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Trattativa stato - mafia

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(22 Giugno 2012) Enzo Apicella

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C'è chi dice NO!

(23 Aprile 2009)

C’è chi dice NO! Un altro gruppo di compagni e compagne del prc di Bologna,constatata l’impossibilità ad avere un referendum tra gli iscritti sull’alleanza con il pd alle elezioni locali, decide di uscire dal partito. La "svolta a sinistra" proclamata con l’ultimo congresso nazionale del prc, si "concretizza" con l’ennesimo accordo governista. Ecco di seguito la loro lettera aperta: Alla Segreteria Provinciale Prc-Se Bologna Alla Segreteria Nazionale Partito della Rifondazione Comunista.

I/le compagni/e, firmatari del seguente documento, considerano conclusa la propria esperienza con il Partito della Rifondazione Comunista; comunicano di conseguenza le proprie dimissioni dagli organismi dirigenti del partito. Le ragioni che ci hanno spinto a prendere questa dolorosa decisione sono riconducibili alle scelte che consideriamo sbagliate dell’attuale segreteria del Partito e dell’attuale gruppo dirigente. Dopo 5 anni di politiche Cofferatiane che abbiamo contrastato con forza e con grande coerenza, riteniamo incomprensibile la deriva politica che spinge oggi il Prc Bolognese a sottoscrivere un accordo di coalizione, di cui abbiamo avuto notizia dagli organi di stampa, con il Partito Democratico, senza nessuna vera discontinuità programmatica rispetto all’azione di governo della città della giunta Cofferati. Resta infatti in piedi, sentendo le parole del candidato sindaco Flavio del Bono, tutto l’impianto delle politiche securitarie, che continuano ad essere rivendicate, non solo dallo stesso candidato sindaco ma da tutto il gruppo dirigente del Partito Democratico, viene confermato l’orientamento sulle infrastrutture, che prevede il completamento di opere inutili, costose, dannose per l’ambiente, come il civis, passante nord, metrò. Per quanto riguarda le politiche sulla scuola, non ci sono impegni per incentivare la scuola pubblica ma anzi si continua a finanziare la scuola privata, confessionale e confindustriale. Il Prc Bolognese invece di considerarsi, in vista di questa importante scadenza elettorale, polo di attrazione per una sinistra di alternativa alle destre ma anche al “cofferatismo” del PD bolognese, ha scelto la strada più facile dell’accordicchio a tutti i costi senza discontinuità programmatiche, con l’unico intento di salvaguardare risorse economiche e internità alle stanze del potere, quello stesso potere che in questi 5 anni è stato fonte di disgregazione sociale e attacco ai diritti e ai bisogni sociali dei più deboli. Abbiamo provato in tanti modi a far cambiare idea all’attuale gruppo dirigente, illudendoci di poter fare emergere i nostri contenuti in un dibattito aperto e caratterizzato da una fraterna dialettica democratica. Ma questo non è stato possibile. Come spesso accade di fronte alle svolte moderate, il gruppo dirigente di maggioranza e la segreteria hanno risposto chiudendo gli spazi di partecipazione democratica, impedendo di dare la possibilità a tutti gli iscritti del Prc di esprimersi attraverso un referendum democratico e vincolante, richiesto da oltre 1/3 degli iscritti al partito, su quale percorso intraprendere in vista delle elezioni amministrative Bolognesi. Siamo rimasti altrettanto delusi dall’atteggiamento della Segreteria Nazionale del Prc e di parte del gruppo dirigente nazionale che nei fatti avalla queste decisioni, privilegiando il mantenimento di equilibri interni ai contenuti,all’unità del partito e allo svolgimento democratico dell’attività politica determinando in questo modo una spaccatura del partito, avvenuta su più livelli, a livello di gruppo dirigente, a livello istituzionale, ma soprattutto nel corpo militante, così come le fuoriuscite silenziose o la passivizazzione nella attività militante di tanti/e compagni/e. Riteniamo inoltre inaccettabile l’esercizio di un potere ricattatorio da parte di alcune componenti del partito che, a partire dai territori e dalle federazioni, tentano di imporre la linea dell’unità dei comunisti e degli accordi con il Pd, le forze moderate e i poteri forti che noi consideriamo sbagliata, dannosa e in rottura con il percorso deciso al congresso di Chianciano, nei fatti sconfessandolo. Risulta davvero avvilente pensare che, in una fase di così forte arretramento sociale e di peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei soggetti che intendiamo rappresentare, la principale preoccupazione di alcuni dirigenti nazionali sia quella di favorire, in occasione delle scadenze elettorali nei territori, lacerazioni e conflitti tra sensibilità diverse del partito, tra militanti e iscritti (l’esperienza di Bologna è sicuramente la più eclatante, ma anche in altre federazioni si sono verificate situazioni simili), la formazione di nuove maggioranze e minoranze, per perseguire l’obiettivo, su scala nazionale, di una ricomposizione tra soggetti della sinistra comunista in maniera identitaria e verticistica, che consideriamo una risposta sbagliata alla crisi della sinistra comunista e d’alternativa in Italia. Vediamo in questo il rischio di una riproposizione di dinamiche del tutto identiche al percorso della Sinistra Arcobaleno, che tanto male ha fatto alla sinistra comunista italiana. La linea politica di Chianciano non esiste più, nel momento in cui si decide di abbandonare la propria autonomia programmatica e la costruzione di un percorso che ci permetteva una rinnovata connessione con il mondo del lavoro e con i nostri ceti sociali di riferimento in maniera innovativa, radicale e partecipata. Questo è quello che sta avvenendo nel PRC bolognese, dove, non solo si stringe un alleanza con un PD che dichiara di voler continuare a governare Bologna in continuità programmatica con l’ attuale amministrazione, ma anche, contravvenendo ai dispositivi dell’ultimo CPN, si costruisce una lista con il PDCI, il quale è tutt’ora presente nella giunta Cofferati e rivendica tutto l’operato dell’amministrazione comunale. Ai dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista di Bologna diciamo che si stanno assumendo una grossa responsabilità: aver scelto un accordo con il Pd a tutti i costi, aver preferito il confronto tra le segreterie di partito nelle stanze dei bottoni, lasciando fuori dal confronto e dalla partecipazione quei soggetti che oggi vivono la precarietà del lavoro,i bassi salari, l’assenza dei diritti, l’assenza di spazi ricreativi e culturali, l’assenza di un walfare inclusivo e universalistico e, dulcis in fundo, la limitazione del diritto a manifestare, con il beneplacito della giunta e del Partito democratico.

