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(9 Novembre 2016)

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La vittoria di Trump avrà come prima conseguenza un rimando del confronto atomico tra Usa e Russia.
Fatalisticamente sia gli Usa che i Paesi europei si avviavano verso uno scontro con la Russia a breve scadenza. La strategia seguita da Clinton andava proprio in questa direzione: dal colpo di stato in Ucraina alla distruzione della Libia aveva aperto la via per un scontro diretto. Proprio la proposta di creare una no-fly-zone in Siria era la condizione che avrebbe provocato un casus belli contro la Russia. La quale aveva già dichiarato che sia si tratti di Europa che di Medio Oriente un eventuale confronto non si sarebbe combattuto con armi convenzionali, dove la Russia soccomberebbe, ma con armi atomiche. Rilevante è anche il fatto che i comandi militari USA avevano dichiarato che un attacco militare atomico preventivo sarebbe stato la migliore soluzione militare. La sconfitta di Clinton, che costituiva una pedina fondamentale verso la preparazione di una guerra nucleare, avrà come conseguenza un lieve cambiamento nei tempi della strategia USA.
Forse può essere utile ricordare, a questo proposito, che la Seconda guerra mondiale esordì con un accordo di rispetto e non belligeranza tra Hitler e Stalin cui seguì la spartizione della Polonia. Quello che sembrò un accordo cinico tra i due dittatori si rivelò poi essere una astuta manovra della Germania sia per guadagnare tempo in vista della preparazione degli armamenti, sia per avvicinarsi direttamente al confine della URSS, ma allo stesso tempo illudere Stalin che la Germania non avrebbe attaccato l’URSS avendo stretto una alleanza. L’unico che ci credette fu Stalin, tanto è che fu sorpreso dalla invasione tedesca.
Trump ha dichiarato che ha rispetto per Putin, che vuole accordarsi con lui, che non vuole uno scontro diretto con la Russia. Da un lato la dichiarazione di queste intenzioni può significare un allontanamento del pericolo diretto di uno scontro atomico. Ma allo stesso tempo può costituire una misura tattica per guadagnare tempo e preparare lo scontro in condizioni più vantaggiose per gli USA. Non a caso uno dei punti di Trump è un programma di ammodernamento dell’arsenale di bombe atomiche, così come la esigenza che i Paesi europei membri della NATO aumentino il loro budget militare al 2%. (Di passo, comprando armi dagli USA).
La politica di Trump punta a una ripresa della egemonia militare USA a livello mondiale. Uno dei punti critici a questo scopo è la denuncia dell’accordo con l’Iran e la levata delle sanzioni, fatto da Obama. Ciò ha portato a un cambiamento dei rapporti di forza nello schieramento dei Paesi del MO che sono così entrati in una orbita di alleanza con la Russia. Trump ha dichiarato che vuole denunciare l’accordo con l’Iran e respingere questo a una posizione di ininfluenza nella regione. Di riflesso ciò comporterebbe un indebolimento delle posizioni guadagnate lí ultimamente dalla Russia.
Se questo sono le intenzioni di Trump, almeno a livello di politica mondiale, bisogna vedere come si porranno nel contesto, e quali sconvolgimenti provocheranno sia nello schieramento politico delle varie borghesie europee che avevano orientato i propri media verso la demonizzazione di Putin e preparare l’atmosfera mentale per accettare uno scontro militare. Ma il fatto più importante del contesto è lo scoperchiamento della pentola USA. Tutte le ingiustizie della Terra (parafrasando HoChiMin) si stanno ribellando negli StatiUniti. Dai BlackLivesMatter agli Indiani agli operai occupati e non, ai giovani, alle donne, ai poveri. Una alternativa socialista, che sembrava fino a poco fa impossibile, utopica, comincia a prendere forma nella mente e nei fatti organizzativi della popolazione. Un processo di insorgenze, finora invisibili, che si sta sviluppando già da diversi anni, potrà trovare una accelerazione e una organicità proprio di fronte al pericolo di un ulteriore aumento dello sfruttamento, della miseria, del razzismo che il governo Trump certamente porrà in atto.

9/11/16

Nicolai Caiazza

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