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Paura di democrazia

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"La Cgil, organizzazione di riferimento e di coesione"

Intervista a Gian Paolo Patta del 10 luglio 2003

(15 Luglio 2003)

Una situazione economica che si sta' facendo sempre più difficile, con una perdita del potere d'acquisto dei salari, un'inflazione alta, il declino industriale. In questi giorni l'OCSE ha indicato una crescita modesta per l'Italia, perdita di competitività, prezzi sopra la media, fiducia zero. Come commenti queste osservazioni?

Questo risultato negativo del Paese è il frutto di politiche maturate nel corso degli ultimi anni, anni durante i quali il paese ha scelto una strada per la competitività e per il risanamento dei fondi pubblici basata sui sacrifici dei lavoratori con prezzi altissimi.
Ciò ha comportato risultati positivi: il più significativo ed emblematico è l'adesione dell’Italia alla nuova moneta europea, ma che come altra faccia della medaglia ha significato una perdita di potere d’acquisto, un calo di retribuzioni, una riduzione dello stato sociale e una riduzione del sistema pensionistico. Questa riduzione dei costi del lavoro fa parte integrante del declino del paese.
Sono state scelte ingiuste, che non hanno intaccato i profitti e l’Italia ha accumulato una massa di risparmi gigantesca, mentre nello stesso tempo accumulava debito pubblico. Questa massa di risparmi o ricchezza finanziaria, non produttiva, non si è tradotta in investimenti nè pubblici né privati e quindi i sacrifici dei lavoratori hanno permesso diciamo una sorta di tesorizzazione dei risparmi dei lavoratori. Questo è il nodo principale.
Continuare a ragionare sull’Italia ignorando che in questo paese di sono 5 milioni di miliardi accumulati in risorse finanziarie, significa non affrontare il nodo principale che ha questo paese. Confindustria è passata all’attacco dei diritti: mette in discussione anche la qualità della democrazia e un sistema di coesione sociale, facendo finta di ignorare che democrazia e coesione sociale sono un punto di forza e non un peso. Spalleggiata dal Governo nell’attacco ai diritti, alle pensioni. Tutto questo si è potuto realizzare anche perché per la prima volta dal dopoguerra c’è stata un’identificazione tra Governo e Confindustria e anche un gioco delle parti come tante volte c’è stato, e questo sta avvitando questo Paese in una situazione assurda per cui la crescita va solo in rendita finanziaria e in aumento delle tasse, ma non va invece in investimenti e retribuzioni e pensioni.

Qualche giorno fa c'è stata una imponente manifestazione a Roma per i contratti della sanità, degli enti locali, delle agenzie fiscali, della Presidenza del Consiglio: la partira dei rinnovi contrattuali è tuttora aperta. Non solo nel pubblico impiego, ma anche in tante altre categorie.

Sarebbe necessario rafforzare la domanda interna (in un momento di crisi del commercio internazionale e delle esportazioni). Rafforzare la domanda interna a cominciare dal rinnovo di contratti, dignitosamente, cercando di far uscire le retribuzioni da una erosione continua. Quindi sarebbe molto importante che il Governo, in quanto datore di lavoro, contribuisse ad una politica espansiva, attraverso il rinnovo dei contratti dei propri dipendenti. Invece, in 18 mesi, abbiamo si realizzato alcuni contratti significati e importanti (la cui piena applicazione peraltro è sempre continuamente ritardata da artifici burocratici), come quello della scuola e dei ministeriali. Ci sono fondamentali contratti come quello della sanità e degli enti locali che sono ancora al palo e che peraltro sono emblematici anche delle prospettive politiche che vuole perseguire questo paese ma in particolare in tema di coesione sociale e coesione territoriale. Il mantenimento di importati contratti di lavoro nazionali in questi settori -mentre avanza la politica di decentramento- . Non abbiamo ancora sconfitto definitivamente la tendenza a regionalizzare i contratti di lavoro: su questi contratti si giocano quindi anche aspetti rilevanti.

Con altre categorie che hanno preannunciato mobilitazioni e scioperi, come i metalmeccanici per il 17 ottobre.

Esatto, perché oltre a questi temi comuni del recupero del salario e della produttività da parte dei contratti nazionali di lavoro, i contratti si stanno misurando anche con le conseguenze delle scelte effettuate da Confindustria e dal Governo nell'attacco ai diritti dei lavoratori. quindi i contratti stanno cercando di evitare anche una frammentazio del mercato del lavoro ed una precarizzazione ulteriore dei rapporti di lavoro. Nella stagione contrattuale, dove riusciamo, cerchiamo anche di recuperare un rapporto positivo con Cisl e Uil. Potremmo recuperare, in prospettiva, più facilmente gli strappi che ancora pesano nei rapporti unitari causati dall’accordo separato del patto per l’Italia e dell’accordo separato con i metalmeccanici.

Qualche settimana fa c'è stato il congresso della Ces a Praga. Da qualche giorno l'Italia ha iniziato il semestre di guida dell'Europa. Vuoi dirci cosa propone il sindacato in questa direzione?

