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(16 Novembre 2011) Enzo Apicella
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Perché, oggi più che mai, è necessaria l'unità d'azione del sindacalismo di base

Una conversazione con "I promotori dell'appello ‘Per un fronte unico sindacale di classe’"

(21 Novembre 2017)

Nelle scorse settimane si sono svolti due scioperi generali, organizzati da differenti anime del sindacalismo di base. Rispetto all’assenza di un momento di lotta unitario, stavolta però non vi è stato solo il consueto mugugnare improduttivo. Non è mancato, infatti, chi ha cercato di spingere concretamente sul terreno dell’unità d’azione. Parliamo in particolare de "I promotori dell'appello ‘Per un fronte unico sindacale di classe’": lavoratrici e lavoratori appartenenti a diverse espressioni del sindacalismo di base e conflittuale che hanno deciso di aprire una precisa battaglia per costruire le condizioni affinché, in futuro, non si assista più a quegli scioperi separati che, inevitabilmente, riducono la forza del conflitto. Condividendo lo spirito del loro appello e ritenendo interessante anche il loro modo di agire concreto, gli abbiamo rivolto alcune domande, mossi dalla volontà di capire cosa si può fare per spingere in una direzione che appare quanto mai necessaria, vista l’entità dell’attacco padronale alla classe lavoratrice.

contro l'offensiva del capitale

Anzitutto, ci piacerebbe conoscere le vostre valutazioni in relazione ai due scioperi, proclamati da settori diversi del sindacalismo di base, del 27 ottobre e del 10 novembre. A vostro avviso, quale impatto concreto hanno avuto?

Consideriamo uno sciopero “riuscito” quando esso ha un effetto tangibile, consistente, sull'attività produttiva di quel dato settore.

Quello del 27 ottobre – proclamato da Cub, SI Cobas, ADL Cobas (solo per il privato), Sgb, Slai Cobas e Usi-Ait – può considerarsi tale solo nella logistica, grazie alla mobilitazione organizzata dal SI Cobas e dall'ADL Cobas.

Nel settore trasporti lo sciopero è stato boicottato dalla precettazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio che d'autorità, con pretesti strumentali, negando di fatto la libertà di sciopero, lo ha ridotto da 24 a 4 ore, compromettendone la riuscita.

Non è andato bene nemmeno fra gli aeroportuali (a Fiumicino non si è riusciti a cancellare nessun volo oltre quelli che Alitalia, come di consuetudine, ha cancellato preventivamente) e fra gli autoferrotanvieri.

Nel pubblico impiego, secondo i dati di fonte padronale, cioè del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, hanno aderito 21.638 lavoratori, pari all'1,3% della categoria (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/03-11-2017/sciopero-generale-del-27-ottobre-2017-di-tutti-i-settori-pubblici-e). Una percentuale molto bassa, anche se superiore a quella dello sciopero del 4 novembre 2016 (0,80%), proclamato dal medesimo cartello sindacale, (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/08-11-2016/sciopero-generale-di-tutte-le-categorie-pubbliche-e-private-del-4) e a quella dello sciopero generale del solo Pubblico Impiego del 30 marzo scorso proclamato dalla sola USB PI (0,92%) (http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/03-04-2017/sciopero-generale-del-30-marzo-2017-dei-dipendenti-pubblici-della).

Nel settore privato lo sciopero del 27 – come detto fatta eccezione per la logistica – è passato senza che la maggioranza della classe lavoratrice nemmeno se ne avvedesse. La sua parziale riuscita in quelle poche aziende dove sono presenti i sindacati di base promotori della mobilitazione è certo da valorizzare ma non è sufficiente a ribaltare questo giudizio.

Lo sciopero quindi si è attestato su un livello inferiore a quello del 16 giugno, che era stato proclamato come sciopero nazionale del settore trasporti e della logistica e tale effettivamente è stato.

Da ciò sorge la riflessione che, allo stato attuale, da parte del sindacalismo di base sarebbe forse più serio proclamare scioperi nazionali di settore e categoria, non generali, evitando di sminuire il valore di questa suprema arma di combattimento della classe salariata.

Nello sciopero del 10 novembre, proclamato da USB, Confederazione Cobas, ADL Cobas (per la parte di suoi organizzati nel pubblico impiego), Unicobas ed USI (scissione romana dell'Usi-Ait) è venuta a mancare la forza della mobilitazione della logistica.

Nei trasporti è andato meglio del 27, sia perché non vi è stata precettazione (lo sciopero è stato di 24 ore) sia per merito di alcune vertenze locali degli autoferrotranvieri (Roma, Napoli, Torino).

