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Addio compagne

Addio compagne

(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Il logo della campagna di tesseramento del prc 2010 è una scarpa col tacco a spillo

Tutte le vignette di Enzo Apicella

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    Lettera aperta ai militanti di Rifondazione Comunista

    (16 Maggio 2013)

    Cari compagni, care compagne,
    lo scopo di questa lettera è di proporre qualche spunto di riflessione sulla situazione attuale nella quale versa Rifondazione Comunista e, al contempo, cercare di fare un bilancio critico dell'esperienza del Prc, a più di vent'anni dalla sua nascita. Non vogliamo cadere in una sterile polemica perché, in una situazione di generale attacco ai diritti della classe lavoratrice, quello che serve è lucidità razionale, capacità di analisi e un po’ di coraggio nel trarre le conclusioni politiche dalla nostra riflessione. Solo in questo modo possiamo cercare di rispondere efficacemente alla guerra sociale scatenata dalle classi dominanti a livello italiano ed europeo. Per questo non vogliamo cadere in un’inutile invettiva a mero scopo auto celebrativo, ma cercare di impostare un ragionamento politico ed un percorso comune, reincanalando tutte quelle energie militanti che oggi non hanno più un punto di riferimento, un catalizzatore politico, cioè un partito realmente rivoluzionario e realmente comunista.

    La base e i dirigenti
    La sconfitta senza appelli della lista Rivoluzione Civile alle scorse elezioni ha reso evidente una crepa già presente all'interno di Rifondazione: un solco che divide, e che ha sempre diviso, tanti onesti militanti, con la loro energia conflittuale e il loro spirito di sacrificio, dalla direzione del partito, animata al contrario da vocazioni burocratiche e spinte opportuniste. I gruppi dirigenti che si sono alternati in questi venti anni alla guida di Rifondazione hanno sempre e sistematicamente tradito la fiducia della base militante, cercando di coprire queste operazioni, inventandosi un vocabolario che spacciavano per nuovo. Ci ricordiamo Bertinotti che parlava di un partito "di lotta e di governo" e che, in nome del "sostegno critico" al centrosinistra, votava leggi come il Pacchetto Treu, la prima riforma che avviò la precarizzazione del mercato del lavoro, o leggi razziste come la Turco-Napolitano che portò alla creazione dei Cpt per gli immigrati.
    La falsa svolta movimentista di Rifondazione negli anni di Genova e dei movimenti contro la guerra era finalizzata ad avere un capitale di voti da spendere per entrare poi nel secondo governo Prodi, il gruppo dirigente fu premiato con numerose poltrone e s’impegnò con ancor maggiore accanimento negli attacchi alla classe lavoratrice, per meritarsi la fiducia della borghesia italiana: dalla detassazione dei profitti al finanziamento della guerra in Afghanistan. Tutto questo non poteva passare inosservato. E, infatti, nel 2008 si ebbe la sconfitta dura della Sinistra Arcobaleno con Rifondazione per la prima volta fuori del Parlamento. Ed ecco che le cose sembravano cambiare: mentre i bertinottiani uscivano dal partito dando vita a Sel, Ferrero assumeva la direzione e invocava una "svolta a sinistra". In cosa si è tradotta questa insperata svolta? In cinque anni persi nel tentativo di rientrare nella coalizione di centrosinistra per cercare di riguadagnare un posto in parlamento. Mentre tanti militanti chiedevano una svolta concreta e volevano partecipare democraticamente alla vita del partito, il gruppo dirigente era alla ricerca di una nuova via per rientrare nei giochi di palazzo.

