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(28 Luglio 2010) Enzo Apicella
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Per un dibattito sulla 'fine' delle 35 ore in Germania e Francia e l'aumento dello sfruttamento

(19 Luglio 2004)

La risposta degli operai alla delocalizzazione e al ricatto della perdita del posto di lavoro, deve essere 'solo' quella di aumentarsi la giornata di lavoro senza aumenti salariali ?

La situazione alla Siemens tedesca, dove qualche settimana fa i sindacati tedeschi hanno accettato la proposta ricattatoria di aumentare la giornata di lavoro da 35 a 40 senza aumento di salario (!!)per non chiudere le fabbriche che sarebbero state riperte nella Repubblica Ceca, dove il salario è inferiore, si sta ripetendo da altre parti. Per esempio in Francia.

14 Luglio 2004:

Fabbrica della Bosch a Venissieux, dove si montano
componenti per automobili.


Gli operai della fabbrica tedesca Bosch hanno accettato di aumentare le ore della giornata di lavoro senza ricevere in cambio un aumento salariale, per evitare la delocalizzazione della produzione nella republica Ceca.
Questo è avvenuto dopo 4 mesi di trattative, tra gli operai e la direzione della fabbrica Bosch. L'accordo prevede che gli 820 operai che lavorano nella fabbrica, lavoreranno sei giorni in più senza prendere un euro in più. In cambio la direzione aziendale ha promesso di garantire il mantenimento del posto di lavoro. Dai dati sindacali, il 60 % degli operai hanno accettatol'accordo, anche se la Cgt afferma che per avere effetto, questo accordo deve essere firmato da almeno il 90 % degli operai.
La direzione prevede di far entrare a regime l'accordo dal gennaio prossimo.
Tra le conseguenze dell'accordo, sembra che la direzione abbia rinunciato di trasferire parte della produzione e delle installazioni nella Repubblica Ceca, ora definitivamente entrata nella Comunità europea.

L'entrata dei nuovi paesi nella Comunità europea, in questa situazione di crisi mondiale quasi totale, già prospetta un terreno di scontro tra operai e operai all'interno della UE. E il ricatto del padrone sugli operai è evidente: o gli operai si riducono il salario e aumentano la produttività e la flessibilità, o ci sono altri milioni di operai pronti a lavorare a meno salario e a condizioni di lavoro più negative in fatto di diritti, sicurezza etc.

Ma questo si sa, è la legge 'bronzea' dei padroni: per abbattere la crisi e la concorrenza tra di loro, bisogna far lavorare di più e con meno soldi gli operai. In una rincorsa che non vede termine. O gli operai fermano questo meccanismo, attraverso una unità di intenti di organizzazione capillare nei singoli paesi e a livello internazionale, o rimarranno schiacciati dalle 'esigenze ' di profitto dei padroni che li caccerà in una guerra guerreggiata tra poveri a livello internazionale.

Roma, 16 luglio 2004

Operai Contro-aslo Roma

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