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Per una vera assemblea nazionale dell’area programmatica “Lavoro e Società – cambiare rotta” della Cgil

documento delle delegate e dei delegati che si riconoscono nel movimento, per un Coordinamento Nazionale delle Rsu

(22 Settembre 2003)

Si è tenuta nei giorni 12 e 13 settembre, a Roma, una iniziativa di carattere seminariale del coordinamento nazionale dell’Area programmatica “Lavoro e Società – cambiare rotta” della Cgil. A conferma del carattere “blindato” delle ultime riunioni dell’area, la riunione è stata allargata solamente a sindacalisti segretari nazionali, regionali e provinciali, confederali e di categoria.

L’iniziativa aveva come finalità quella di approfondire e definire i temi su cui dovrà essere convocata la prossima assemblea nazionale dell’area programmatica.

Una assemblea sollecitata da tempo che crediamo debba tenersi il più presto possibile perché è urgente rafforzare la nostra iniziativa in un quadro complesso e caratterizzato da una forte accelerazione dell’iniziativa padronale e Governativa e dalla necessità di imprimere alla Cgil quel deciso e chiaro “cambiamento di rotta” che, soprattutto sul piano vertenziale e contrattuale, è ancora lontano dall’essersi realizzato.

Così come è urgente una verifica della nostra recente esperienza e dei limiti evidenti che questa ha registrato soprattutto sul piano delle politiche contrattuali in diverse categorie, nonché (da non sottovalutare) sul funzionamento stesso dell’area.

Ad una lettura della relazione che ha aperto i lavori del seminario nazionale dell’area appare evidente, secondo il nostro parere, l’insufficienza dell’analisi e della proposta su cui si vuole costruire il percorso che dovrebbe portare all’assemblea nazionale.

La relazione propone una analisi estremamente celebrativa della recente esperienza Cgil e troppo ottimistica sulla capacità della linea e della prassi Cgil (confederale e categoriale) di funzionare da contrasto effettivo agli obiettivi dell’attuale offensiva liberista.

Paradossale è, a questo riguardo, il giudizio sostanzialmente positivo che viene dato sui contratti firmati in questi ultimi mesi ed alle piattaforme che si stanno presentando.

Se sul piano generale è giusto sottolineare come la Cgil si sia trovata ad avere un ruolo importante sul piano dell’azione di contrasto all’attacco ai diritti, contro le politiche del Governo in materia di lavoro, contro ulteriori interventi sulle pensioni ecc, non si può non sottolineare almeno due cose:

1. L’assenza di una piattaforma generale da contrapporre alle politiche di Confindustria e Governo, e di azioni vertenziali conseguenti. Ciò limita l’azione della Cgil ad una semplice, anche se importante, iniziativa di contrasto e testimonianza.

2. L’assenza, sul piano delle politiche contrattuali, di iniziative coerenti con quanto uscito dallo stesso congresso di Rimini, tanto che i recenti contratti firmati possono essere ben considerati un vero arretramento anche rispetto l’esperienza concertativa di questi anni. Conclusioni che rappresentano un atto di esplicito di non sostegno alla stessa vertenza della Fiom facendo salva la Funzione pubblica della Cgil che per ora sembra orientata alla presentazione di una piattaforma dai forti caratteri rivendicativi, sia sul salario che sulle condizioni del lavoro e della prestazione.

In definitiva non si può non rimarcare la contraddizione (come già sollevavamo nella nostra nota del 31 luglio) tra una esperienza che sa esprimere contro le politiche governative delle posizioni fortemente critiche ma deboli sul piano della iniziativa vertenziale. In particolare non si può non vedere come (a parte la Fiom), sul fronte contrattuale l’iniziativa delle categorie Cgil sia stata in primo luogo condizionata dal voler tenere assieme una difficile unità con Cisl e Uil, accettando in questo modo delle pesanti mediazioni sul merito, tanto da configurare una specie di prova generale su quella che potrebbe essere una futura ed esplicita mediazione tra la vocazione concertativa della Cgil ed il modello neocorporativo che Cisl, Uil e Confindustria stanno cercando di affermare.

Ciò sta producendo risultati contrattuali estremamente preoccupanti:

· Sul piano salariale siamo lontani da una efficace tutela rispetto all’inflazione reale e non si realizza in alcun modo quell’incremento salariale che era negli obiettivi unitari del congresso di Rimini. Tutta la recente contrattazione si è in definitiva mossa negli stessi vincoli concertativi che hanno compresso la contrattazione salariale in questi anni.

