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SINISTRA, OPPOSIZIONE, ALTERNATIVA

(14 Ottobre 2015)

Oskar Lafontaine

Oskar Lafontaine, ex ministro nei governi della socialdemocrazia tedesca e fondatore della Linke, ha scritto oggi sulle colonne del “Manifesto” una lettera aperta alla sinistra italiana.
“Syriza dimostra l’impossibilità di un governo di alternativa. La sinistra deve unirsi e lavorare a un nuovo sistema monetario”.
L’articolo comincia così: “Care compagne, cari compagni la sconfitta del governo greco guidato da Syriza davanti all’Eurogruppo ha portato la sinistra europea a domandarsi quali possibilità abbia un governo guidato da un partito di sinistra, o un governo in cui un partito di sinistra sia coinvolto come partner di minoranza, di portare avanti una politica di miglioramento della condizione sociale di lavoratrici e lavoratori…”
E più avanti:
“ La risposta è chiara e brutale: non esistono possibilità per una politica tesa al miglioramento della condizione sociale della popolazione, fintanto che la BCE, al di fuori da ogni controllo democratico è in grado di paralizzare il sistema bancario di un paese soggetto ai trattati europei”
E ancora:
“La sinistra europea non ha trovato alcuna risposta a questa sfida, come dimostra soprattutto l’esempio greco. Attendere la formazione di una maggioranza di sinistra in tutti e 19 gli stati membri è un po’ come aspettare Godot, un autoinganno politico, soprattutto perché i partiti socialdemocratici e socialisti d’Europa hanno preso a modello la politica neoliberista.
Infine: “Solo una sinistra sufficientemente forte nei rispettivi Stati Nazionali potrà cambiare la politica europea…vi auguro ogni successo per il processo di costruzione di una nuova sinistra italiana”.
Naturalmente nell’intervento di Lafontaine si trovano passaggi molto discutibili (primo fra tutti quello contenente la proposta di un nuovo SME): pur tuttavia è il caso di riprenderne con grande attenzione il senso politico complessivo: in questo momento non esiste, in Europa, lo spazio per un ruolo di governo sia nell’ambito del centro – sinistra, sia di una sinistra d’alternativa interna al sistema offerto dall’applicazione del trattato di Maastricht e seguenti.
Senza alcuna velleità di rivendicare primazie di sorta, pare allora il caso di riproporre in quest’occasione il documento preparatorio dell’Assemblea autoconvocata svoltasi a Milano lo scorso 18 Gennaio.
La convinzione è quella che vi siano dentro a questo documento elementi di analisi e di proposta politica estremamente validi, sui quali varrebbe la pena di riflettere al meglio e di proporre un’adeguata iniziativa politica tesa prima di tutto a costruire il nuovo soggetto politico della sinistra di opposizione per l’alternativa (esigenza rafforzata ulteriormente dall’analisi riguardate i pericoli di guerra a livello globale e del consolidamento di un regime autoritario in Italia).
Un obiettivo, quello della costruzione del nuovo soggetto, al cui perseguimento molti colpevolmente si sono sottratti. Ad essi va chiesto di ripensare il complesso di una posizione politica d’attesa, che finisce con lo sconfinare nella neghittosità.
Inoltre è davvero l’ora di finirla con i modelli basati sul mix “movimentismo – governativismo”: sono troppe le esperienze (a partire proprio da quella italiana del 2006 – 2008) che ne dimostrano la vacuità negativa. Una vacuità negativa buona soltanto ad alimentare ambizioni personali e di gruppo, principalmente in sede locale con la rincorsa ad alleanze con il PD a scopo “sistemazione propria”.
Ecco di seguito (senza correzioni) il documento preparatorio redatto dal gruppo “Autoconvocati per l’opposizione” nell’occasione dell’Assemblea svoltasi a Milano il 18 Gennaio 2015.

