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(Dove và la CGIL?)

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(5 Aprile 2009)

Mentre Epifani concludeva con il suo discorso la manifestazione del Circo Massimo cominciava il 5 aprile, il giorno dopo. Il suo discorso mi ha confermato nel ruolo del tutto negativo che la CGIL si è data e che si è accentuato con la gestione dell'attuale Segretario. Nessuna delle sue quattro proposte interpreta la grande volontà di cambiamento, di liberazione dallo stato di ricatto e di sottomissione, di uscire dallo stato di povertà dovuto a salari o pensioni del tutto insoddisfacenti dei lavoratori italiani Avrebbe dovuto chiedere un piano per la costruzione di duecentomila alloggi popolari per dare una risposta ai tanti giovani costretti al celibato a restare in casa dei genitori fino a 35 anni ma si è limitato a dire."Quello che propongo è un tavolo che possa affrontare 4 problemi : 1) Le politiche industriali e gli investimenti a partire dal Mezzogiorno; 2) Discutere cifre alla mano sulla capienza e congruità degli ammortizzatori sociali e vedere un blocco effettivo dei licenziamenti: 3) Discutere dei problemi dei pensionati; 4) Affrontare i temi della giustizia fiscale e dei temi dello sviluppo sostenibile. Anche Confindustria avrebbe interesse ad un tavolo vero di discussione. In sostanza senza una politica industriale il nostro è un Paese che uscirà dalla crisi più debole nel mondo».

Non c'è la proposta di uno scudo anticrisi dei lavoratori. Mi riferisco alla richiesta del Salario Minimo Garantito per Legge dal momento che la crisi viene usata da imprenditori privi di scrupoli per pagare a 2 o 3 euro l'ora
lavoratori assunti con uno dei tanti diabolici marchingegni della legge Biagi. Non c'è la richiesta alla Confindustria di un miglioramento delle retribuzioni oggi inferiori di circa il trenta per cento a quelle degli altri paesi industrializzati ed italiane ante 1993. Non viene chiesta l'abrogazione della legge Biagi che pur era nei programmi della CGIL fino a poco prima del governo Prodi. In quanto alla cosidetta giustizia fiscale immagino che se ne parli per raggranellare qualche spicciolo sulla busta paga. Non una parola è stata spesa per l'enorme degrado dei servizi sociali, per la mancanza di asili nido che in atto decurtano il salario di almeno trecento euro mensili a coloro che ne hanno bisogno per lavorare. Non una parola per la spinta verso la privatizzazione dell'acqua che peserà assieme alle altre bollette sul bilancio delle famiglie.

L'ossessione è il "tavolo" delle trattative. Un tavolo che viene agognato ma al quale non viene chiesto niente.

La CGIL è forte, è più forte di Cisl ed UIL e non può essere escluso dal negoziato . Un negoziato la cui agenda è dettata dalla Confindustria. Si discute su progetti di "riforma" del lavoro predisposti dagli uffici studi della Confindustria. Non sono ammessi argomenti diversi di discussione. Tutto lo struggimento di Epifani per il suo allontanamento da questo tavolo non meritava la mobilitazione, l'entusiasmo genuino, l'impegno di milioni di lavoratori che credono di lottare per qualcosa che purtroppo non c'è più da un pezzo.

La controprova del carattere del tutto neutro della posizione della CGIL è data dalla presenza in piazza di Franceschini e di altro dirigenti del PD. Il PD ha scelto la Confindustria e ne condivide le politiche. Ichino, Letta ed altri sono sostenitori della legge trenta e accettano la "riforma" del contratto. Proprio oggi un gruppo di parlamentari del PD ha presentato una proposta bipartisan per abolire l'art.18 seppur attraverso il cosidetto contratto unico. Con questo Parlamento e con queste Confederazioni difficilmente i lavoratori italiani potranno recuperare almeno le posizioni che avevano dieci anni fa.

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