· Sul piano delle flessibilità e dell’ingiustizia di un mercato del lavoro sempre più precario ci si muove ancora nei vincoli delle compatibilità di mercato e di redditività dell’impresa. La stessa legge 30 (che la Cgil dichiara inemendabile nei confronti del Governo) diventa invece materia negoziabile, con soluzioni diverse e/o rimandi vari a seconda dei contratti appena firmati e delle piattaforme presentate. E’ mancata l’iniziativa per far rientrare il ricorso alle deroghe sulla prestazione (flessibilità degli orari) e del mercato del lavoro (ricorso a mano d’opera precaria ed a tempo) esclusivamente nei casi di comprovata eccezionalità e temporaneità, cosa che di fatto lascia intatte tutte le esigibilità che le leggi (non solo la legge 30 anche se soprattutto questa) lasciano in mano all’impresa. Di conseguenza nessun risultato e nessuna richiesta è stata sostenuta sulla linea di consolidare posti di lavoro precari quando il loro ricorso da parte delle aziende assume evidente carattere di continuità (solo la Fiom si è mossa in questa direzione).

· Inoltre, si concedono deroghe sulla durata e sulla normale scadenza dei bienni contrattuali, si introducono altre e diverse deroghe all’applicazione delle norme contrattuali a fronte di particolari situazioni settoriali e territoriali, si demandano ai tavoli bilaterali importanti voci contrattuali che vengono così sottratte alla contrattazione vera e propria in fase di rinnovo contrattuale. Tutto ciò ha pesanti conseguenze sullo svuotamento della contrattazione nazionale. Elementi questi che non possono non essere sottolineati con preoccupazione, appunto per le conseguenze che hanno proprio sulla struttura stessa della contrattazione in una situazione per altro prossima all’apertura del tavolo di verifica sull’accordo del 23 luglio.

Oltre al venire meno di una formale coerenza rispetto agli obiettivi unitariamente delineati al congresso di Rimini, tutto ciò rappresenta soprattutto un arretramento delle attuali linee contrattuali rispetto alle necessità che il mondo del lavoro esprime, ed una preoccupante apertura di disponibilità, da parte delle propensioni concertative della Cgil, ad una mediazione con l’impianto neocorporativo che Cisl, Uil e Confindustria stanno tentando di realizzare da due anni a questa parte.

Se così stanno le cose, il tavolo per la verifica del protocollo del 23 luglio è già di fatto aperto, e (visti gli ultimi rinnovi contrattuali e l’isolamento di fatto a cui si condanna la Fiom) questa verifica non promette nulla di buono. Tanto più che le stesse dichiarazioni di Epifani già comprendono, al di là della difesa d’uffico del contratto nazionale, la possibilità di una verifica che porti ad un aumento del peso della contrattazione decentrata rispetto a quella nazionale. Un’apertura, tiepida per ora, alle posizioni della Cisl con cui si spera di ottenere lo straccio del “Patto per l’Italia” (elemento di rottura) ed una sua sostituzione con un nuovo Patto (da realizzare in occasione della verifica del protocollo di Luglio ?) che possa prevedere anche la firma della Cgil.

La relazione di apertura ai lavori del seminario nazionale dell’area programmatica non avverte in alcun modo il carattere critico di questa fase e non indica la necessità, per la sinistra sindacale in Cgil, di attrezzarsi per sostenere e riproporre in tutta la sua attualità e bontà le analisi e le proposte su cui abbiamo costruito il nostro documento congressuale alternativo.

Di contro, invece, la relazione esalta l’assunto che la Cgil abbia ormai concretamente “cambiato rotta” arrivando a giustificare in questo modo una presunta bontà delle ultime conclusioni contrattuali, fino ad arrivare a proporre una modifica di atteggiamento dell’area a favore di un comportamento meno critico verso la maggioranza della Cgil.

Significativa è, a questo riguardo, la frase con cui è stata chiusa la relazione introduttiva al seminario:

“Con il XIV° congresso si conclude l’azione svolta precedentemente per far valere una posizione di minoranza. L’assunzione sostanziale da parte di tutta la Cgil di gran parte delle nostre proposte modifica il nostro ruolo nella direzione di essere i garanti ed i custodi della svolta operata ..”

