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Bialetti, l’ultimo caffè. Il 28 tavolo al Ministero

(23 Aprile 2010)

Si parla tanto di rilanciare l’economia partendo dal made in Italy, una delle ricette per superare la crisi, e invece i grandi marchi non ci pensano su due volte a portare all’estero i simboli e le realtà più importanti delle grandi marche italiane...

Questa volta tocca alla Bialetti, un pezzo d’Italia. L’azienda ha annunciato il 7 aprile scorso la chiusura della Bialetti di Crusinallo, nei pressi di Omegna dove è nata nel 1919 la storica fabbrica delle caffettiere Moka. La direzione aziendale ha annunciato la cessazione delle attività a Crusinallo ed il trasferimento delle produzioni in un Paese dell' Est europeo. Ad oggi gli stabilimenti Bialetti danno lavoro a 120 dipendenti, cui vanno aggiunti tutti gli impiegati nell’indotto. Il fatturato consolidato 2009 è stato di 194,2 milioni di euro, con una diminuzione del 7,6% rispetto al 2008. In questi giorni l’azienda ha ribadito la propria decisione, ma si attendono comunque sviluppi il prossimo 28 aprile, data dell’incontro al Ministero delle Attività produttive.
Se la chiusura non verrà scongiurata per i 120 lavoratori si tratterà veramente dell’ultimo caffè.

“Noi respingiamo totalmente il trasferimento in Cina della produzione di un simbolo della vita quotidiana del nostro Paese e consideriamo la vertenza Bialetti un immediato banco di prova per la Regione Piemonte e per il Governo", ha detto Giorgio Cremaschi, della Fiom nazionale a Omegna davanti ai cancelli della Bialetti. "La caffettiera Moka Express - ha sottolineato Cremaschi - è un prodotto che entra nelle case. E' un'immagine del lavoro italiano nota a livello mondiale. Trasferire questa produzione in Cina non significa solo lasciare in mezzo a una strada 200 lavoratori, tra diretti e indotto, ma anche cancellare un veicolo fondamentale di promozione del nostro sistema industriale. Sarebbe un danno enorme per tutto il Paese". Inoltre, spiega, “la Bialetti non è un'azienda decotta, ha macchinari e impianti modernissimi. Basta una decisione del sistema politico istituzionale perché la produzione continui. Su questa vertenza misureremo la volontà reale delle Istituzioni, della Regione e del Governo di difendere davvero il made in Italy".

22-04-10

Alessandra Valentini
(DirittiDistorti)

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