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Liste per le elezioni regionali

Liste per le elezioni regionali

(5 Marzo 2010) Enzo Apicella
Il governo approva un decreto "salva liste" per permettere al Pdl di presentare la propria lista per la provincia di Roma oltre i termini stabiliti.

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La Lega, un progetto “rivoluzionario”, vincente.

Una riflessione

(9 Aprile 2010)

Di questa tornata elettorale mi preoccupa non tanto il risultato , sulla sconfitta del centrosinistra e “all’interno” di questa della nostra si poteva scommettere, ma la nostra difficoltà a assumere i punti centrali del dibattito. Il dato che emerge da questa scadenza elettorale è che mentre rallenta il trend della destra berlusconiana risulta chiaro che è stato il risultato della Lega a coprire le difficoltà del PDL e ad aprire una nuova stagione , aprendo nuova competizione nella maggioranza, e ponendo in altri termini il conflitto politico. I dati delle ultime elezioni, ci confermano la centralità della proposta leghista , non solo al Nord ma in tutto il paese, e ci mettono di fronte all’esigenza di studiarne le modalità di iniziativa e di radicamento per poterne contrastare il progetto.

Quello della Lega non è un fenomeno di folklore, ne una tendenza marginale, è la risposta reazionaria , vincente , alla mondializzazione.
Che questo sfugga del tutto al nostro dibattito è grave perché la Lega al nord ha eroso parte non secondaria del nostro consenso elettorale, e perché la Lega è portatrice di un “ progetto rivoluzionario “ destinato a cambiare totalmente la società.

La Lega si candida a governare le tre regioni del nord che rappresentano un terzo della popolazione e il 60% della produzione industriale del paese e lo fa con piena consapevolezza e con una credibilità diffusa.
Questo è già la metà della secessione , l’altra metà e già pratica corrente.

In questa crisi è la Lega ha mandato i propri parlamentari davanti e dentro le fabbriche , ha garantito forme di tutela per cassintegrati e artigiani, ha portato le proprie bandiere alle manifestazioni delle fabbriche in crisi. Non è un caso che nel vuoto della sinistra la Lega sia , di gran lunga, il primo partito operaio .

Il modello di società che prospetta la Lega è già pratica in molti dei comuni in cui la Lega amministra ormai da anni, al populismo sciovinista, l’orgoglio dell’identità e del sangue , si affianca l’amministrazione concreta, la capacità di cogliere la semplicità dei messaggi e del linguaggio, l’antipolitica come orgogliosa diversità dai ceti tradizionali lontani dai bisogni popolari e corrotti .

“Prima i Veneti” è la parola d’ordine, il messaggio che il candidato presidente Zaia ha lanciato in un territorio dove la prima delle sicurezze, il lavoro , è stata travolta dalla crisi mondiale e su questa parola d’ordine ha consolidato la proposta leghista della società senza uguali diritti.

E’ la società differenziata sancita da leggi, regolamenti attuativi, graduatorie e punteggi in cui vengono esclusi i non residenti e cittadini e in cui il destino dei lavoratori migranti e delle loro famiglie è non tanto e non solo l’espulsione ma l’abisso della clandestinità e del lavoro nero. E’ la società in cui ai veneti viene garantito il privilegio che qualcuno sarà sempre meno di loro.

Ma ancora tutto questo non è sufficiente a spiegare consenso e radicamento della Lega se non si prendono in considerazione le motivazioni più profonde del legame affettivo e il totale riconoscimento che la Lega costruisce con la sua base.

La Lega prende i voti popolari perché i suoi rappresentanti sono del popolo e perché viene vissuta come un partito serio dove non ci sono frazioni e correnti. Centinaia di amministratori, migliaia con le realtà dei comuni, sono espressione delle realtà territoriali, e portatori delle condizioni immediate e materiali del vivere quotidiano e la stessa struttura piramidale , a centralismo assoluto, permette questa immagine di una Lega disciplinata, compatta, affidabile.

La Lega non resterà una forza politica del Nord, lavora per assumere ruolo nazionale , più attenzione dovremmo dare alla percentuale di voti che, alle ultime scadenze, la Lega ha fatto registrare in tutto il centro. Del resto nella spartizione che la Lega fa dei territori nazionali, la “ Padania “ comprende, oltre alle storiche regioni del bacino del Po, la Liguria, la Toscana , le Marche e la stessa Umbria. Il progetto della società differenziata, della comunità etnica, gocciola quindi dalle regioni del Nord, varca il Po e si presenta come alternativa credibile agli stessi modelli inclusivi delle “ regioni rosse”.

L’abbandono dell’antimeridionalismo come perno della propria identità in favore della più facile e spendibile polemica contro i migranti e l’Islam è uno degli assi di questa nuova vocazione.

Nel Veneto la Lega è di gran lunga il primo partito, e si propone di costruire con il governo della regione e della maggioranza degli enti locali un modello di società dove populismo e differenzialismo identitario siano connettivo politico culturale e risposta alla crisi economica e sociale. E’ con la Lega che noi, la sinistra tutta ci dobbiamo misurare, per impedire che la vocazione xenofoba porti a risultati disastrosi nell’assetto civile e sul piano della solidarietà e dell’inclusione e per competere a livello di rappresentanza e consenso nel mondo del lavoro e dei giovani. Nei prossimi mesi saremo chiamati a dare risposta all’aggravarsi di una crisi economica che scaverà profondamente nelle condizioni di vita e nella coesione sociale, dentro e fuori i luoghi di lavoro, e a respingere la proposta di egoismo e di esclusione con cui la Lega chiamerà a ratificare il suo modello di “patria veneta”.

Si apre al nostro interno e nel rapporto della federazione della sinistra un percorso che deve avere due prospettive , la definizione di un progetto più ampio possibile di convergenza fra le forze che rivendicano autonomia dal PD, la ricostruzione di una credibilità sociale per noi e per la nuova forza politica che vogliamo costruire.

In un quadro politico dove l’attacco al lavoro e alle condizioni di vita della stragrande maggioranza si coniuga alla demolizione sistematica degli strumenti di democrazia e di garanzia istituzionale ci dovremo misurare sul terreno della mobilitazione sociale e della difesa della democrazia.

Siamo chiamati a una proposta di assetto istituzionale che dia risposta alla domanda di autodeterminazione , di democrazia partecipata, di controllo sulle risorse e dei beni comuni che da settori sempre più ampi della nostra comunità viene posta con forza e da cui si vuole rispondere con l’inganno del federalismo fiscale .

Treviso 7 Aprile 2010

Mauro Tosi

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