Una trasformazione non da poco, da “cambiare rotta” a “mantenere la rotta” che di fatto si basa sull’errata presunzione che la battaglia contro la linea concertativa in Cgil sia stata vinta, ricavando da questa lettura tutta una serie di valutazione errate e non condivisibili.

E’ a nostro parere evidente il carattere tutto tattico di questa analisi. In realtà si cerca di dimostrare un giudizio positivo sugli ultimi contratti per proporre alla maggioranza (alla parte rappresentata da Epifani) una sorta di alleanza tra l’apparato di sinistra sindacale e quello di Epifani, sia in chiave di contrasto all’iniziativa della destra interna, sia per proporsi come forza accredita a maggiori e più qualificati incarichi in Cgil (a questo riguardo basta vedere, tra le altre, l’intervista di G.Paolo Patta dello scorso 10 luglio).

Moltissimi interventi al seminario (tra gli altri Lavoro e Società del Piemonte che ha presentato un suo contributo scritto) non hanno di fatto concordato con questa lettura ottimistica della situazione proprio a partire dai contenuti delle ultime conclusioni contrattuali che parti consistenti dell’apparato di sinistra sindacale hanno invece sostenuto e difeso .

Anche per la presenza di consistenti critiche alla relazione introduttiva non si è arrivati a concludere la riunione con un documento finale che ora dovrà essere steso in una prossima riunione del coordinamento nazionale dell’area.

Per una vera assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’area

La convocazione di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’area programmatica, già di per se necessaria per rilanciarne l’iniziativa a fronte della particolare fase sindacale, diventa oggi ancora più urgente per affrontare e risolvere le questioni di analisi e di linea che si sono ultimamente delineate all’interno dell’area stessa e che ne hanno condizionato la recente prassi.

Il giudizio positivo che molti dirigenti nazionali e locali dell’area hanno dato sul merito della recente contrattazione e le modalità con cui è stata gestita l’area in queste situazioni, trovano nella relazione al seminario nazionale finalmente una loro spiegazione generale che poggia appunto sulla presunzione diffusa tra molti dell'apparato dell'area, che la battaglia contro le illusioni concertative della Cgil sia stata ormai vinta e che i compiti della minoranza in Cgil si debbano ora ridurre a quello di semplici controllori (!?) dell’azione della maggioranza. Cosa questo può comportare sul piano pratico lo si vede dal "non ruolo" che molti sindacalisti dell'area hanno svolto sul piano della lotta contrattuale nelle loro categorie.

Sostanzialmente si afferma che il documento alternativo all’ultimo congresso e la funzione dell’area in questo senso hanno concluso il loro compito.

E’ per noi oggettivamente difficile concordare con questa analisi anche perché una lettura dei recenti accordi firmati anche dalla Cgil e delle piattaforme in fase di presentazione dimostra invece come la battaglia contro le illusioni concertative sia tutt’ora aperta e si sia anzi complicata dalle tendenze mediatrici che si stanno aprendo nei confronti del modello neocorporativo di matrice Cisl e Uil.

Appare quindi evidente come sia necessario andare al più presto ad una vera discussione nell’area. Una discussione che non può fermarsi ai compagni che ricoprono incarichi sindacali o che sono presenti nelle strutture, ma che deve coinvolgere tutto il corpo militante dell’area programmatica.

Se si propone di considerare ormai superate le indicazioni per cui, tramite il documento congressuale di minoranza, abbiamo chiamato centinaia di delegate e delegati a partecipare ad una battaglia in Cgil per cambiarne la linea, e se si propone di considerare superato il mandato per cui migliaia di lavoratori hanno votato e sostenuto queste indicazioni, questo diventa materia di discussione e decisione di tutto il corpo militante e non può essere appannaggio solo di un ristretto gruppo dirigente.

A tutti va data l’opportunità di portare un contributo a questa discussione, e tutte le possibili posizioni e proposte devono avere legittimità di essere conosciute e discusse a tutti.

Da troppo tempo è mancata all’interno dell’area la possibilità di una vera e partecipata discussione ed avvertiamo con preoccupazione una tendenza alla burocratizzazione ed alla centralizzazione che ha ridotto notevolmente quella pratica democratica di partecipazione alle decisioni che è stato fin dall’inizio un elemento distintivo dell’esperienza di sinistra sindacale in Cgil, e che dovrebbe esserlo tutt’ora.