AUTOCONVOCATI PER L’OPPOSIZIONE – MILANO 18 GENNAIO 2015
RIEDIFICARE
La proposta di autoconvocazione per il 18 Gennaio prossimo a Milano, coltiva l’intenzione di discutere i temi della realtà politica dei comunisti, delle forze anticapitaliste, della sinistra d’opposizione per l’alternativa in questa fase in Italia e in Europa.
Intendiamo rappresentare, pur nelle difficoltà del momento, il punto di avvio per riedificare la realtà di una presenza politica.
La sinistra italiana posta di fronte a un enorme processo di “rivoluzione passiva” derivante da una gestione capitalistica che punta direttamente a un processo di ulteriore innalzamento del livello di sfruttamento, d’impoverimento generale, di restrizione delle libertà democratica ha smarrito da molti anni una capacità di contrasto e di proposta d’alternativa adeguata al livello concreto dello scontro in atto.
Scomparsa da tempo ogni possibilità di presenza a livello parlamentare e incapace di collegare la domanda d’insorgenza sociale che pure, in varie forme, percorre la realtà quotidiana la sinistra italiana è priva di un progetto coerente di sintesi, proposta, aggregazione politica.
Ciò che ne è rimasto sul piano dell’organizzazione politica ha assunto i modelli dell’avversario rendendosi così subalterna e residuale.
Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani hanno esaurito una qualche funzione propositiva e puntano a ipotesi diverse al fine di mascherare l’ormai avanzato processo di estinzione.
Altri soggetti che pur hanno cercato di mantenere un dato di coerenza con l’identità di classe e il livello di conflittualità che questa richiede non paiono riuscire a incidere nella grande massa di rifiuto dell’impegno politico diretto che, appunto, la crisi complessiva della sinistra italiana ha contribuito, naturalmente assieme ad altri fattori sociali, politici, culturali, a creare.
In questa situazione, descritta in estrema sintesi, la sinistra italiana appare muoversi su linee separate sostanzialmente non in grado di proporre una propria espressione autonoma sul piano teorico , dell’azione e dell’organizzazione politica.
Si passa, infatti, da un “sentore socialdemocratico” dei residuali componenti della Lista Italiana per Tsipras che dovranno scontrarsi con lo “scoglio” delle elezioni regionali, alla riproposizione di un fascinoso e strutturalmente rassicurante PCI, fosse anche in forma di “enclave” identitaria.
Entrambe queste ipotesi non tengono conto però del complessivo spostamento d’asse avvenuto nel sistema politico italiano sul terreno della formazione di un regime autoritario, quale passaggio di una più complessiva sperimentazione europea.
La proposta che sarà avanzata a livello nazionale, con l’autoconvocazione del 18 gennaio 2015 a Milano presenta invece almeno quattro caratteristiche del tutto originali e innovative:
1) Prima di tutto si tratta di un progetto “autonomo” sul piano delle dinamiche politiche: s’intende cioè esprimere una possibilità di aggregazione politica posta in diretta relazione con l’opposizione sociale senza proporsi di muoversi nell’immediato in un’ottica di un sistema di relazioni oggettivamente subalterno.
2) In secondo luogo, pur non trascurando i soggetti politici organizzati presenti all’interno del sistema della sinistra d’alternativa in Italia e anzi cercando di coinvolgerli tutti con il massimo possibile della tensione unitaria, si rivolge prioritariamente a tutti quei soggetti, con riferimento ai giovani e alle istanze di lotta che costituiscono la grande riserva politica accumulatasi in questi anni di difficoltà nella militanza e nella partecipazione politica;
3) Il nostro obiettivo, certamente misurato nel tempo e con la piena consapevolezza dell’asperità della strada da percorrere, non è quello di una qualche banale replica di forme associazionistiche già presenti in gran numero nel nostro panorama politico e sociale. L’obiettivo è quello di un nuovo soggetto politico organizzato della sinistra italiana, comunista, anticapitalista, di opposizione per l’alternativa;
4) Il nostro punto di partenza è quello dell’opposizione: un’opposizione rivolta insieme all’attualità della condizione materiale di lotta nella quale ci troviamo e che è già stata abbondantemente descritta e a un’ipotesi di “alternativa di sistema” condotta all’insegna delle idee di uguaglianza che hanno attraversato il ‘900 con esiti complessi e drammatici ma dai quali intendiamo trarre, attraverso un attento lavoro di ricerca, il meglio di quanto è stato indicato sul piano del riscatto sociale, della critica all’esistente, della prospettiva concreta di una società alternativa da far nascere attraverso il marxiano “abolizione dello stato di cose presenti”.
E’ proprio perché stiamo pensando a una nuova soggettività che avviamo la nostra ipotesi di lavoro politico attraverso l’autoconvocazione: una novità sul piano del metodo politico se si pensa che, almeno in Italia, l’autoconvocazione è stata adottata in passato come strumento di riconoscibilità di idee e di aggregazione all’interno di soggetti formati fossero questi partiti o sindacati ma che adesso proponiamo come metodo di partenza per la costruzione -appunto- di una nuova, diversa, autonoma soggettività della sinistra italiana.
Attraverso l’autoconvocazione intesa come metodo di partenza cui seguiranno naturalmente proposte di procedura e strutturazione politica sarà possibile sfuggire a quella logica da “intergruppi” che fin qui ha rappresentato il limite più serio per la ricostruzione in Italia di una soggettività politica d’alternativa e di opposizione.
L’autoconvocazione per affrontare così in forma collettiva i diversi temi della capacità progettuale, della forma politica e del necessario intreccio da realizzare tra questa e le lotte sociali in atto.
L’articolazione del nostro “Che Fare?” nei suoi contenuti e indicazioni programmatiche e di riferimento politico dovrà però essere preceduta da un’operazione molto importante sul piano culturale: l’abbandono di quel “pensiero debole” che ha prodotto la superficialità e il disarmo etico all’interno del quale ci troviamo.
Si tratta allora di individuare, prima di tutto, una ripresa del “pensiero forte”: un filone di razionalità concreta e di critico realismo storicista.
Occorre sviluppare una concezione dell’agire politico che non nasca da una teoria della dittatura o da una visione meramente contrattualistica della democrazia rappresentativa.
Deve essere nuovamente introdotta, nella storia del complesso percorso della sinistra italiana, una concezione della soggettività politica intesa come collettivo e non come somma degli individualismi, puntando alla ricostruzione del “blocco storico” da realizzarsi proprio attraverso una riunificazione delle categorie d’uso della politica.
L’obiettivo è quello di riuscire a esprimerci attraverso un processo storico reale inteso quale fondamento per una soluzione non semplicisticamente speculativa del rapporto di implicazione tra economia, politica, storia e realizzando così, attraverso un processo rivoluzionario, un momento di volontà egemonica.
Un programma ambizioso il cui livello di difficoltà d’espressione corrisponde alla dinamica dei tempi: occorre esserne all’altezza per quanto possibile.
Rinunciarci e scendere al livello del comune politicismo sarebbe scegliere di far mancare la voce dell’opposizione e dell’alternativa verso questo sistema ingiusto, prevaricatore, di sfruttamento condotto dai gestori del capitalismo a un punto di assoluta non sopportabilità.

Franco Astengo

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