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Siria: la forza crescente dei jihadisti e il dilemma americano

(29 Aprile 2013)

alnusradilem

Ben Hubbart*

Adesso vien fuori l’accusa che il regime siriano avrebbe usato armi chimiche contro gli insorti. Se inglesi e francesi, spalleggiati dai sauditi e dagli emiri del Golfo scalpitano per gettarsi nella mischia siriana, americani e israeliani sono più prudenti: «Washington esita ad inviare armi, soprattutto missili da impiegare contro l’aviazione di Assad. Una posizione condivisa con l’alleato israeliano che, pur accusando esplicitamente il regime di usare armi chimiche, vede con sospetto l’arrivo di armi in Siria che potrebbero cadere nelle “mani sbagliate”, cioè in quelle di gruppi islamici radicali come Jabbat al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda». [Alberto Negri, Il Sole 24 Ore del 26 aprile 2013]

Questo reportage a cura di Ben Hubbard è apparso sul New York Times del 27 aprile col titolo “Islamist Rebels Create Dilemma on Syria policy”.

Nella città più grande della Siria, Aleppo, i ribelli vicini ad al-Qaeda controllano la centrale elettrica, fanno funzionare i panifici e guidano un tribunale che applica la legge islamica. Altrove hanno sequestrato i campi petroliferi del governo, mettendo i dipendenti al lavoro, traendo così profitto dal greggio che producono.

In tutta la Siria, nelle aree controllate dai ribelli sono presenti tribunali islamici composti da avvocati, chierici, e dai combattenti estremisti delle brigate armate guidate dagli estremisti. Anche il Consiglio Militare Supremo, l'organizzazione unitaria dei ribelli, con la cui formazione l'Occidente aveva sperato di emarginare i gruppi radicali, è composto da comandanti che vogliono che la legge islamica sia adottata dal futuro governo siriano.

In nessuna zona controllata dai ribelli c'è una forza combattente laica di cui parlare.

Questo è lo scenario con cui il presidente Obama si trova alle prese mentre considera come far fronte al sospetto che i funzionari siriani abbiano usato armi chimiche, attraversando la linea rossa che egli aveva fissato. Più di due anni di violenze hanno radicalizzato l'opposizione armata che combatte il governo del presidente Bashar al-Assad, lasciando sul campo pochi gruppi che abbiano una visione politica condivisa dagli Stati Uniti e una forza militare per portarla avanti.

Tra i gruppi più estremisti c’è il famigerato Fronte al-Nusra, la forza vicina ad al-Qaeda, dichiarata organizzazione terroristica dagli Stati Uniti. Del resto anche altri gruppi, pur in misura diversa, condividono con al-Nusra diversi aspetti della sua ideologia islamista.

«Alcuni dei gruppi più estremisti dell'opposizione sono molto inquietanti dal punto di vista americano e ci pongono ogni tipo di problema», ha dichiarato Ari Ratner, ricercatore presso il Truman National Security Project ed ex consigliere per il Medio Oriente dell'amministrazione Obama. «Non ci facciamo illusioni riguardo al nostro coinvolgimento con il regime di Assad — esso comunque ci sarà — ma siamo anche molto reticenti a sostenere i ribelli della linea dura».

Funzionari siriani riconoscono che gli Stati Uniti sono preoccupati poiché hanno pochi alleati naturali nell'opposizione armata e hanno cercato di sfruttare questo fatto con una campagna pubblica per convincere, o spaventare, Washington a restare fuori dalla mischia. Ad ogni occasione insistono sull'idea che l'alternativa ad Assad è solo uno stato islamico estremista.

Il carattere islamista dell'opposizione riflette la natura principale della ribellione, che è stata portata avanti e guidata, sin dall’inizio, dalla maggioranza musulmana sunnita della Siria, per lo più in zone conservatrici e marginalizzate. La discesa nella brutale guerra civile ha esacerbato le differenze settarie e il fallimento degli altri gruppi ribelli principali a garantire regolari forniture di armi ha permesso agli islamisti di riempire il vuoto e ingrossare le proprie file.

