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(22 Novembre 2010) Enzo Apicella
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(15 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.dirittidistorti.it

Lì, all’estremo occidentale dell’Africa, la popolazione è abituata alla sofferenza, fin dai tempi del dominio coloniale francese che ha prodotto dal 1900 al 1911 un vero e proprio genocidio, con il dimezzamento della popolazione, allora composta da 1.500.000 individui, a causa della schiavitù imposta dagli occupanti...

Nel 1960 ottenne l’indipendenza e grazie ad una prospera economia basata su fiorenti risorse agricole e minerali ha registrato un notevole sviluppo in città come Yamoussoukro, la capitale, ed Abidjan, ed inoltre un incremento demografico che ha fatto raggiungere al paese gli attuali 21.000.000 di abitanti.
Fino al 1999 era considerata un gioiello dell’Africa, poi venne la guerra civile, si scontrarono ferocemente Nord e Sud ed una sessantina di gruppi etnici e culturali assai diversi fra loro che animarono un conflitto che provocò, in uno dei paesi più ricchi del continente, oltre a numerosi morti, la riduzione del reddito pro capite a meno di 1.500 dollari.
Durò fino al 2007/2008 quando sembrò che si ritornasse ad una relativa stabilità e ad una ripresa economica dovuta ad un miglior sfruttamento delle risorse operato dal Presidente Laurent Gbagbo preoccupato di sottrarre l’appropriazione delle ricchezze dalle mani delle multinazionali occidentali, a beneficio della popolazione ivoriana.
Per questo fu tacciato di “xenofobia” ed autoritarismo e si armarono truppe di ribelli invocando la convocazione dei comizi elettorali.
Ai primi di novembre 2010 l’80% dei 5,7 milioni di elettori offrì alle urne un responso che impediva l’immediata proclamazione del Presidente: Gbagbo ottenne il 37% dei voti; Alassane Ouattara, ex primo ministro e quotato concorrente, il 34%; un terzo candidato, Henri Konan Bedie, il 27%, nessuno raggiungendo la maggioranza assoluta necessaria per assumere la guida del paese.
Il secondo turno elettorale si svolse il 28 novembre, non senza disordini e proteste da parte dei due contendenti che si accusarono reciprocamente di aver impedito con la forza il voto a numerosi elettori in varie regioni.
Per la seconda volta il risultato fu controverso: la Commissione elettorale annunciò la vittoria di Ouattara, mentre il Consiglio Costituzionale proclamò vincente Gbagbo, la soluzione ancora fu affidata alle armi, quelle dei ribelli di Ouattara e quelle dei francesi decidendo Sarkozy che il Presidente deve essere Ouattara.
Ovviamente hanno risposto le armi di Gbagbo ed è stato il massacro che i media e le diplomazie occidentali hanno spesso taciuto ed in parte occultato lasciando consumare nell’arco di quattro, cinque mesi, fino a tutto marzo 2011, una “tragedia umanitaria” che avrebbe dovuto maggiormente attirare l’attenzione della Comunità Internazionale: 1.000.000 gli sfollati secondo l’ A.C.N.U.R. (Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati), in fuga verso la Liberia (più di centomila), il Ghana ed altri paesi limitrofi, incontro a condizioni di vita ancora più disperate; migliaia i morti: diverse fonti parlano di 1.500, altre di 3.000 vittime, una mattanza che l’ONU ha chiesto di fermare, ma che la Francia ha di fatto alimentato con il proprio appoggio a Ouattara, nonostante la Missione dell’ONU per la Costa d’Avorio avesse indicato nelle forze pro Ouattara le principali responsabili del massacro.
Ai primi di aprile è iniziato lo svolgimento dell’epilogo della “lotta fra due diavoli”, come qualcuno l’ha chiamata: Laurent Gbagbo, 66 anni, ex professore di Storia e combattente per l’indipendenza ivoriana; Alassane Ouattara, 68 anni, economista con studi negli Stati Uniti ed incarichi nel Fondo Monetario Internazionale.
Ha vinto Ouattara con una offensiva sulla capitale seguita dagli elicotteri francesi che il 10 e11 aprile bombardano la residenza di Gbagbo, il Palazzo Presidenziale e due basi militari fedeli al Presidente ormai uscente.
Le forze lealiste si arrendono e consegnano le armi, Gbagbo viene arrestato nella sua residenza, Ouattara è Presidente della “Cote d’Ivoire” con la benedizione del vecchio impero coloniale.
Sullo sfondo: diamanti, nichel, bauxite, oro…ed ancora: caffè, cacao del quale Costa d’Avorio è il principale produttore mondiale….e si capiscono tante cose….

14-04-2011

Claudio Valentini - DirittiDistorti

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