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Se non le donne, chi?

Se non le donne, chi?

(11 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Sessismo, fenomeno globale

(17 Gennaio 2013)

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“Donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?” questo è il titolo del manifesto affisso sul portone della chiesa San Terenzo del comune di Lerici dal parroco don Piero Corsi. Il documento era stato scritto dall’editorialista avv. Bruno Volpe sul sito cattolico Pontifex che commentava l’estratto dalla lettera apostolica ”Mulieres dignitatem” del defunto monarca Wojtyla. Il sito si era già espresso in passato in tal senso con un altro post dal titolo LA VICENDA DEL FEMMINICIDIO, UNA MONTATURA DI STAMPA E “VECCHIE COMARI”. Anche il defunto Monsignor Arduino Bertoldo (vescovo della Diocesi di Foligno dal 1992 al 2008, anno in cui dovette rinunciare all’incarico per raggiunti limiti di età, con la contestuale investitura a vescovo emerito) nel 2011 affermò: “se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento ce l’ha perchè anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che camminando in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione.” Non c’è da stupirsi se militanti cattolici attacchino frontalmente la dignità delle donne.

Per convincere i fedeli della conformità delle loro idee alla visione cristiana della vita, i Padri della Chiesa imprecavano pesantemente contro le donne, attingendo a un repertorio comune di insulti gratuiti espressi con un linguaggio rozzo, violento, sprezzante, che mirava senza mezzi termini alla loro demonizzazione. Le gerarchie ecclesiastiche hanno attuato una progressiva emarginazione della donna, mediante una campagna di diffamazione, lenta ma inesorabile, che l’ha ridotta a un soggetto impuro sul quale fare violenza. Il pilastro fondante della Chiesa Cattolica, Saulo di Tarso (alias San Paolo), insegnava: “la donna è il diavolo tentatore, il sesso una tremenda malattia ed il matrimonio è solo quell’espediente (comunque da disprezzare rispetto all’ascesi) per permettere che lo sfogo degli istinti non sia peccato”. Aurelio Agostino d’Ippona (alias Sant’Agostino), padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, predicava: “Le donne dovrebbero essere segregate, perché sono la causa delle involontarie erezioni degli uomini santi”…e non erano i soli.

Con secolari radici cristiane, l’Italia è il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche. Il 4 gennaio 2013, ad esempio, una donna ha denunciato suo marito, un operaio di Livorno, per averla in più occasioni maltrattata con ripetute violenze morali e fisiche, minacce e percosse, fino a costringerla, sempre con l’uso della violenza, a rapporti sessuali. Nello stesso periodo a Roma hanno arrestato quattro persone, un 16enne, un 17enne e due 18enni in via Bartolomeo Bossi, zona Ostiense, che avevano avvicinato una 24enne ucraina che aveva appena litigato con il fidanzato, un rumeno 25enne. Dopo averla accerchiata l’hanno palpeggiata e spintonata nel tentativo di abusare di lei. Le urla della vittima hanno richiamato l’attenzione del fidanzato che era poco distante e che è subito accorso in aiuto della giovane, facendo così desistere i quattro dall’intento. Ma purtroppo questo non è un fenomeno solo italiano.

Fino a pochi giorni fa in India lo stupro era un reato poco rischioso. Eppure la violenza sulle donne in India sono continue e le autorità dello Stato di Haryana hanno iniziato a pubblicare online i profili di 2.500 stupratori condannati negli ultimi 10 anni. Anche Bikram Singh Brahma, membro del partito del Congresso e presidente di un comitato distrettuale del partito nello stato dell’Assam, è stato arrestato con l’accusa di stupro. Una ragazzina di 13 anni, scrive Times of India, ha denunciato di essere stata rapita e poi stuprata per giorni nel distretto centrale di Nagpur mentre una giovane di 17 si è gettata da un’auto in corsa nei pressi di Mumbai, dopo una tentata aggressione da parte dei tre uomini che l’avevano caricata a bordo offrendole un passaggio. Una 25enne si è gettata da un treno a Patna dopo le molestie di un militare. A New Delhi, nello spazio vicino al Parlamento, dal 16 dicembre 2012 (giorno in cui una studentessa di 23 anni di New Delhi fu brutalmente stuprata su un autobus da 6 ragazzi) si sono ripetute manifestazioni di protesta con la partecipazione di migliaia di persone. Veglie a lume di candela anche a Mumbai, Bangalore, Calcutta e in altre città indiane. Anche in Pakistan una bimba di 9 anni è in fin di vita dopo aver subìto uno stupro da 7 uomini nel Punjab. La bambina si trova in ospedale: ha subìto pronfonde lesioni interne all’addome perdendo molto sangue, e secondo i medici le sue condizioni sono gravi. Intervistato dal “National Catholic Register” la scorsa estate sul tema degli abusi sui minori da parte della classe sacerdotale, il francescano Benedict Groeschel, ha così sentenziato:“Spesso accade che sia il bambino a sedurre il prete e non viceversa. La gente crede che siano i preti a coltivare cattive intenzioni. Ma non è così. Nella maggior parte dei casi è il giovane a sedurre il sacerdote”. Per il frate, dunque, sarebbero gli stessi bambini a rendersi colpevoli degli abusi che essi subiscono. Ha poi continuato: “Non penso che i preti coinvolti in simili episodi debbano andare in galera, perché non avevano intenzione di commettere alcun crimine”.

