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No Tav

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(12 Aprile 2012) Enzo Apicella

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(3 Marzo 2012)

La mattina di lunedì 27 febbraio la Polizia di Stato ha iniziato l’esproprio delle terre circostanti il cantiere TAV in Val di Susa per allargarlo e procedere con i lavori di scavo. I militanti NO-TAV presenti in zona si sono organizzati per resistere, ma sono stati subito accerchiati. Luca, riconosciuto compagno NO-TAV e contadino originario della Valle, cercando di eludere il dispositivo di messa in sicurezza dell’area dagli sbirri, si è arrampicato su un traliccio, con il fine di ritardare per il massimo tempo possibile l’esproprio. Gli sbirri, facendo carta straccia del codice di sicurezza da seguire in questi casi, hanno braccato Luca, arrampicandosi anch’essi sul traliccio e cercando di agguantare il compagno per farlo scendere. Luca, cercando di evitare le manate degli sbirri, ha urtato il cavo dell’alta tensione con la spalla, e, rimasto folgorato da una scarica di 50mila volt, è caduto sul terreno roccioso da un’altezza di 15 metri.

Luca, soccorso dopo mezz’ora dall’ambulanza, ha lottato tra la vita e la morte per più di un giorno e ora, anche se le condizioni restano gravi, sembra che il compagno si salverà. Tutto ciò chiarisce le informative di Manganelli e del SISDE uscite in questi giorni! C’è chi cerca il morto, ma lo “spauracchio anarco-insurrezionalista”, vero e proprio mantra da agitare in questi giorni, in tutto questo non c’entra nulla. Quello contro Luca è stato un tentato omicidio.

E noi sappiamo chi è Stato. In seguito a questi gravissimi fatti tutto il movimento NO-TAV si è mobilitato dalla Val di Susa fino al Sud Italia. Cortei, blocchi stradali, presidi informativi, invasione di binari ferroviari: la Valle è stata addirittura bloccata dagli scioperi spontanei dei sindacati di base delle fabbriche della zona, oltre che dai blocchi stradali dei comitati popolari NO-TAV. A Padova si è tenuto un presidio/corteo, partecipato da diverse realtà cittadine, che ha attraversato le vie del centro, informando sulle condizioni di Luca e richiamando l’attenzione sulla brutalità dei servi in divisa dello Stato. Gli stessi che, proprio in questo momento, sono impegnati a sgomberare i presidi e i blocchi NO-TAV sull’autostrada Torino-Bardonecchia. La scorsa notte, gli sbirri, infatti, sono riusciti, a suon di gas lacrimogeni, idranti urticanti, manganellate, cariche, a liberare tutte le strade della Valle dai blocchi, compiendo numerose incursioni in case private, distruggendo macchine dei NO-TAV, sfondando bar e luoghi ricreativi dei paesi, con lo scopo di rastrellare, da buoni fascisti quali sono, tutti i possibili attivisti che avevano partecipato alle proteste. Durante gli scontri sull’autostrada vi sono stati un centinaio di NO-TAV feriti, sette fermi e l’arresto di una compagna. L’attacco in atto contro il movimento NO-TAV è volto a depotenziare e a schiacciare una lotta che è un esempio positivo per molte altre lotte, per la determinazione, la forza e il coraggio dimostrati dalle masse popolari. Ed è proprio questo che la viscida cricca al potere vuole estirpare. Nonostante tutta la violenza e la repressione messa in campo dallo Stato in questi ultimi mesi, questo non è ancora riuscito a frenare e controllare questa lotta. Violenza che si è manifestata nella sue punte più alte con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo l’8 dicembre, l’inchiesta organizzata da Caselli con il tentativo di dividere il movimento in “buoni e cattivi” e le selvagge cariche della celere alla stazione di Torino sabato 25 febbraio..Tutto questo si inserisce in una dinamica generale: la crisi di questo sistema avanza, le lotte infiammano ormai sempre più settori della società (operai, disoccupati, precari, studenti, pensionati, carcerati, autotrasportatori, pastori, tassisti, pescatori...) e i padroni sono costretti ad alzare il livello della repressione, colpendo non più solo le avanguardie politiche antagoniste, ma anche le espressioni di dissenso spontaneo in seno alle masse. In Val di Susa si sta giocando una battaglia importantissima: da un lato c’è il capitalismo italiano ed europeo con i suoi interessi economici, le sue speculazioni, la sua volontà di fagocitare popolazioni e territori in un vortice di sfruttamento, barbarie, cementificazioni e inquinamento. Dall’altra parte c’è il popolo di una Valle che ha deciso di autodeterminarsi, di autogestire il proprio presente e di avere il dovere di preservare il proprio futuro, non inchinandosi a ciò che gli viene imposto dall’alto. La lotta NO- TAV è una lotta al capitale e và appoggiata senza se e senza ma in tutte le forme e le pratiche in cui ritiene opportuno manifestarsi, come essa stessa ci ha insegnato. Lunedì sera, durante il presidio/corteo i disobbedienti padovani, totalmente incoscienti rispetto al momento di rabbia e dolore che si stava vivendo date le tragiche condizioni di Luca, hanno fatto un servizio d’ordine
interno contro i compagni non appena è stato esploso un petardo in piazza, spezzando così di fatto a metà il corteo. L’opportunismo politico che li ha visti in piazza inneggiare alla democrazia diretta dal basso per poi,come al solito, negare il microfono, fare i servizi d’ordine e attaccare i compagni è coerente all’azione squadrista di contrasto al NO TAV Tour di Venezia a cui si sono presentati, aggredendo fisicamente chi l’ha organizzato. Questi atteggiamenti avvallano i tentativi di divisione in “buoni e cattivi” del movimento.

Tuttavia, l’invettiva contro un atteggiamento talmente tragicomico non ci interessa: il problema politico è che di fronte all’inchiesta Caselli, che ha portato all’arresto di un po’ tutte le anime del variegato movimento NO-TAV, è necessario rispondere con l’unità, perché quello NO-TAV ha dimostrato di essere un movimento che non si fa mettere il cappello da nessuno, non si fa strumentalizzare dai politicanti di turno, e soprattutto non si arresta e non si divide di fronte all’incedere della repressione. Chi oggi vuole imporre tempi e modi di organizzare la rabbia, chi decide di dividere il corteo pacifico dalla “violenza sconsiderata dei black bloc”, sta automaticamente aderendo a livello pratico e ideologico al piano di Caselli, per distruggere dall’interno il movimento NO-TAV.

E' necessario scendere in piazza uniti e con più determinazione di prima, perché gas e Manganelli non spaventano quando c’è in gioco il futuro della gente. Rilanciamo la massima e più completa solidarietà a Luca, ai feriti, agli arrestati e a tutti i valligiani, impegnati in questo momento nel decidere come far procedere la lotta.

Contro il TAV e contro tutte le speculazioni che danneggiano i territori e le popolazioni e che arricchiscono solo i padroni!

Ora e sempre Resistenza! Luca tieni duro!


padova 1 marzo 2012

Collettivo Politico Gramigna

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