vecchia (perché fondata sulla linea non emendabile di Proposta) e più ristretta (perché tende ad emarginare di fatto una serie di compagni sulla base di discriminanti non giustificate), mi ritirerò in attesa di tempi migliori, sperando che si possano evitare le più gravi conseguenze di questo errore politico.

Non bastano più le parole rassicuranti: deciderò sulla base di segnali concreti. Uno di questi sarà la rinuncia o meno, da parte vostra, alla chiara forzatura che avete operato includendo fra i documenti ‘discriminanti’ la risoluzione approvata a maggioranza nel seminario dell’anno scorso in questa sala. A parte il richiamo esplicito alla Quarta Internazionale, non c’è nulla in esso che non sia stato ripreso e approfondito nel documento congressuale. Ma chi c’era si ricorda che esso fu posto forzatamente in contrapposizione a un O.d.G. presentato da me e da altri compagni, che non a caso criticava il metodo delle ‘omologazioni di maggioranza’, che perseguono risultati di egemonismo autoreferenziale, piuttosto che di progresso verso l’egemonia reale nei movimenti e nei territori. Il richiamo fatto oggi, anche se in tono bonario, a tale contrapposizione ha il chiaro sapore di una ‘resa dei conti’. Pertanto chiedo (come segnale, ripeto, non come atto risolutivo) che a tale documento venga sostituito l’O.d.G. conclusivo proposto dalla nostra area al V congresso di Rifondazione, fra l’altro molto più attuale oltre che condivisibile.

Quanto al documento per la conferenza dei Giovani comunisti, come qualcuno ha già detto si vede che è stato ‘scopiazzato’ e rabberciato, per cui mi sembra che faccia più confusione che chiarezza rispetto ai documenti congressuali.

Paolo Consolaro

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