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Five o'clock tea

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Elezioni: la Spagna e noi

(10 Marzo 2008)

Immediatamente, con le urne ancora calde della vittoria di Zapatero, furbescamente gli esponenti del partito democratico qui in Italia, traggono conclusioni sulla validità del bipartitismo e sperano che gli elettori italiani si comportino come quelli spagnoli.

Peccato, però, che qui abbiamo una situazione profondamente diversa, enormemente ambigua, in cui non si fronteggiano due partiti antagonisti, ma due partiti di centro, con programmi simili, entrambi ossequiosi della Chiesa e con candidati della Confindustria, con una identica valutazione della politica estera e di quella europea (entrambi immobili e subordinati agli USA), entrambi vogliono gli inceneritori come metodo per liberarsi della mondezza, entrambi non si preoccupano dell’ambiente e auspicano un aumento del PIL, e via elencando.

A questo quadretto va sommata la presenza dell’estremista di centro Casini, che non è in grado di spiegare nemmeno ai suoi parenti quale è la differenza programmatica del suo partito con i presunti avversari Berlusconi e Veltroni, e poi abbiamo una sinistra arcobaleno che ci propone la “lotta di classe” esercitandosi nei salotti ed escludendo gli operai dalle candidature e dal gruppo dirigente.

Questo è il reale, desolante, quadro di una politica agonizzante, bugiarda, falsa, senza principi e soprattutto senza una visione del futuro, che ha da una parte una destra populista-televisiva che si presenta come moderata e di centro, che fa finta di scontrarsi con un partito di centro, spaccato tra cattolici ed ex comunisti, che tentano solo di non scomparire dalla scena politica, come ha fatto mestamente il loro capo Prodi.

Andare a votare oggi in Italia, non potendo scegliere nemmeno i nomi dei candidati, mi sembra un esercizio assolutamente inutile.

10 marzo 2008

Paolo De Gregorio

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