Fra i ferrovieri – la Cub Trasporti di questo settore ha scioperato sia il 27 che il 10 – è andato bene nel settore merci e nel trasporto regionale, discretamente nel comparto lunga percorrenza, sebbene si sia rimasti lontani dai risultati che aveva ottenuto la mobilitazione contrattuale unitaria di Cub Trasporti, Usb, Cat e Sgb che aveva avuto adesioni fino all'80%, conducendo inoltre alla redazione di una piattaforma contrattuale comune nel 2016.

Anche lo sciopero del 10 non è andato bene fra gli aeroportuali. Qui hanno agito in senso negativo pure le vicissitudini sindacali in Alitalia. Il segretario nazionale della CUB Trasporti all'assemblea milanese del 23 settembre, organizzata dai sindacati promotori dello sciopero del 27 ottobre, aveva dichiarato che la sua organizzazione avrebbe sostenuto entrambi gli scioperi, sia quello del 27 che quello del 10. In Alitalia, CUB e USB avevano condotto una mobilitazione unitaria fin dal dicembre 2016, con vari scioperi che avevano avuto un buon successo, portando alla bocciatura, nel referendum svoltosi il 24 aprile, di un accordo firmato dai sindacati confederali ed autonomi. Il 30 ottobre però USB ha firmato un accordo sulla cassa integrazione nel quale, nero su bianco, si riconosce la presenza di esuberi e la necessità di definirne ulteriori, quella di linee antieconomiche da eliminare, quella di agire riducendo ogni voce di costo, quindi anche quella del lavoro. Questa firma ha – noi ci auguriamo solo temporaneamente – rotto il fronte comune, inducendo la Cub Trasporti del settore aereo a non aderire allo sciopero del 10. Non hanno cambiato idea invece, come detto, i ferrovieri della Cub ed anche alcuni gruppi locali di autoferrotanvieri (Genova, Lucca).

Nel pubblico impiego l'adesione si è attestata all'1,72%, superiore a quella del 27 ottobre (1,3%), ma inferiore a quella dello sciopero dell'8 marzo scorso, proclamato per la giornata internazionale della donna da tutto il sindacalismo di base (Usb, Cub, Confederazione Cobas, ADL Cobas, Sgb, Sial Cobas, Usi-Ait) e a cui aderì nel comparto scuola anche la FLC Cgil, che raggiunse una percentuale d'adesione pari al 2,05%.

Per il settore privato valgono le stesse considerazioni fatte in merito a quello del 27 ottobre.

Questo quadro conferma la correttezza dell'indirizzo proposto dal nostro appello “Per un fronte unico sindacale di classe” di uno sciopero unitario del sindacalismo di base. Ciò avrebbe permesso l'adesione anche delle correnti di opposizione di sinistra in Cgil.

Non si tratta, come affermato da alcuni per criticare la nostra indicazione, di unire meramente le sigle, le “burocrazie sindacali”, ma di far scendere in sciopero insieme, lo stesso giorno e in manifestazioni comuni, i gruppi di lavoratori inquadrati nei vari posti di lavoro nelle diverse categorie, del pubblico e del privato, dal completo arco del sindacalismo conflittuale.

Solo in questo modo si sarebbe – forse – raggiunta la capacità di imbastire uno sciopero in grado di raggiungere quel livello minimo di energia necessario per essere percepito dalla classe lavoratrice come una vera lotta, cominciando a costruire in essa l'idea che esiste una forza sindacale alternativa ai sindacati tricolore in grado di dar vita a mobilitazioni generali, e di seminare qualcosa per le mobilitazioni future.

I due scioperi generali separati invece, come per quelli passati del sindacalismo di base, sono passati come l'acqua fresca, senza lasciare traccia.


Ecco, visto che lo avete appena accennato: com’è nato l’appello “Per un fronte unico sindacale di classe”?

L'idea di scrivere un appello a sostegno di uno sciopero unitario è maturata ai primi di agosto fra un piccolo gruppo di militanti sindacali appartenenti a diverse organizzazioni: Usb, Cub, Confederazione Cobas e sinistra Cgil (Il sindacato è un'altra cosa). Con questi abbiamo redatto il testo e lo abbiamo proposto ad altri militanti sindacali, chiedendo loro la disponibilità a risultare come “primi firmatari”. Si sono così aggiunti altri militanti delle organizzazioni già citate e di altre ancora, quali il SI Cobas e l'Orsa. Il 18 agosto lo abbiamo reso pubblico.

Evidentemente lo scopo dichiarato dell'appello – lo sciopero unitario – non è stato raggiunto. D'altronde lo ritenevamo difficilmente realizzabile, per quanto naturalmente qualche speranza c’era. Il fine realisticamente raggiungibile era dar ossigeno, forza e voce a quei gruppi di iscritti e militanti che nelle varie organizzazioni e correnti sentono la necessità di seguire l'indirizzo dell'unità d'azione del sindacalismo di base, facendola con le divisioni nell'azione di lotta fra le varie sigle sindacali conflittuali.

