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Cameron nella campagna inglese

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(13 Maggio 2010) Enzo Apicella
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Pasolini, la solitudine fra i senza pietà

(28 Marzo 2016)

massimo ranieri pasolini

Dalla seconda macchina, Giulietta anch'essa, per frantumare il soffio vitale del corpo tramortito di Pasolini, fase tragica e terminale d’un pestaggio attuato sembrerebbe più per punirlo che per assassinarlo, la macchinazione ritessuta dall’omonimo film di Davide Grieco introduce questa variante al mistero meno misterioso fra le regìe occulte della storia d’Italia. Il Pasolini che doveva morire era già stato narrato sul grande schermo da Marco Tullio Giordana (Pasolini, un delitto italiano), le due pellicole danno corpo a quei sospetti rincorsi da qualche giornalista dell’epoca (Furio Colombo) e taciuti dalla maggioranza dei media e soprattutto da chi era preposto alle indagini (poliziotti e magistrati). Certo, teorie senza prove certe. Tranne le confessioni indotte e, nell’ipotesi di Grieco, recitate seppur maldestramente da quel bugiardo naturale che è Pino Pelosi, omicida o capro espiatorio dietro il quale s’è annidato il complotto, piccolo o grande che fosse, per eliminare un personaggio ingombrante per i Palazzi del potere. Un sistema che il regista-poeta attaccava nel triennio 1972-75 dalle stesse pagine del Corriere della Sera, messegli a disposizione da quel direttore naif e ‘fuori controllo’ quale fu Piero Ottone.

Invece talune prove, come il sangue che imbrattava il tettuccio della Giulietta di Pasolini che probabilmente non era solo suo né tantomeno di Pelosi, si sa che vennero trascurate per giorni e lavate dalla pioggia senza che si effettuassero gli accertamenti del caso. E pure nell’area del delitto, dove orme, tracce, cicche di sigarette fumate e forse altro finirono calpestate e cancellate da centinaia di suole di chi accorreva sullo sterrato dell’Idroscalo dove la mattina del 2 novembre veniva rinvenuto il cadavere straziato. Sappiamo anche che la teoria del complotto è stata a lungo osteggiata da alcuni parenti e amici del poeta. A cominciare dal cugino Naldini e dal critico Vigorelli, entrambi omosessuali, che puntavano il dito contro la deriva, a loro dire, sodomasochista intrapresa da Pier Paolo con incontri casuali ad alto rischio che potevano scivolare in notti brave e avventure violente. Rimproverandogli tutto ciò, alcuni parenti e conoscenti hanno opposto dubbi alla ricostruzione politica del delitto. Che, comunque, resta, soprattutto per l’intreccio della vicenda Cefis-P1 e P2, ricomposte come un puzzle nel frammentato e pur letterario Petrolio. Sull’enigmatico tema riportiamo una riflessione scritta tempo addietro (http://www.pierpaolopasolini.eu/saggistica_EnricoCampofreda_ipotesi-su-ppp.htm) di cui, pur fra manipolazioni e depistaggi, posteri abbiamo potuto constatare la veridicità.

Interessanti due spunti offerti dal lavoro di Grieco, che risaltano nella scena dell’intervista concessa a un ritardatario, ma meditativo giornalista francese. La solitudine finale in cui il poeta versa per carattere, scelte, condizioni oggettive ormai cadenzate dalle riflessioni taglienti su politica, società, sistema, spesso trasformate in invettive anti ortodosse, corsare e luterane. Considerazioni controcorrente, scomodissime per il potere e quella sinistra alla quale rivendicava con orgoglio d’appartenere, ma che lo considerava un corpo estraneo, anche per ragioni di buoncostume e opportunità. Attorno ha pochissime presenze, nessun politico, pochi editori, che secondo i casi lo blandiscono e respingono, la lucida rudezza e l’assenza di diplomazia lo isolano fra gli stessi intellettuali. Così Pasolini diventa un bersaglio facile per chi ripaga con l’odio ideologico il suo disprezzo culturale. I nemici-assassini possono utilizzare il filo del sesso che lo lega all’ambiente praticamente scomparso del sottoproletariato. Ragazzi di vitaccia, più che di vita, soggetti senz’anima diversi da quelli conosciuti vent’anni prima in una città feroce, ma allegra e passionale. Chi li rimpiazza negli anfratti della vendita dei corpi che il poeta non ha mai smesso di frequentare, combattuto fra un iperrealismo quasi distruttivo e un mai sepolto sentimentalismo, paiono cinici alieni. Incapaci di respingere qualsiasi manipolazione di chi per interessi consumistici, ideologia, voglia di dominio può trasformarli in assassini, consapevoli o meno. Individui senza pietà in una società spietata.
27 marzo 2016

articolo pubblicato su enricocampofreda.blogspot.it

Enrico Campofreda

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