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Ventiquattro ore senza di noi

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(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
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Lavoratori schiavi in Medio Oriente

(10 Aprile 2013)

L'allarme lanciato dall'OIL: nei Paesi arabi 600mila lavoratori immigrati intrappolati in lavoro forzato e sfruttamento. Necessario rivedere il sistema "kafala".

lavschiav

dalla redazione

Roma, 10 aprile 2013, Nena News - Sono almeno 600mila i lavoratori nei Paesi del Medio Oriente "intrappolati" in lavoro forzato e sfruttamento. È la conclusione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, agenzia delle Nazioni Unite, in merito al mercato del lavoro nei Paesi arabi.

Il rapporto "Intrappolati: tratta di esseri umani in Medio Oriente" - che contiene 650 interviste e che ha richiesto due anni di lavoro di ricerca in Giordania, Kuwait, Libano e Emirati Arabi - dipinge una situazione al limite del drammatico. "L'immigrazione per ragioni di lavoro in questa parte del mondo è unica in termini di vastità e di crescita esponenziale nel corso degli ultimi anni - ha spiegato Baete Andrees, capo del programma OIL contro il lavoro forzato, in una conferenza tenutasi ad Amman - La sfida è creare strumenti di salvaguardia nei Paesi di origine e in quelli di destinazione, al fine di prevenire lo sfruttamento e l'abuso dei lavoratori".

L'agenzia Onu stima che siano almeno 600mila i lavoratori in condizioni di sfruttamento e punta il dito contro il cosiddetto sistema "kafala", o sistema dello sponsor, utilizzato per monitorare l'ingresso e l'impiego di immigrati nel settore delle costruzioni e in quello dell'assistenza domestica. Il sistema "kafala" impone ai lavoratori immigrati di avere uno sponsor nel Paese di destinazione, responsabile del permesso di soggiorno.

Un simile sistema ha generato nel tempo gravi discriminazioni nel riconoscimento e la tutela dei diritti del lavoro ed è alla base di un meccanismo di sfruttamento che trasforma gli immigrati in schiavi: il datore di lavoro gode di un significativo potere di ricatto nei confronti del lavoratore, trattenendone il passaporto e imponendogli condizioni di lavoro pessime.

"Riformare il sistema 'kafala' per migliorare le condizioni di lavoro dei migranti", la ricetta dell'OIL che critica la mancanza di leggi serie nei Paesi mediorientali, o al contrario la presenza di normative "che "rafforzano le vulnerabilità in cui sono stati intrappolatigli immigrati e restringono il loro potere contrattuale e la possibilità di cambiare datore di lavoro".

Nena News

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