Per il mons. Bertoldo invece “con l’aborto le donne fanno più vittime dei preti pedofili”. I casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica prende avvio a Boston, a partire da gennaio del 2002, con l’inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe, il cui primo caso riguardava la condanna a dieci anni di carcere irrogata a John J. Geoghan, un prete che aveva violentato un bimbo di dieci anni: nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti. I vertici del Vaticano, tra cui Papa Wojtyla, il card. Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI) e card. Bertone, occultarono molti abusi, tra cui quello di padre Murphy, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. In seguito, una successiva ondata che interessò anche l’Europa, acquistò un più intenso rilievo mondiale nel biennio 2009-2010, coinvolgendo anche Paesi come Irlanda, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito e Malta. I nuovi casi di pedofilia registrati in Italia, stando ad uno studio del Censis del 2010, sono 21000 ogni anno (uno ogni 400 minori).

Già non sono pochi, ma potrebbero anche essere di più, soprattutto tra le mura domestiche. Infatti il 66% degli stupri su minori avviene in famiglia. E’ probabile pertanto che in Italia, sebbene rispetto ad altri paesi europei il numero di casi di pedofilia sembri minore, questo dato sia in realtà sottostimato poiché si riscontrano relativamente più casi di abusi perpetrati in famiglia, associati spesso ad un elevato numero di mancate denunce. I dati rivelano che il pericolo pedofilia è concreto nelle parrocchie e nelle mura di casa, eppure sembra che lo Stato italiano e la polizia ignori completamente questo dato, millantando che il “reclutamento pedofilo” avvenga su internet, e con questa scusa applica una violenta cyber-censura per limitare il più possibile la libertà e la gratuiticità interattiva.

Quando viene eliminata la voce dissidente è difficile che avvenga l’effetto Streisand, ma è più frequente che quell’informazione scompaia del tutto. La prassi della censura dell’informazione in rete è ancora il mezzo attraverso cui gli Stati controllano i propri cittadini trattandoli come sudditi o, peggio, come un fastidio di cui liberarsi al più presto. A volte la censura segue strade più tortuose e nascoste. Non è un fatto che riguarda solo i regimi dittatoriali, ma anche i Paesi democratici. Le scuse per censurare informazioni scomode sono sempre le stesse: proteggere i bambini da contenuti pornografici, controllare gli scambi illegali online, proteggere il diritto d’autore o l’onorabilità di re, principi e personaggi pubblici. Non bisogna dimenticare che quando si viene arrestati perché “scoperti” a diffondere informazioni scomode ai governi, spesso si va incontro a condanne molto pesanti. Dopo la legge Usa sulla cybersecurity, Cispa e il Trattato TransPacifico (TTPA), il nuovo accordo commerciale tra Canada ed Europa, Ceta, ripesca le peggiori proposte dell’accordo anticontraffazione Acta, tra cui l’intervento dei provider nel controllare il traffico Internet dei propri clienti e una interpretazione repressiva della tutela del copyright e dei marchi che rappresentano una forma mascherata di censura. Il potere, invece di tutelare i pù deboli, soprattutto dopo una violenza, li utilizza strumentalmente per deliberare leggi per i loro interessi economici e politici. Sempre più spesso le violenze rimangono silenti perché le vittime non sanno come uscirne, come difendersi, quali alternative intraprendere. Spesso donne e i bambini preferiscono scappare, nascondersi, tacere od uccidersi piuttosto che affrontare il problema.

Una società che non è solidale e di aiuto ai più indifesi, che non rifiuti con ogni mezzo il concetto di famiglia, di legittimo possesso e di ruolo autoritario naturale all’interno di un nucleo, più o meno allargato, non può essere libera ne potrà mai aspirare ad esserlo. Come anarchici abbiamo il dovere etico di estirpare alla radice ogni forma di autoritarsmo, sia esso frutto di un capitalismo sessocratico sia esso fondato sulla famiglia.

Fatina Fukushima - Umanità Nova (numero 1, anno 93)

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