L'agenda religiosa dei combattenti li distingue da molti attivisti civili, dagli oppositori e dagli operatori umanitari che hanno sperato che la rivolta avrebbe creato una Siria civile e democratica.

Quando la ribellione armata iniziò, i disertori dell'esercito governativo, fermamente laici, formavano l'avanguardia. Nel momento in cui il movimento ribelle cresceva esso doveva includere combattenti con una vasta gamma di punti di vista, compresi i jihadisti vicini ad al-Qaeda che puntano a fondare un emirato islamico, e gli islamisti politici ispirati dai Fratelli Musulmani e altri che vogliono una Costituzione di ispirazione islamica come quella di molti Stati arabi.

«La mia sensazione è che non ci siano forze laiche», ha detto Elizabeth O'Bagy, dell’Institute for the Study of War, che ha fatto numerosi viaggi in Siria negli ultimi mesi intervistando i comandanti dei ribelli.

La maggiore preoccupazione per gli Stati Uniti è il Fronte al-Nusra, il cui leader ha recentemente confermato che il gruppo ha collaborato con Al Qaeda in Iraq e ha promesso fedeltà al principale leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, da lunga data vice di Osama bin Laden. Al-Nusra ha rivendicato una serie di attentati suicidi ed è il gruppo in cui militano la maggior parte di jihadisti stranieri che sono giunti in Siria.

Un altro gruppo di spicco, Ahrar al-Sham, condivide molto l’ideologia estremista di al-Nusra ma si compone principalmente di siriani.

Questi due gruppi sono più attivi nel nord e nell’est e sono ampiamente rispettati da altri ribelli per le loro capacità di combattimento e il loro ampio arsenale, in gran parte fornito dai donatori solidali del Golfo. Ed entrambi hanno condotto in marzo campagne per occupare le basi militari, le dighe sul fiume Eufrate e la capitale provinciale Raqqa, l'unico capoluogo di regione interamente controllato dalle forze ribelli.

La mano del Fronte al-Nusra si fa sentire più fortemente ad Aleppo, dove il gruppo ha allestito un campo in un ex ospedale per bambini e ha lavorato con altri gruppi ribelli istituendo una Commissione per la Sharia che tiene d’occhio i quartieri ribelli della città. La Commissione ha istituito una forza di polizia e un tribunale islamico che giudica le controversie ed emette sentenze che includono frustate, anche se non amputazioni o esecuzioni come alcuni tribunali islamici fanno in altri paesi.

I combattenti Nusra controllano anche la centrale elettrica e distribuiscono farina per mandare avanti i panifici della città.

Mentre molti residenti inizialmente li temevano, alcuni sono giunti a rispettarli per la fornitura di servizi di base e perché contrastano la mancanza di sicurezza in città. Attivisti laici, tuttavia, sono irritati dalla loro presenza. A volte, i combattenti di al-Nusra si sono scontrati con altri ribelli che rifiutano la loro ideologia.

Nelle province ricche di petrolio di Deir al-Zour e Hasaka, i combattenti di al-Nusra hanno sequestrato i campi petroliferi del governo, mettendone alcuni sotto il controllo delle milizie tribali e gli altri sotto il loro proprio controllo.

«Sono la forza militare più forte nella zona — ha detto il comandante di una brigata ribelle di Hasaka raggiunto via Skype — Non possiamo negarlo».

Ma la maggior parte dei suoi combattenti è entrato nel gruppo per le armi, ha detto, non per l'ideologia, e alcuni se ne sono andati dopo aver scoperto il collegamento con al-Qaeda.

«La maggior parte dei giovani che si sono uniti a loro lo hanno fatto per rovesciare il regime, non perché volevano unirsi ad al-Qaeda», ha detto, parlando a condizione di anonimato per paura di ritorsioni.

