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Sulla fabbrica Zanon

interrogazione parlamentare di Rifondazione Comunista, ancora senza risposta

(6 Novembre 2002)

MANTOVANI.

- Al Ministro degli affari esteri.
- Per sapere
- premesso che: l'impresa familiare Zanon, che diventerà una delle principali nella produzione di piastrelle e rivestimenti di ceramica in Argentina, si è installata nella provincia di Neuquén durante l'epoca della dittatura militare, quando Josè Martinez de Hoz era Ministro dell'economia; la ditta Zanon era altresì proprietaria del parco giochi Italpark, chiuso dopo la morte di una bambina per mancanza di sicurezza delle infrastrutture; circa due anni fa la fabbrica di ceramica, inizia ad avere problemi ed i signori Zanon, proprietari dell'impianto, licenziarono 100 lavoratori oltre ad imporre riduzioni salariali ai rimanenti.

I lavoratori denunciarono il tentativo di svuotamento della fabbrica; la provincia di Nequen ha dato assistenza economica all'impresa con un sussidio di 5 milioni di dollari nonostante la situazione non fosse cambiata.

Va detto che questo non era il primo sussidio ricevuto da parte del governo provinciale; dato il mancato pagamento dei salari, i lavoratori entrarono in sciopero per 34 giorni, ottenendo alla fine il pagamento degli stessi.

Ma poco dopo i proprietari iniziarono a non pagare nuovamente i salari ed i lavoratori, organizzati nel sindacato de Obreros y ceramistas de Neuquen (Soecn) decisero di occupare la fabbrica; gli avvocati del

Centro professionale per i diritti umani che assistono i lavoratori presentarono al giudice una accion de amparo (ricorso di protezione) chiedendo la condanna dell'impresa per "serrata"; nel frattempo i lavoratori decisero di dare continuità alla produzione utilizzando una moderna linea di montaggio unica nel paese.

Come risposta, i proprietari fecero sospendere le forniture di gas, provocando lo spegnimento dei forni; il 31 ottobre 2001 il giudice Maria Rivero de Taiana emise una sentenza contro l'impresa ordinando il sequestro del 40 per cento dello stock di magazzino per pagare i salari dei lavoratori che nel frattempo erano sopravvissuti grazie alla solidarietà della popolazione.

I signori Zanon si rifiutarono di accettare la decisione del giudice e mantennero la chiusura della fabbrica; a fine novembre licenziarono tutti i lavoratori presentando ai tribunali una richiesta preventiva di fallimento.

Da parte loro i lavoratori continuarono a produrre e l'ulteriore tentativo della Zanon di far sospendere le forniture di gas si trasformò per loro in un boomerang, in quanto i giudici scoprirono allacciature illegali alla rete di fornitura; il 7 maggio 2002 la Corte suprema di giustizia conferma la sentenza in secondo grado condannando l'impresa per la chiusura degli impianti trattandosi di una "serrata padronale offensiva"; alla fine di maggio 2002, i dipendenti della Zanon firmarono un accordo con l'università del Comahue, con sede a Neuquen, per l'assistenza tecnica dell'università ed ebbero l'offerta di una comunità mapuche (popolazioni autoctone) di utilizzare delle cave che si trovano nelle loro terre, per ottenere i materiali necessari alla produzione, la cui vendita si stava realizzando con successo; un gruppo di banche facenti capo a Credit Suisse avrebbe l'intenzione di comprare lo stabilimento Zanon, così come già avvenuto in altre occasioni e l'azione dei lavoratori ne avrebbe impedito la vendita; i signori Zanon, di origini italiane, chiesero ed ottennero l'appoggio dell'ambasciata italiana in Argentina.

Il consigliere economico e commerciale Pierluigi Velardi, inviò una lettera al giudice nella quale si esprimeva la preoccupazione per "l'occupazione abusiva della fabbrica da parte di alcuni attivisti".

Il diplomatico affermava altresì che la situazione "poteva compromettere l'insieme degli investimenti di origine italiana" nel paese; dopo una manifestazione dei lavoratori e dei loro avvocati ed un incontro di una loro delegazione con il signor Velardi, quest'ultimo ha reso pubblica una nuova lettera al giudice in cui si afferma tra l'altro che: "Dopo l'incontro con i rappresentanti dei lavoratori dell'impresa Ceramica Zanon, nei quali si sono chiariti molti punti sulla situazione attuale della suddetta società, considero necessario rivedere la posizione espressa nella lettera a lei inviata il 26 aprile, che deve considerarsi nulla visto che è stata redatta in base ad informazioni incomplete"; ma le pressioni giudiziarie per sloggiare lo stabilimento non sono certo cessate.

Oltre a queste, vi sono state altre pressioni.
In particolare: minacce di morte ai dirigenti sindacali, il rapimento (per fortuna temporaneo) di due operai ad opera di persone con il volto coperto da un cappuccio che, dopo averli derubati dei soldi delle vendite della settimana da ripartire tra i lavoratori, li hanno abbandonati a distanza dell'abitato, non senza aver proferito minacce che facevano riferimento all'occupazione della fabbrica -:

se il Governo era a conoscenza dell'intervento di pressione dell'ambasciata nei confronti della magistratura argentina; quali iniziative intenda intraprendere presso il Governo argentino al fine di ottenere il rispetto dei diritti politici e sindacali dei lavoratori dell'impresa "Ceramica Zanon".

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