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(18 Novembre 2008) Enzo Apicella

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La “quarta settimana” di operai, impiegati e pensionati e i vitalizi dei parlamentari

Lettera al manifesto di un gruppo di lavoratrici, lavoratori e pensionati della Spezia

(4 Ottobre 2006)

Caro Manifesto,

siamo un gruppo di compagni/e, tuoi elettori; abbiamo deciso di scriverti facendo riferimento ad un recente articolo di fondo di Rossana Rossanda sul manifesto. L’argomento trattato è per noi molto importante.

Siamo metalmeccanici/e da 32 a 16 anni di anzianità e pensionati/e, siamo di sinistra, abbiamo votato questo governo, siamo iscritti/e alla FIOM e allo SPI/CGIL. Ci aspettavamo di non sentire più parlare in finanziaria di interventi sulle pensioni, ma di tassazione delle rendite e delle grandi ricchezze, di come colpire l’evasione e l’elusione fiscale, di come combattere il lavoro nero e gli infortuni, dell’abrogazione della legge 30, di rilancio del lavoro a tempo indeterminato, di lotta alla disoccupazione, insomma di ben altri strumenti per recuperare risorse.

Avremmo voluto che questo Governo cominciasse ad affrontare nodi centrali sui quali in questi anni c’è stato il massacro.

Affrontare il tema delle pensioni significa attuare finalmente la divisione tra previdenza e assistenza, stabilire regole uguali per tutte le categorie sulla percentuale e sui tempi per il calcolo delle pensioni; ma soprattutto è necessaria una posizione forte e decisa nel mantenere la pensione pubblica. Così come va ricercato uno strumento per tutelare salari, stipendi e pensioni dall’inflazione, anche perché, se non ricordiamo male, buona parte della campagna elettorale dell’Unione si è incentrata sul dramma per lavoratori e pensionati della “ Quarta settimana del mese “.

Cosa è cambiato da aprile ad oggi? Come mai nell’agenda politica, nel dibattito pubblico del Governo e dei partiti questo problema è sparito completamente? Eppure una parte di cittadini/e, oggi come ieri non riesce ad arrivare in fondo al mese, perché ha ancora stipendi e pensioni da fame. Per loro non è cambiato nulla !! Insomma dobbiamo constatare con rammarico che sono cambiati i musicisti, ma la musica è la stessa.

Purtroppo dobbiamo prendere atto che ….. il male di questo Paese sono ancora le pensioni . Davvero singolare, per non dire vergognoso!!! E qui vorremmo ricordare la riflessione della Rossanda sui “ costi della politica “, sui quali anche a sinistra si fa finta di niente. Certamente la riduzione di tali costi non è la risoluzione dei problemi; è però un aspetto importante che non va sottovalutato, ma anzi affrontato con decisione.

Quanto costano ad esempio i parlamentari ? Discutono di allungare l’età pensionabile, dichiarano che è scandaloso andare in pensione a 57 anni, ma quanti di loro hanno mai lavorato nelle fabbriche, nei cantieri ? Si parla di diminuire il coefficiente per il calcolo delle pensioni, di penalizzare chi esce prima dei 40 anni di lavoro, ma, loro, sanno quanto si prende di pensione dopo 37 anni? Meno di 1000 euro. Perché i parlamentari non ci dicono a quanto ammontano i loro vitalizi esenti da ogni tassazione ? E dopo quanto tempo vengono loro assegnati ? E gli aumenti che i parlamentari fanno a se stessi, con “colpi” da 1000 euro alla volta, alla faccia dell’inflazione, e tutte le agevolazioni di cui beneficiano ? Quale altro paese europeo ha questi costi della politica !

Chiediamo al Governo, al Parlamento: ma Vi sembra normale, Vi sembra giusto ? Pensate che i cittadini Vi capiscano ? Ma come Vi sentite nei confronti del disoccupato, del pensionato a 500/750 euro al mese ?

Insomma noi sottoscritti pensiamo che anche per la sinistra esista un problema di valori, di etica, che va affrontato, pena davvero l’imbarbarimento.

Perciò noi ci sentiamo di dover dire a tutti i parlamentari della sinistra di cominciare loro stessi a rinunciare a tutti i privilegi di cui godono, perché occorre dare l’esempio se si vuole una società più giusta. Voi che Vi richiamate a valori ed ideali politici/sociali di sinistra, date il segno di una svolta; da Voi che siete stati eletti da una grande parte di lavoratori, di pensionati, di giovani, di disoccupati ci aspettiamo fatti, non parole.

Al Manifesto i più cordiali saluti comunisti.

Rita Ghiglione
Rita Mannino
Manuela Frau
Nadia Lombardi
Giuseppe Bernardini
Ivan Ferrari
Bernardo Nardi
Paolo Rossi
Nello Benedetti
Alberto Balderi
Giovanni Gattoronchieri
Stefano Peroni

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