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Elezioni europee: una logorante “marcia sul posto”

(12 Maggio 2009)

Abbiamo scritto e detto in queste settimane che alle prossime elezioni europee è meglio che ci sia la falce e martello piuttosto l’opzione bertinottiana subalterna al PD. Allo stesso modo affermiamo con forza che è suicida pensare di ricostruire una soggettività comunista ripartendo nuovamente ed esattamente da un modello politico/culturale e da un approccio verso la realtà sociale che ha prodotto la crisi politica in cui si trovano da anni – e ormai con grande evidenza - i militanti della sinistra e i comunisti nel nostro paese.

1. Nei partiti della sinistra (PRC, PdCI e non solo) agisce segretamente la speranza che in qualche modo – volutamente o fortunosamente – tutto ritorni a come prima delle elezioni del 13 aprile. Ma la realtà ci indica che così non sarà e che se anche così fosse, sarebbe – nella migliore delle ipotesi – la micidiale riproposizione del “meno peggio” in cui l’alleanza con il PD e l’attitudine politicista riemergono continuamente come orizzonte inevitabile come già oggi dimostrano molte realtà locali.
PRC e PdCI, infatti, hanno ritenuto anche in questa occasione - e nonostante la pesante verifica negativa delle elezioni del 14 aprile dello scorso anno - che la dimensione elettoralista dell’azione politica, fosse quella prevalente. In sostanza si stanno ripetendo gli errori già commessi.
Alla luce dei risultati è difficile disconoscere come questa cultura politica abbia prodotto una crescita smisurata degli apparati e la burocratizzazione della militanza, uno scollamento crescente tra l’attività politica e le dinamiche della società, tra l’attivismo dei militanti della sinistra e le relazioni con i settori popolari. Una sorta di deriva politicista fino al punto di spezzare, in settori decisivi del nuovo e del vecchio proletariato, anche l’internità dei comunisti alla stessa classe di riferimento come dimostrano le recenti ricerche e sondaggi pubblicati in queste settimane e in alcuni casi fondati sui risultati dell’inchiesta tra i lavoratori realizzata dalla stessa Fiom.

2. La discussione tra i comunisti e nella sinistra anticapitalista deve cessare di essere congiunturale e superficiale ed entrare nel merito dei problemi attivando, insieme al dibattito, anche l’inchiesta di classe, la mobilitazione e l’insediamento sociale, le sperimentazioni delle modalità possibili dell’organizzazione comunista, le forme di lotta e la verifica delle idee e delle ipotesi dentro il conflitto sociale esistente ed in quello potenziale. Le abitudini consolidate non esistono più e i residui di soggettività ancora in campo stentano nel mettere in atto rotture politiche e culturali adeguate alla situazione concreta. Uno scenario caratterizzato tra l’altro dalla pessima sensazione di essere sottoposti all’assedio incalzante della destra e delle variegate forze reazionarie.
Oggi il dibattito e la messa in campo di un progetto politico e strategico per l’alternativa al capitalismo (ciò che, sperimentalmente abbiamo definito il socialismo nel XXI° Secolo) e contemporaneamente di un programma di fase come fattore di resistenza, organizzazione, controtendenza di vari segmenti del blocco sociale antagonista oggi ancora disgregato, è una necessità della situazione e una possibilità che la realtà stessa rende praticabile e non più velleitaria.

3. L’alternativa che ci viene riproposta anche in questa campagna elettorale, è continuare una logorante “marcia sul posto” in cui si ha l’illusione dell’agire del movimento ma si rimane sostanzialmente fermi”. Al contrario le contraddizioni imposte dall’avanzare della crisi capitalistica si delineano impetuosamente ed impongono di sapersi dotare di soggettività e intellettualità collettiva più avanzate, una condizione questa decisiva per avviare una vera controtendenza di classe nel conflitto politico e sociale nel nostro paese e, in collegamento con altre forze, sul piano internazionale. Dentro questo vi è lo spazio, la funzione e la legittimità, teorica e politica, dei comunisti e del loro agire collettivo ed organizzato.
Oggi si può affermare con una certa credibilità che questo percorso si può fare e che il non farlo dipenderà moltissimo dalla soggettività che verrà messa in campo.
Su questo i compagni della Rete dei Comunisti hanno da tempo dichiarato la loro disponibilità al confronto e all’unità.

9 maggio 2009

La Rete dei Comunisti
http://www.contropiano.org

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