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Peccatucci di Golan

Peccatucci di Golan

(6 Giugno 2011) Enzo Apicella
L'esercito israeliano spara contro le manifestazioni palestinesi sul Golan

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Occupy Wall Street, not Palestine!

(9 Novembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.caunapoli.org

Occupy Wall Street, not Palestine!

foto: www.caunapoli.org

Lunedì 14 novembre - ore 17 - Università Orientale, Aula Matteo Ripa
Incontro con gli attivisti appena tornati dalla Palestina
racconti, mostre, proiezioni e collegamento con Gaza!

Pochi giorni fa, dopo il discorso di Abu Mazen all’ONU, la prima agenzia delle Nazioni Unite riconosce la Palestina: è l’Unesco, che ce la fa con ben 107 voti favorevoli, 14 contrari, 52 astenuti (tra cui l’Italia). Solo poche ore dopo gli USA dichiarano che per via di questa decisione taglieranno i loro contributi, che consistono del 22% dei fondi complessivi dell’Unesco.

Ma andiamo avanti. Il 27 Settembre i prigionieri politici palestinesi avevano iniziato uno sciopero della fame specialmente per terminare il regime d’isolamento e l’eliminazione delle ennesime restrizioni e violazioni a cui erano stati sottoposti negli ultimi mesi. Da Hamas al Fronte Popolare, da Fatah alla Jihad Islamica, tutti hanno preso parte alla protesta iniziata da Ahmad Sa'adat, in tantissimi fuori le carceri hanno reagito mostrando la massima solidarietà possibile, installando tende in ogni città, organizzando sit-in e manifestazioni. Le autorità carcerarie hanno reagito inasprendo le condizioni dei prigionieri, facendo false promesse in attesa dello scambio dei prigionieri e annunciando il prolungamento dell'isolamento di Ahmad Sa'adat per un altro anno.

Allo stesso tempo negli Stati Uniti le manifestazioni contro la crisi economica stavano (finalmente!) prendendo vita e uno dei primi cartelli durante le proteste in Cisgiordania, recitava proprio “Occupy Wall Street, Not Palestine!” Negli USA alcuni attivisti non hanno tardato a rispondere: sono spuntati cartelli antisionisti e bandiere palestinesi tanto che il Comitato d’Emergenza per Israele ha rivolto ai contestatori la solita accusa di “antisemitismo”, riservata a chiunque osi criticare le politiche israeliane.

Nel frattempo il governo israeliano non si smentisce: dopo il raid del 30 ottobre nella striscia di Gaza che ha provocato 9 vittime, la scorsa settimana ha bloccato le due navi della “Freedom Waves to Gaza” ( l'irlandese “Saoirse” e la canadese “Tahrir”) che volevano rompere il blocco della Striscia, posta ormai sotto embargo da sei lunghi anni. Le navi sono state abbordate e condotte al porto di Ashdod dove gli attivisti del gruppo sono stati consegnati alla polizia, interrogati e poi rimpatriati nei Paesi di provenienza, contravvenendo a qualsiasi regola del diritto internazionale.

Israele ci ha abituato a questo e a barbarie e ingiustizie ancora peggiori. La situazione critica di Gaza continua e non si è allegerita minimamnte nonostante l'avvenuta liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio di 1027 prigionieri palestinesi. Eppure noi non vogliamo smettere di stupirci di questa violenza e non vogliamo smettere di provare a contrastarla.

Lunedì 14 novembre ci incontriamo per ascoltare dalla viva voce di alcuni studenti che hanno passato gli ultimi mesi in Palestina, quale sia realmente la situazione nella quale versa questo popolo affamato di libertà, giustizia e dignità.
L’incontro del 14 ci darà anche la possibilità di ricordare assieme, a sei mesi dalla scomparsa, Vittorio Arrigoni: ci collegheremo infatti con Silvia Todeschini (attivista dell’International Solidarity Movement) per farci aggiornare sulla situazione nella Striscia da Gaza e sulle evoluzioni riguardanti il processo dei presunti assassini di Vittorio. Lunedì sarà anche l’occasione per apporre nell’aula Matteo Ripa una targa in memoria di Vik. Ricordate quando abbiamo raccolto le firme? Erano più di 500 ma non sono servite ad avere il consenso del Senato Accademico che ha rifiutato l’opzione targa proponendo, dopo tre mesi, la possibilità di avere una borsa di studio dedicata a Vittorio, di cui, in ogni caso, non si sa ancora niente. Non importa. La targa la mettiamo noi: quelli che quotidianamente lo leggevano, gli amici, i compagni, gli studenti di questa università per i quali la sua voce ha rappresentato per anni - e rappresenta ancora - una finestra aperta sulla dura realtà palestinese, ma soprattutto una testimonianza unica di coraggio e di coerenza.

CON LA PALESTINA NEL CUORE! CON VIK NEL CUORE!

Coordinamento campano di solidarietà al popolo palestinese

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