Su questo piano, più immediato, siete soddisfatti?

Sì, questo obiettivo lo consideriamo raggiunto a un livello soddisfacente, per diversi motivi:
- l'appello, in una dozzina di giorni, ha raccolto buone adesioni e, a partire da quella di Usb, ha avviato una catena di azioni e reazioni delle dirigenze della maggioranza delle organizzazioni sindacali di base. Un piccolo gruppo di militanti sindacali è riuscito a condizionare le azioni e il dibattito di questi sindacati e delle loro dirigenze per oltre un mese. Questo non perché siamo particolarmente abili ma in quanto abbiamo impugnato il giusto indirizzo, che trova terreno fertile fra i lavoratori e la base degli iscritti a questi sindacati, costringendo la maggior parte di queste dirigenze a dispiegare azioni per correre ai ripari.
- In quasi tutti i sindacati di base si è aperto un dibattito interno e si sono create divisioni: nella Cub, nell'Usb, nel SI Cobas, nella Confederazione Cobas, nello Slai Cobas;
- nel corso di questa battaglia, iniziata ad agosto e terminata con lo sciopero del 10 novembre, si è formato un gruppo di militanti sindacali che ha affrontato i vari problemi incontrati nel percorso, a nostro parere in modo complessivamente positivo.
- vi sono stati esempi circoscritti in cui strutture sindacali d'azienda, territoriali o nazionali hanno agito superando le divisioni di sigla. In alcuni casi si è trattato di azioni guidate da militanti sindacali legati al nostro appello: l'Usb della FCA di Melfi, della SEVEL di Atessa, dell''Istituto Maugeri di Tradate e i ferrovieri della Cub hanno aderito a entrambi gli scioperi. In altri casi ci riferiamo ad azioni autonome rispetto alla nostra iniziativa ma che, almeno in piccola parte, crediamo di aver favorito con la nostra battaglia: delegati della sinistra Cgil hanno aderito allo sciopero del 10 nella Continental di Pisa e nei Musei Civici Veneziani e a quello del 27 alla Electrolux di Susegana; a Genova Orsa, Cub e Usb hanno scioperato congiuntamente fra i tranvieri il 10 novembre; nella logistica hanno aderito allo sciopero del 10 i gruppi del SI Cobas della TNT di Fiano e della GLS di Riano, entrambi a Roma.


Quindi, i segnali incoraggianti non sono stati pochi... ma quali sono le cause reali che impediscono a tutt'oggi di giungere a uno sciopero unitario?

Crediamo che alla base vi sia una errata concezione del modo in cui possano crescere e svilupparsi il movimento operaio ed il sindacalismo di classe.

Le dirigenze di Cub e Usb, ad esempio, dimostrano con la loro condotta di credere che i lavoratori aderiscano alle loro organizzazioni e ai loro scioperi dopo aver esaminato, a freddo, le differenti posizioni e piattaforme sindacali. Non capiscono, o fingono di non farlo, che per la massa dei lavoratori aderire al sindacalismo conflittuale e abbracciare le rivendicazioni più radicali è un problema di forza. È quando si sentono forti che i lavoratori vedono aprirsi la possibilità di battersi con metodi e per obiettivi più ambiziosi. Il problema è mettere in campo scioperi che siano il più robusti possibile, con l'obiettivo di accendere il fuoco della lotta. È in questo fuoco che i lavoratori riscoprono la voglia di approfondire i problemi sindacali, che si formano e si selezionano nuovi militanti. Dispiegare scioperi unitari non è condizione di per sé sufficiente ma certamente offre un contesto più favorevole affinché ciò avvenga.


Su questo concordiamo... a questo punto non rimane che chiedervi quali iniziative avete in programma...

Per ora l'aspetto fondamentale è il sussistere di un gruppo che si tiene in costante contatto e discute di questioni sindacali alquanto varie, in un clima di reciproco rispetto e considerazione.

L'intenzione è continuare a sostenere la parola d'ordine dell'unità d'azione del sindacalismo conflittuale ogni qual volta questo problema si presenti, quindi non solo nei futuri scioperi generali ma anche in quelli di categoria ed aziendali. Ad esempio la questione ora si porrà per il rinnovo del contratto nazionale degli statali e, a breve, per quello dei ferrovieri.

Inoltre, parteciperemo al convegno promosso dal giornale dei ferrovieri “ancora IN MARCIA” sabato 25 novembre a Firenze, sulla “Difesa del diritto di sciopero e la necessità dell'unità del sindacalismo di base”.

Ed è ovviamente nostra intenzione organizzare una riunione dei promotori e sostenitori dell'appello e dell'indirizzo del Fronte unico sindacale di classe per discutere, definire e consolidare questo lavoro.

A cura de Il Pane e le rose – Collettivo redazionale di Roma

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