Non parliamo solo di merito contrattuale quindi. Riteniamo che le ultime vicende ripropongano con forza anche la questione delle regole del funzionamento dell’area. C’è in atto, a nostro parere, un processo di centralizzazione e di burocratizzazione dell’area che ha prodotto ormai da tempo una pesante riduzione della discussione e della partecipazione interna.

Proprio le ultime vicende ripropongono invece la necessità di riportare l’esperienza dell’area sulla pratica di un modello sindacale, partecipato e democratico, che avevamo indicato come esempio a tutta la Cgil.

La democrazia sindacale, che con forza dobbiamo riproporre nei luoghi di lavoro come nella vita delle organizzazioni, non va solo enunciata ma anche e soprattutto praticata quotidianamente, poiché è anche nell’affemazione di questa prassi (diritto dei lavoratori di votare le piattaforme e gli accordi, diritto dei militanti di partecipare e contare nella costruzione delle decisioni dell’organizzazione) che si combatte la burocratizzazione sindacale e la sua deriva neocorporativa.


Non ci mancano le analisi per capire quanto sia importante raggiungere l’obiettivo di liberare veramente la contrattazione dai vincoli concertativi e non ci mancano gli obiettivi in materia di politica contrattuale e salariale, di occupazione e mercato del lavoro, di tutela della prestazione, di sviluppo di una vera democrazia sindacale nei luoghi di lavoro.

Molte delle cose che ci hanno portato a ritenere necessaria una presenza forte della sinistra sindacale in Cgil sono contenute nel nostro documento congressuale che rimane il contesto da cui partire per una verifica seria della nostra esperienza e per un rilancio della nostra iniziativa in Cgil.

Se qualcuno si propone di superare questo contesto occorre che ne dimostri la necessità, non attraverso articoli sui giornali o riunioni ristrette dei gruppi dirigenti, ma chiamando tutto il corpo militante ad un libero confronto, in cui a tutti sia legittimamente data la possibilità di esprimere e proporre le proprie osservazioni, ed in cui la decisione finale sia il risultato di una scelta collettiva e consapevole di tutto il corpo militante e non solo di qualche segretario.

Auspichiamo quindi che il coordinamento nazionale dell’area produca in tempi brevi un suo documento preparatorio per la prossima assemblea nazionale per dar modo di procedere velocemente, a livello categoriale e confederale locale, alla convocazione di momenti allargati di discussione i cui contributi potranno diventare materiale di confronto all’assemblea nazionale.

Un rinvio del confronto e della discussione in tutto il corpo militante dell’area, ed una sottovalutazione delle difficoltà che l’esperienza dell’area sta incontrando, rischiano di mantenere alta la confusione che abbiamo già registrato in occasione delle recenti esperienze contrattuali dove troppo spesso le posizioni dei coordinatori nazionali e locali non hanno trovato condivisione nella base dell’area programmatica.

Come dicevamo prima, l’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’area trova la sua urgenza anche e soprattutto perché urgenti sono le risposte che la sinistra sindacale Cgil deve produrre sulle dinamiche e sulle prossime scadenze dell’iniziativa sindacale. Non ultima per importanza è la partita legata al probabile tavolo di verifica del protocollo del 23 luglio. Un tavolo su cui si giocherà il futuro stesso delle regole e delle forme della contrattazione e su cui pesa il rischio anche di interventi sulle questioni legate alla rappresentanza.

Occorrerà quindi prestare molta attenzione ed impegnarci tutti perché la nostra assemblea nazionale di area venga convocata nel minor tempo possibile, in tempo utile per attrezzare l’area stessa ad essere preparata ed adeguata ad una battaglia così importante e difficile.

Aspettiamo quindi con impazienza il documento che il coordinamento nazionale di "Lavoro Società – cambiare rotta" deve predisporre per l’avvio di una discussione generale tra tutte le delegate ed i delegati dell’area in modo che a tutti sia data la possibilità di esprimere e proporre nel confronto generale le proprie valutazioni e proposte.

15 settembre 2003

Le delegate ed i delegati che si riconoscono
nel movimento, per un Coordinamento Nazionale delle Rsu

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