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Sotterranei della giustizia

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(14 Novembre 2009) Enzo Apicella
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(Omicidi di stato)

12 maggio: per Giorgiana Masi.

Contro la famiglia e contro lo Stato.

(13 Maggio 2007)

Il 12 maggio 1977, nel corso di una manifestazione per celebrare l’anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio, Giorgiana Masi veniva assassinata da agenti infiltrati della polizia di Cossiga. Era la risposta dello Stato ad una generazione che lottava contro l’ordine costituito, nel nome dell’insopprimibile radicalità dei propri bisogni. Giorgiana studiava al Pasteur, un liceo scientifico della periferia nord-ovest della capitale. Una ragazza come tante, potrebbe dire qualcuno, ma Giorgiana quel giorno aveva fatto una scelta precisa. Noi non la vogliamo trasformare in un simbolo, perché la logica del simbolo prescinde dalle persone concrete, dal loro universo di desideri e di passioni. Il volantino che dedichiamo a Giorgiana muove invece dalla consapevolezza che lottare oggi è anche un modo di riscattare chi ha lottato ieri. Mentre siamo in piazza a ricordare Giorgiana e la violenza di Stato, è in corso il Family Day, espressione della offensiva clericale contro la libertà di scegliere come vivere, nel nome della difesa della famiglia tradizionale e dei valori patriarcali ad essa legati. E’ l’ultimo capitolo di un intervento sempre più massiccio del clero nella scena politica italiana. La penisola, infatti, è vista come l’ultima trincea del cattolicesimo in Europa. Ora, se è necessario contrastare questa offensiva, bisogna evitare di farsi ammaliare dai profeti della cultura laica. Se Ratzinger e Bagnasco propugnano un ritorno alla religione di Stato, pur se in assenza del vecchio potere temporale, gli intellettuali laici non sono migliori. C’è chi, tra loro, propende per lo Stato stesso come religione. Non è quanto già accade in Francia? Il divieto di esibire simboli politici e religiosi nei luoghi pubblici, non è che una sottomissione alla sacralità delle istituzioni.

Il fatto è che di fronte a noi abbiamo due modi diversi di legittimare il potere costituito. Si pensi alle guerre imperialiste in cui è coinvolta l’Italia. I due fronti contrapposti le sostengono con motivazioni diverse: quella religiosa, legata alla necessità di ribadire le radici cristiane contro una presunta avanzata islamica, e quella laica. Quest’ultima si basa sull’idea, sostenuta in particolare da Marco Pannella, che l’Occidente può conquistare le popolazioni che aggredisce combinando la potenza militare con il richiamo esercitato dalle cosiddette “armi di attrazione di massa”, cioè dalle vetrine piene di merci e dalla possibilità di mettere, di tanto in tanto, una scheda nell’urna elettorale. Da ciò si evince che, se vogliamo continuare a lottare, per affermare i nostri bisogni e per il riscatto di Giorgiana e della sua generazione, dobbiamo propugnare una logica diversa. Sostenendo con forza che lo Stato e la famiglia non sono istituzioni da ritenere eterne ed insuperabili. Ai laici, che ci propongono il culto dello Stato, ricordiamo che esso, tra le sue funzioni, ha il monopolio della forza, all’esterno (leggi guerre) come all’esterno. E lo usa ogni volta che questo ordine sociale basato sullo sfruttamento e sulla negazione dei nostri bisogni viene messo in discussione. L’assassinio di Giorgiana Masi e quello, più recente, di Carlo Giuliani lo testimoniano. Quanto alla famiglia, essa è il primo luogo di trasmissione della cultura dominante, a partire dalla divisione in ruoli tra i sessi. Ora, negli anni in cui Giorgiana lottava, si tendeva a superare l’istituzione familiare con esperienze più larghe, comunitarie, contraddittorie ma ricche di indicazioni su una socialità altra. Così come allo Stato si contrapponevano collettività organizzate per riappropriarsi del proprio destino, al di fuori di qualsiasi delega a partiti e istituzioni. Oggi, di fronte ad una realtà fatta di precarietà, di repressione delle lotte, di rigurgiti clericali, quelle istanze non sono superate, ma sempre più urgenti. E il 12 maggio è la migliore occasione per ricordarlo.

Corrispondenze Metropolitane – collettivo di controinformazione e d’inchiesta

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