    Le ultime elezioni
    La sequenza di tentativi d’accordo elettorale fatti prima delle ultime elezioni è drammaticamente significativa: prima il centrosinistra, con il Pd che chiudeva le porte ad ogni possibile accordo, poi perfino la strizzatina d'occhio a Grillo e ai Cinque Stelle (salvo poi definirli fascisti per bocca di Ferrero) e infine il progetto ingroiano, che molto probabilmente era quanto di più lontano dalle aspirazioni dei militanti e attivisti del partito. Rifondazione si è trovata così come un ospite imbarazzato in una lista di cui pure costituiva il motore militante e così la base militante ha dovuto accettare e "ingoiare" tutti i capricci e i personalismi di un magistrato borghese, impegnato unicamente in sermoni sulla "giustizia" e contro "i partiti", con la presenza nella lista di candidati lontanissimi dalle ragioni dei lavoratori e delle lotte (basti ricordare le candidature di ex fascisti e poliziotti). Il risultato è stato una sconfitta storica e, molto probabilmente, definitiva. Adesso è in corso una resa dei conti all'interno del gruppo dirigente di Rifondazione. L’area diretta da Grassi si è ormai lanciata nel suo progetto di fusione con Vendola, che l'8 maggio presenterà a Roma il suo nuovo soggetto politico (l'ennesima costola sinistra del Pd), mentre Ferrero si consola con vuoti giochi di parole su una "costituente della sinistra antiliberista" da realizzare non si sa con chi. Insomma, tra i vari burocrati che hanno parassitato sull'energia di tanti onesti militanti è partito il "si salvi chi può".

    Il problema è il progetto politico
    La realtà è che ogni progetto riformista oggi come oggi è votato al fallimento. In un periodo di crisi acuta come quello che stiamo attraversando, non è più possibile nemmeno strappare le briciole ai padroni: così come non c'è via di uscita riformista dal capitalismo, così non c'è via di uscita per i riformisti dalla crisi storica che stanno vivendo. Per questo motivo, invitiamo i tanti onesti compagni che hanno cercato di costruire Rifondazione in tutti questi anni con una militanza quotidiana fatta di lotte e sacrifici, a fare un bilancio storico del riformismo in generale e di quello di Rifondazione in particolare. Dopo di che, abbandonati al loro destino i Ferrero e i Grassi, si tratta di costruire quel partito rivoluzionario che ancora non c'è e che serve urgentemente. Questo è il punto.
    Da parte nostra, senza ergerci a maestri di nessuno, senza pretese di primogenitura, con i compagni oggi in Rifondazione vogliamo confrontarci lealmente. Consapevoli che il partito che manca per sviluppare le lotte operaie e studentesche ha bisogno anche del contributo prezioso di quei militanti che per anni hanno creduto di costruire, con Rifondazione, un partito realmente comunista: partito che i dirigenti di Rifondazione -in cerca solo di poltrone più comode (guadagnate frenando le lotte dei lavoratori)- hanno tradito. Non si tratta di inventarsi una differenza tra il vertice e la base del partito ma di costatare che gli interessi oggettivi e lo spirito di sacrificio di tanti militanti del Prc non ha nulla in comune con le aspirazioni burocratiche del gruppo dirigente. E' una divergenza di interessi quella che separa militanti e dirigenti di Rifondazione e, viceversa, potenzialmente unisce quei militanti a chi, come noi, si batte per una reale prospettiva comunista: la prospettiva di un partito comunista, rivoluzionario, internazionalista perché internazionale, strumento di lotta e non di compromesso con la borghesia e i suoi governi, potrà nascere solo nelle lotte, nel loro sviluppo nei prossimi mesi, nella costruzione di un'alternativa dei lavoratori basata sulla piena indipendenza di classe.
    In un periodo colmo di proposte di nuovi soggetti politici l'appello che facciamo ai compagni stanchi dei tradimenti subiti in questi anni è quello di costruire insieme un partito rivoluzionario e comunista che possa unificare le lotte operaie e studentesche e farla finita con un sistema che produce solo guerre, miseria e sfruttamento.


    (pubblicata il 7 maggio scorso sul sito www.alternativacomunista.org )

    Partito di Alternativa Comunista

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