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Attenzione alla Democrazia

(7 Ottobre 2007)

Attenzione alla Democrazia!
O meglio: attenzione ai meccanismi della partecipazione democratica e della rappresentatività politica, dentro e fuori alle istituzioni.

I fatti di questi giorni che vanno evidenziandosi nella vicenda politica italiana inducono molti commentatori a sviluppare paragoni con il '92, l'epoca di “Tangentopoli” e della grande crisi monetaria.

Le analogie con allora, però, non sono molte: la più importante sembra essere quella riguardante la possibilità di assistere (come accaduto in altri momenti della storia d'Italia, pensiamo all'ultimo decennio dell'800) ad una operazione sostitutiva della politica da parte della magistratura.

Ciò accade, comunque, in una situazione diversa da quella di quindici anni fa: i grandi partiti sono stati smobilitati; si è compiuto il ciclo dell'affidamento ai grandi mezzi di comunicazione di massa, segnatamente la televisione, del dibattito politico ormai riservato ai leaders o presunti tali; il grado di impopolarità dei professionisti della politica è ormai generalizzato e al massimo storico (qualcuno di loro ha dichiarato: mi sembra di essere un repubblichino nel '45); la cosiddetta “società civile” si è ormai autorganizzata sul versante della protesta, seguendo prevalentemente improvvisate spinte populistiche.

Intanto l'esaltazione della “governabilità” quale elemento esaustivo dell'agire politico ha prodotto, a tutti i livelli centrali e periferici, una cattiva azione di governo.

Pensiamo a ciò che emerge dall'operato dei governatori delle Regioni o dei Sindaci delle grandi città: nulla nel senso della solidarietà, dell'equità, dell'efficienza sociale, della lotta alla speculazione e all'opacità amministrativa, ma egoismo, grettezza, chiusura di fronte ai grandi e complessi problemi della società moderna.

Un fallimento per il meccanismo dell'elezione diretta di figure istituzionali monocratiche: eppure il PD sceglie a suo leader, proprio il principale esponente di questo fallimento, il più importante epigono della “filosofia dell'apparire” presente nel panorama della sinistra italiana.

Nel frattempo prosegue furiosa la campagna sulla “Casta” ed i costi abnormi del funzionamento delle istituzioni.

Quali sono gli obiettivi di questa campagna?

Se giudichiamo dalle risposte che il mondo della politica fornisce all'offensiva in atto, l'esito a cui tende l'elite che la conduce (dai politologi alla Sartori, agli altri editorialisti del “Corriere della Sera”) appare essere quello di una ulteriore riduzione degli spazi di esercizio della democrazia rappresentativa: una riduzione che si verificherebbe dopo quella che si ebbe, appunto, come risultato della crisi del'92 assestatasi, come molti ricorderanno, sull'introduzione del sistema elettorale maggioritario, dell'elezione diretta di figure monocratiche, di determinazione di uno squilibrio di potere a favore degli esecutivi rispetto ai consessi elettivi, in Parlamento come negli enti locali; fallito, a causa del voto popolare, il tentativo di modificare la Costituzione, oggi si cerca una stretta ulteriore, proponendo, al riguardo della abnorme lievitazione dei cosiddetti “costi della politica”, non la riduzione dei benefici “fuori mercato” di cui godono ceti privilegiati collegati tra loro da una sorta di “familismo amorale” ma la riduzione nel numero dei rappresentanti eletti, a partire dagli Enti Locali, senza nessuna verifica operativa delle diverse realtà istituzionali.

Lo scopo è quello di introdurre un ulteriore sbarramento nell'accesso di forze “fuori dal coro” nelle istituzioni e di spostare, così, sempre più verso gli esecutivi ( ricordiamo che i componenti delle giunte regionali, provinciali, comunali sono nominati da Presidenti e Sindaci) i decisivi poteri di nomina e di spesa, riducendo i consigli a compiti di mera ratifica.

Inoltre si afferma sempre più la logica delle “liste bloccate”: tanto è vero che, dopo averle fortemente criticate nell'occasione delle elezioni politiche, il PD ha deciso di adottarle nel frangente di queste “primarie” (mai come in questo caso il termine deve essere virgolettato) del 14 Ottobre.

Insomma: il traguardo cui sembrano tendere assieme politici della “Casta”, conduttori televisivi, comici populisti,editorialisti del “Corriere della Sera” (unica incognita : la Magistratura?) appare essere quello del “Governo Unico”, nuova frontiera della modernità della politica, come sta dimostrando la Francia, ben avviata verso un modello “bipartisan”, sia dal punto di vista del personale politico, sia dal punto di vista delle concrete espressioni delle politiche di governo: di sinistra la politica economica (attraverso l'uso del “deficit spending”, in barba a Maastricht), atlantista la politica estera, di ultradestra la politica sociale.

Una “cattiva politica”, nella sostanza, che riproduce sfruttamento, distanze sociali, impossibilità di adeguamento della rappresentanza al di fuori dei “ceti privilegiati”.

“Cattiva politica” sostiene qualcuno che pensa, addirittura, ad un salto del gambero, oltre i “Sacri Principi” dell'89 ( nel senso di Rivoluzione francese, beninteso).

Un interrogativo finale: ma noi, che cosa ci stiamo a fare?

Savona, li 7 Ottobre 2007

Franco Astengo

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