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(21 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Difendo i Cobas

(31 Ottobre 2006)

Cari compagni del manifesto, giovedì leggo, mentre stavo andando al lavoro, l'attacco violentissimo (polemico s'intende) di Gabriele Polo ai Cobas per il loro inserto di ieri in cui esprimono le proprie posizioni riguardo alla partecipazione alla manfestazione del 4 novembre «Stop precarietà».

Premetto che non sono un iscritto ai Cobas né particolarmente vicino alle loro posizioni politiche e che per ascoltare una voce critica (anche se spesso troppo flebilmente) sono tornato a essere un assiduo lettore del manifesto dopo che la sinistra «radicale» è entrata nel governo Prodi.

L'attacco di Gabriele Polo è nei toni equivalente e speculare all'attacco contenuto nell'inserzione dei Cobas nei confronti del ministro Damiano.

Ma questo non basta a determinare un pareggio e palla al centro. Sì perché la polemica, un po' come le guerre di questo ultimo periodo, è per lo meno «asimmetrica»: da una parte sta chi in modo a volte forse discutibile e con tutti i limiti teorici e oganizzativi del caso difende le ragioni dei lavoratori, dall'altra sta chi vota leggi e «fiducie» dall'alto dei propri scranni parlamentari, schiera truppe di sottosegretari e distribuisce posti nei Cda delle amministazioni pubbliche.

In mezzo c'e un ministro, Damiano, che obiettivamente sul caso Atesia si è comportato im modo berlusconiano, a mio parere indegno della autorevole difesa del compagno Polo.

Sono d'accordo che la manifestazione del 4 sia molto importante, ma certo non si può affermare che la sua piattaforma sia chiarissima se non contiene alcun riferimento alla finanziaria in via di approvazione.
Inoltre mi chiedo come sia possibile che la «microidentità» dei Cobas riesca nella titanica impresa di svuotare la piazza delle poderose organizzazioni confederali e della sinistra governativa.
Sono certo infatti che non ci riuscirà.
Saluti un po' «settari» ma forse anche un po' «coerenti», e sempre comunisti.

Federico Bacchiocchi, mPCL Bologna

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