Seguono firme:
Conti Pamela membro del cpf, Conte Domenico membro del cpf, Alfredo Maria Rossi circolo centro storico, Linda Vairo segretaria circolo Telecomunicazioni, Lucrezia Modesti Direttivo circolo Telecomunicazioni, Teresa Pellico Tesoriera circolo Telecomunicazioni, Lela Vairo circolo Telecomunicazioni, Silivia Siculella circolo Telecomunicazioni, Flavio di Lalla circolo Telecomunicazioni, Ernesto Giudice Presidente collegio di Garanzia circolo Telecomunicazioni, Casciaro Francesco Circolo Telecomunicazioni, Alessandra Pasqualin Circolo Telecomunicazioni, Marina Prosperi circolo delle culture, Victor Jara Manfredi Storaci Collegio di Garanzia Provinciale, Andrea Ronchi circolo delle culture Victor Jara, Daniele Canton Segretario circolo di fabbrica Fini Compressori, Alberto Menegatti circolo di fabbrica Fini Compressori, Giorgetta Bellintan circolo di fabbrica Fini Compressori, Massimo Zocca circolo di fabbrica Fini Compressori, Andrea Bottoni circolo di fabbrica Fini Compressori, Roberto Ballarin circolo di fabbrica Fini Compressori, Sabrina Bilaghi circolo di fabbrica Fini Compressori, Margherita Ferrari circolo di fabbrica Fini Compressori

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