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Liste per le elezioni regionali

Liste per le elezioni regionali

(5 Marzo 2010) Enzo Apicella
Il governo approva un decreto "salva liste" per permettere al Pdl di presentare la propria lista per la provincia di Roma oltre i termini stabiliti.

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Tutti vincitori nel Risiko della politica italiana

(30 Marzo 2010)

Carta vince, carta perde. Ognuno ha la sua e se la gioca. Nella guerra di cifre, con le urne ancora calde, ogni partito politico punta sui numeri che più convengono. Ieri sera ascoltavo le dichiarazioni dei rappresentanti politici (quelli maggiori, che per i piccoli partiti non c'è spazio nemmeno nel dopo elezioni), e tutti avevano vinto e tutti avevano perso. E' la manifestazione mediatica della matematica applicata alla politica. Ha vinto il centro-destra, perchè ha strappato al centro-sinistra quattro Regioni. Ma ha vinto anche il centro-sinistra, perchè il riferimento deve essere fatto con le politiche del 2008 e non con le regionali del 2005. E poi la Lega ha sbaragliato tutti e se pure Renzo Bossi riesce a diventare consigliere regionale, allora davvero hanno perso tutti gli altri. Vince il centro-destra anche per Minzolini, che fa il conteggio degli amministrati dall'uno e dall'altro schieramento e così il vantaggio è netto per i suoi datori di lavoro. Vaglielo a spiegare al direttore del TG più subdolamente fazioso d'Italia, che il numero di amministrati non è un riferimento valido per valutare il consenso reale. E poi ci sono Regioni più importanti di altre e dove la vittoria conta di più, ed allora ognuno dichiara la sua scala di riferimento. E per di più in Abruzzo e Molise si era già votato e se si contano pure quelle, si dice da una parte; sì, ma che c'entra, si parli dei risultati di oggi, rispondono dall'altra. E via discorrendo.

Ci sarebbe un dato di fatto: l'astensione crescente, che le analisi politiche mescolano nel mazzo di carte e così a volte è a favore di quello schieramento a volte dell'altro. Di certo (ma chi lo dice?), dà la misura della sconfitta della democrazia rappresentativa italiana. Meglio: l'astensionismo pare rappresentare la cifra della sconfitta della rappresentanza.
In quel 35% di astenuti (8% in più rispetto alla precedente tornata elettorale), ci sono ovviamente tutte le diverse motivazioni: protesta, disaffezione, disagio politico, disinteresse, qualunquismo. Tutte però accomunate da un fattore che troppa politica, ragionando con il culo soffocato con i cuscini delle poltrone istituzionali, non riesce a cogliere: il distacco dei cittadini dalle istituzioni e di conseguenza dai partiti che hanno per obiettivo l'elezione, quasi fosse questo il fine ultimo della politica.

Quando l'elezione è il fine di un partito, questo manifesta la sua esistenza solo (o quasi) sulle schede elettorali. Ma non lo si conosce, non è chiara la sua proposta, la sua posizione rispetto a questo o quell'argomento. Al massimo è chiara (da 15 anni a questa parte) la natura apologeta o ovversa a Berlusconi, ma che non può bastare.
La vita reale è sempre meno presente nelle discussioni politiche, quasi esclusivamente incentrate su tattiche, schieramenti e alleanze, come si giocasse su un enorme Risiko. E non è qualunquismo dire che su questo terreno gli schieramenti si sporcano le mani nella stessa pasta. Nel coltivare ognuno il proprio sterile orticello, concimato con la peggiore omologazione della proposta politica e la più squallida sudditanza agli stessi poteri forti, si perde di vista la necessaria mobilitazione sociale. Senza conflitto sociale, le forti contraddizioni esistenti nella vita reale rimangono sepolte, per riemergere solo sotto le forme di degenerazione sociale, qual è ad esempio la xenofobia. L'affermazione della Lega Nord in questa elezioni regionali dovrebbe essere un chiaro segnale in questo senso.

Ho letto e sentito da più parti, rabbia, delusione, sconforto. Che serviranno a niente se non trasformate in proposte alternative e conseguente azione politica. La resistenza a questo sistema non basta più: occorre attaccarlo, intrufularcisi dentro per scuoterlo dalle fondamenta e farlo barcollare finchè non avrà ceduto.
Pensare ad una miracolosa ritrovata capacità di mobilitazione sociale da parte di questa classe politica, è quanto di più utopico si possa immaginare. L'alternativa sono le lotte sociali di base e locali, che sappiano essere i nodi di una rete tanto ampia da imbrigliare e soffocare tra le sue maglie questo stato di cose presenti. Da lì probabilmente potrà formarsi una coscienza capace di soppiantare il berlusconismo, che si alimenta e vive dell'assenza di una vera alternativa politica.

Minuccio

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