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(17 Giugno 2012) Enzo Apicella

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Accordi, manovre e la Cgil

(17 Agosto 2011)

L’accordo interconfederale 28 giugno 2011 tra Confindustria, CGIL, CISL e UIL rappresenta la parte esigibile del costruendo sindacato di mercato, costruzione che ha concreto inizio con l’accordo separato (non firmato da CGIL) sulla contrattazione del 22 gennaio 2009 e in sequenza l’accordo separato dei meccanici che lo recepisce, l’attacco della FIAT che funziona come apripista, questo passaggio lo definiamo 1° step.

Nella firma della CGIL e nella strutturazione aziendalista della contrattazione risiede l’avvio concreto della sua applicazione; inutile sottolineare che il sindacato di mercato opera la trasformazione genetica dell’organizzazione sindacale. Il modello è mutuato da quello USA.

Non può stupire il successivo passaggio, quello dell’intesa del 4 agosto che si concretizza nei 6 punti delle ”parti sociali” tutti assieme: Confindustria, sindacati, banche, resto dei padroni, proposti al governo e la vergogna della segretaria della CGIL che li sottoscrive.

La parte legislativa, decreto legge, che rafforza e lo sostiene in campo giuridico è contenuta all’interno della manovra governativa (detta anticrisi, titolo 3° art.8) del 12 agosto: qui vengono recepiti i punti fondamentali:

1. I contratti collettivi aziendali o territoriali sono sottoscritti dalle associazioni dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda.

2. Le specifiche intese aziendali possono riguardare la regolazione delle materie inerenti all’organizzazione del lavoro e della produzione, praticamente tutto, orari compresi; le deroghe condannano alla scomparsa per legge del ruolo del contratto nazionale e possono essere utilizzate anche rispetto alle leggi.

3. Bilateralità in termini di modalità in materia di assunzione/recesso/disciplina del rapporto di lavoro, conversione dei vari rapporti di lavoro precari, comprese partite IVA; dai licenziamenti sono esclusi i licenziamenti per rappresaglia e maternità, viene aggirato l’art.18 dello Statuto dei lavoratori che rimane solo formalmente.

4. Sanatoria FIAT, attraverso la retroattività dell’accordo: siamo alla legge ad aziendam.

Sapevamo che il sindacato di mercato per operare ha bisogno dell’aziendalismo, ma l’accelerazione impressa con questo 2° step che ha inizio con l’accordo del 28 giugno è impressionante: le esigenze dei padroni sopra ogni cosa.

Quando parliamo di aziendalismo abbiamo chiaro il collegamento diretto con il corporativismo che rimane l’esatto contrario/negazione della solidarietà , del vincolo sociale e della ricomposizione della classe.

Con l’accordo del 28 giugno che ha come punti fondamentali le deroghe al CCNL, e la negazione dell’agibilità sindacale attraverso la soppressione del ruolo di controllo democratico sugli accordi e sulle organizzazioni di rappresentanza da parte delle lavoratrici/ori, si va a definire l’uscita di scena del ruolo trainante nelle lotte della classe lavoratrice in questa precisa fase.

Questo tentativo, che ruota attorno all’impossibilità di reazione organizzata e che si invera negli accordi sottoscritti dentro l’azienda, esigibili e non modificabili dall’intervento diretto della soggettività auto-organizzata pena le sanzioni, pone in modo visibile la svolta autoritaria/antidemocratica.

In una situazione sociale di progressivo impoverimento della classe lavoratrice e più in generale degli strati popolari con la distruzione in atto dello stato sociale, può intervenire una auspicabile reazione che come in altri paesi può sfociare in ampi movimenti sociali e per i padroni va scongiurata la prevedibile saldatura tra rivendicazioni sociali fuori e dentro i luoghi di lavoro, perchè la gestione della crisi in atto ha un solo registro: chi paga sono le classi subalterne. Non crediamo sia il prelievo sui parlamentari e sui redditi oltre i 90mila€ a cambiare il segno di classe della manovra.

L’accordo del 28 giugno e l’ulteriore e pesante manovra “anticrisi” risultano strettamente connessi, il tentativo di distinzione tra questi due punti (il primo va nella giusta direzione il secondo no), che opera il gruppo che ha occupato il vertice della CGIL, risulta contraddittorio e risponde a logiche di subalternità alla politica: non a caso costoro continuano ad attaccare il governo mentre fanno accordi con e per i padroni che poi vengono recepiti dallo stesso governo: questo risulta quantomeno schizoide. Esiste anche uno stato confusionale della burocrazia sindacale, vedi come ultimo esempio la presa di posizione del segretario generale della scuola FLC-CGIL.

Si può definire una sorta di “rimbalzo” la minaccia di sciopero generale contro la manovra del governo formulata dalla segretaria Camusso, dopo che questo gruppo ristretto che ha occupato il vertice confederale ha operato in modo decisionista rispetto alla scelta di firmare l’accordo del 28 giugno e le richieste delle parti sociali presentate al governo, cassando qualsiasi discussione interna e pronunciamento degli organismi dirigenti. Chiara la posizione resa esplicita da Gianni Rinaldini, coordinatore dell’area “la CGIL che vogliamo”: Il gruppo che decide in CGIL è composto da 2/3 di persone della segreteria e altrettante da fuori.

Un decisionismo autoritario che ha mortificato l’organizzazione verticalizzandola e che la condanna ad un ruolo marginale sul piano sociale.

Per NOI occorre percorrere una strada che dia continuità ad un progetto rivendicativo e crei ricomposizione sociale, un progetto che si ponga obiettivi condivisi da raggiungere, coscienti che i tempi non saranno brevi.

1. Respingere l’accordo del 28 giugno nelle assemblee di consultazione indette dalla CGIL limitate al perimetro confindustriale. La FIOM fa votare tutti i lavoratori iscritti e non iscritti a CGIL distinguendo il voto degli iscritti visto che CGIL vuole consultabili solo questi, mentre gli accordi si applicano a tutti. Proseguire quindi la battaglia politica dentro la confederazione che come abbiamo già detto si inasprirà.

2. La battaglia contro la precarizzazione di massa e per un reddito che permetta di vivere dignitosamente.

3. La centralità del vincolo sociale, il ruolo della contrattazione e la riconquista del contratto nazionale che avrà come centro il contratto nazionale dei metalmeccanici e il ruolo della democrazia.

4. Lo stato sociale che deve essere costruito ponendo questo passaggio in termini rivendicativi.

5. L’appoggio alla ripresa del movimento degli studenti.

6. La battaglia per un modello di economia che non abbia al centro il profitto.

Punti sui quali costruire aggregazioni e movimento fuori e dentro i luoghi di lavoro ricomponendo chi ha rappresentanza e chi non può costruirla, da settembre sono già in calendario diversi appuntamenti e assemblee.

Il 31 agosto ad esempio si tiene l’assemblea di tutti i soggetti che hanno preso parte all’iniziativa FIOM del 16 ottobre scorso e ai successivi appuntamenti fino allo sciopero generale del 6 maggio, si profila un autunno di iniziative e di lotte.

I comunisti anarchici sul terreno sociale delle lotte della battaglia contro l’autoritarismo sono come sempre parte costituente delle iniziative e delle aggregazioni, soprattutto oggi in una fase dura dello scontro di classe.

http://www.anarkismo.net/article/20326

14/08/11

Viap (FdCA-Commissione Sindacale)

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