Il sindacato si interroga circa il proprio futuro, legandolo al futuro dell’Europa, soprattutto in vista dell’allargamento dell’Unione Europea ad est, sapendo che fare bene l’allargamento significherà avere maggiori o minori possibilità di mantenere in vita il modello sociale europeo. Il tipo di relazioni sindacali industriali e quindi anche il livello di forza dei lavoratori del sindacato europeo. Qualora prevalesse una ipotesi di "ottica liberista", quindi una concorrenza su retribuzioni e diritti tra i lavoratori, è chiaro che assisteremmo a fenomeni di riduzione dei diritti verso il livello dei paesi dell’est. La CES guarda con molta apprensione alla costituzione europea che si sta discutendo: propone che venga fatto un forte richiamo al modello sociale europeo e alle responsabilità sociali della proprietà e l’impresa e che alcuni diritti fondamentali dei lavoratori vengano garantiti. In maniera particolare alcuni diritti previsti nella carta di Nizza devono essere assunti nella carta costituzionale in maniera vincolante per gli Stati. In questo quadro la CES ha promosso anche delle mobilitazioni, durante il semestre di presidenza italiano è già indetta una manifestazione a Roma per l’11 ottobre. Il semestre italiano rischia nello stesso tempo di non essere un momento di coesione e di rilancio, ma di rappresentare una battuta d’arresto negativa per la costituzione europea, visto che Berlusconi in questo ultimo anno si è sentito più vicino agli Stati Uniti che gli altri partner europei e quindi la visione che porta Berlusconi è di un’Europa sotto tutela.
Noi invece pensiamo ad una Europa certo non competitiva con gli Stati Uniti sul piano militare, ma un’Europa che tiene alla propria storia, tiene al proprio modello sociale e quindi non lo subordina al modello statunitense.

La Cgil è stata in questi anni un punto di riferimento, un baluardo per milioni di lavoratori, pensionati, giovani: anni difficili ed anche oggi è così. Qual è lo stato di salute della Cgil e qual è il ruolo che l'area programmatica Lavoro e Società svolge nella Cgil?

La Cgil ha raccolto la sfida che venne da Confindustria già all’assemblea di Parma del 2001 e fece una scelta importante: difesa del modello sociale della costituzione italiana nei suoi effetti fondamentali. Stiamo cercando di impedire che intorno ad un progetto che definiamo pericoloso per il Paese e non solo per i lavoratori, abbiamo cercato di batterci per impedire che si costituisse un blocco politico, economico e sociale che assumesse questa prospettiva. Credo che la Cgil sia riuscita a dimostrare che la strada che veniva indicata è una strada pericolosa. Ha organizzato intorno a sé forze importanti, è stato un punto di coesione e riferimento anche per altri movimenti che tradizionalmente non avevano avuto con noi rapporti positivi (pensiamo al movimento dei no global pensiamo a settori del cattolicesimo solidale e democratico, pensiamo ad altre forme di associazionismo con le quali non abbiamo sempre avuto rapporti positivi, pensiamo anche alle lotte per la legalità democratica). Siamo riusciti anche a semplificare la babele dei linguaggi, rilanciando la parola d’ordine dei diritti da contrapporre a libertà non fondata anche su presupposti di uguaglianza tra i cittadini. Certo, l’offensiva era imponente e i prezzi e i colpi che ci sono stati portati sono vistosi.
L' esclusione della Cgil dalle trattative dei metalmeccanici e dall’accordo confederale, sono attacchi che hanno lasciato il segno nei nostri confronti, però la Cgil esce da questa vicenda con una grande autorevolezza e con una capacità di stare in campo come sindacato di massa che svolge la propria attività stando su una solida base culturale e restando ancorata fortemente a un terreno sindacale.
E' molto importante il recupero di un ruolo sindacale contrattuale con la sottoscrizione dell’ultimo accordo con Confindustria (il cui il presidente ha fatto di tutto per allontanarci dal tavolo attaccandoci persino in qualche maniera di aver contribuito culturalmente al terrorismo) e abbiamo sottoscritto importanti contratti di lavoro positivamente, superando anche i vincoli che il Governo e la Confindustria avevano dato come riferimento all’inflazione programmata, e quindi segnando dei punti a favore importanti. La Cgil è rientrata nella dialettica, insieme alle altre organizzazioni di massa e altre forze politiche, abbiamo piattaforme unitarie sulle pensioni, credo che affronteremo unitariamente anche la possibile attuazione della delega fiscale e ci sono delle possibilità concrete di affrontare unitariamente la scadenza della finanziaria che è particolarmente impegnativa.
Qualche mese fa avevamo una sinistra e un’opposizione messa nell’angolo, una spaccatura del sindacato e un progetto che ormai viaggiava con grande forza sui numeri parlamentari strabordanti dell’attuale maggioranza. Oggi il quadro è molto più articolato e complesso e ci fa ben sperare nel futuro.
Lavoro società è stata determinante nel posizionamento della Cgil di questi anni. Ricordo a tutti che il primo messaggio unitario venne immediatamente dopo l’assemblea dell’Eur di Confindustra in cui ci lanciarono il guanto di sfida. Rispondemmo con un’assemblea fortemente unitaria e che annunciò che su quei temi e su quello scontro la Cgil avrebbe risposto unitariamente. Il congresso si è concluso con un documento nel quale è evidente in contributo delle posizioni di lavoro società. Lavoro società chiede con forza che la linea scelta prosegua almeno fino al prossimo congresso che cadrà in prossimità delle prossime elezioni politiche e chiede che da qui al prossimo congresso ci sia un rafforzamento della gestione unitaria della confederazione. Ancora oggi purtroppo la confederazione gestisce il rapporto fra la mozione 1 e la mozione 2 del congresso come un problema di pluralismo e di articolazione e non c'è ancora un salto di qualità con una piena responsabilizzazione di tutti, indipendentemente dalla mozione per cui si proviene, nella gestione generale della linea che è comune. Questo rischia di essere un punto di crisi nella Cgil, qualora non venisse risolto positivamente in tempi brevi. Faremo l’assemblea di area a settembre: spero che il segretario generale, che inviteremo, possa portare un messaggio positivo anche in questa direzione. (a.m.)

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