Siccome gli estremisti crescono nei ranghi dei ribelli, gli Stati Uniti cercarono di limitare la loro influenza, anzitutto designando al-Nusra organizzazione terroristica, e poi spingendo per la formazione di un Consiglio Militare Supremo collegato al gruppo principale di opposizione in esilio, la Coalizione Nazionale Siriana.

Anche se guidato da un disertore dell'esercito, il generale Salim Idris, il Consiglio ha incorporato i leader di molti battaglioni apertamente islamici. Uno di questi, il Fronte Siriano di Liberazione è stato integrato quasi interamente nel Consiglio; molti dei suoi membri sono in stretto coordinamento con il Fronte Islamico Siriano, un altro gruppo che include l'estremista Ahrar al-Sham, secondo un recente rapporto di Ms. O'Bagy dell’Institute for the Study of War.

Un portavoce del Consiglio, Louay Mekdad, ha detto che i suoi membri riflettono la società siriana e di non avere legami con al-Nusra o altri gruppi radicali. «Il carattere del popolo siriano è islamico, ma è stupido pensare che la Siria si trasformerà in Afghanistan», ha affermato. «Questa è solo una scusa per coloro che non vogliono aiutare la Siria».

L'amministrazione Obama ha detto che ha bisogno di ulteriori e definitive informazioni, prima di agire riguardo all’uso di armi chimiche da parte del governo siriano. Non è chiaro se tale azione si tradurrebbe in un maggiore sostegno ai ribelli.

In passato i funzionari degli Stati Uniti hanno considerato le abbondanti risorse dei gruppi islamisti come il fattore principale della loro capacità di reclutamento, ha detto Steven Heydemann, alto consulente presso lo United States Institute of Peace, che lavora per il Dipartimento di Stato.

«La strategia è basata sulla valutazione che la simpatia popolare per questi gruppi è transazionale, non ideologica, e che esistono possibilità per strappargli persone fornendo sostegno e risorse alternative», ha detto Heydemann. Egli riconosciuto, tuttavia, che l'attuale slancio verso il radicalismo islamista potrebbe essere difficile da invertire.

La sfida, ha detto, è quella di porre fine al conflitto prima che «l'opportunità di creare un sistema istituzionale che non si basi sulla legge islamica militante vada perduto».

Emile Hokayem, un analista del Medio Oriente presso l’ International Institute for Strategic Studies, inquadra il dilemma dei ribelli in un altro modo: «Come fai a denunciare il Fronte al-Nusra come estremista quando sta giocando un ruolo militare importante, quando è il più disciplinato, pieno di risorse e agguerrito?»

Fin dall'inizio, il governo siriano ha cercato di dipingere i ribelli come terroristi che ubbidiscono ad un complotto internazionale per indebolire il paese. La crescita dei gruppi estremisti l’ha rafforzato aumentando il sostegno dei siriani che temono che una vittoria dei ribelli potrebbe significare la fine dello stato siriano laico.

Molti ribelli e attivisti dell'opposizione lamentano l'attenzione occidentale sui gruppi islamici, alcuni addirittura negando le differenze ideologiche in seno all'opposizione.

«Noi tutti vogliamo uno Stato islamico e vogliamo applicare la Sharia», ha detto Maawiya Hassan Agha, un attivista ribelle raggiunto via Skype nel villaggio settentrionale di Sarmeen. Ha sostenuto che le leggi di un paese dovrebbero derivare dalle convinzioni e tradizioni e ha paragonato le richieste dei siriani che chiedono la legge islamica, ai francesi che vietano alle donne musulmane di indossare il velo.

«In Francia, alla gente non piace il velo, così hanno accettato leggi proibitive. E' la stessa cosa qui. E’ nostro diritto spingere per le leggi che vogliamo».


*Articolo originale: Islamist Rebels Create Dilemma on Syria Policy

Traduzione a cura della Redazione - www.antimperialista.it

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