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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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GRECIA E GOVERNO DELLA SINISTRA: LIMITI STRUTTURALI E INSUFFICIENZA POLITICA

(23 Febbraio 2015)

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Manolis Glezos

Mentre Manolis Glezos, l’uomo che ammainò la bandiera nazista dal Partenone e trascorse in galera il periodo della dittatura dei colonnelli, grida dal suo seggio dell’Europarlamento tutta la contrarietà all’operazione in corso da parte del governo greco rispetto ai “poteri forti” europei, la lettura del “memorandum” che oggi lo stesso governo greco invierà a Bruxelles per chiedere una proroga di quattro mesi suggerisce alcune considerazioni di fondo su quella realtà, ma anche più in generale rispetto alla prospettiva stessa di governo della sinistra nella situazione attuale.
La lettura del documento, infatti, ricorda molto quelli dell’Ulivo Italiano di un decennio fa, principiando proprio dalla litania della “lotta all’evasione”, senza dimenticare la riforma della pubblica amministrazione e la riforma del mercato del lavoro: riforma del mercato del lavoro che oggi, in Italia, è stata fatta nel segno di Marchionne, diventato il nuovo simbolo della modernità e del quale il primo ministro Renzi svolge il compito di megafono.
Torniamo, però, a cosa ci insegna la vicenda greca senza aver paura di trarre, in questo modo, conclusioni affrettate.
Il quadro è chiaro è può essere ben delineato:
1) In queste condizioni avventure governiste da parte di pallide sinistre risultano impossibili, fuori dalla storia. La logica dell’alternanza indica che non si verifica un mutamento di cultura politica nel ceto governante, perché è storicamente assente da molti decenni una qualsiasi evoluzione del “pensiero politico” ormai legato, in tutte le sue espressioni, alla realtà del liberismo egemone nelle sue diverse sfaccettature. Mancano gli adeguati strumenti culturali alternativi da quali far discendere opzioni politiche di cambiamento radicale;
2) Il caso specifico della Grecia non ha suscitato, in Europa e fuori, un moto di natura effettivamente internazionalista. Non è solo questione di mobilitazione sociale capace di scuotere opinioni pubbliche e governi ma di una realtà politica che effettivamente si collegasse nei diversi Paesi per esprimere, fuori e dentro le istituzioni, non un semplice appoggio ma la condivisione di un indirizzo di fondo. Il silenzio del Parlamento Europeo, sotto quest’aspetto, che non è stato convocato, come sarebbe stato il caso, per aprire una sessione straordinaria su questa vicenda resta il dato emblematico riguardante l’assenza di questa dimensione effettivamente internazionalista, che pure sarebbe risultata decisiva. Sciopero europeo e sessione straordinaria dell’Europarlamento avrebbero rappresentato i cardini di una vera inversione di tendenza almeno sul piano dell’espressione politica;
3) La vicenda greca s’inserisce in un quadro drammatico di conflitto a livello mondiale: dal Medio Oriente e dall’Africa Nord fino all’Ucraina emergono rischi di conflitto globale. Ebbene in queste condizioni di vera e propria emergenza non emerge, sul piano internazionale, alcuna accettabile reazione sul piano del rifiuto della guerra e di “non allineamento” rispetto alla coalizione dominante del capitalismo e dei suoi governi imperialisti e colonialisti. Ai tempi della più dura “guerra fredda”, nel 1955, alla conferenza di Bandung nacque il movimento dei “non allineati” che svolse una funzione fondamentale opponendosi alla logica dei blocchi, in funzione dello sviluppo di quello che allora era definito “terzo mondo” e della decolonizzazione. Oggi, dove ce ne sarebbe davvero bisogno, da parte di nessuno degli ex-BRIC o BRICS che dir si voglia non riesce a ripartire una proposta del genere che assuma il fondamentale aspetto politico del non arrendersi alle logiche del dominio economico e della sopraffazione militare;
4) Infine, rispetto all’esperienza di governo in Grecia, ci sarebbe da discutere delle questioni interne a quel Paese: questioni che riguardano una condizione sociale drammatica, ai limiti o forse già dentro ai termini di una vera e propria tragedia umanitaria. Un aspetto che appare essere il più doloroso e verso il quale, in tutta sincerità, non pare emergere quella “tensione morale”, fuori e dentro il paese greco, che apparirebbe necessaria. Prevale, ancora una volta, il dramma della “politica – spettacolo”, del look dei nuovi protagonisti, dell’apparenza scenografica dei vertici, del nascondere sotto il tappeto un’enorme miseria reale, morale e materiale.

Franco Astengo

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