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(22 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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Gli Stati Uniti vogliono sbarazzarsi dell’Onu?

(3 Settembre 2005)

Se ciò fosse vero -ed è questo il messaggio sotteso che parafrasa la immarcescibile teoria dei opposti estremismi- le posizioni che sono impegnate a delegittimarla da “sinistra”, farebbero eco (e il gioco degli) agli Stati Uniti. Qualcuno, più garbato, ci chiederebbe se non sia il caso, in questa fase di estremo attacco “da destra” all’Onu, quanto meno di esprimersi “a sinistra” più sotto voce. A corto di altri argomenti per difendere l’Onu o per proporne una impossibile e mistificante riforma, è questo l’ultima risorsa del pacifismo possibilista.

Nell’intervenire su questo argomento, precisiamo subito che non escludiamo in assoluto che organizzazioni “fasciste” abbiano sempre tentato di sovvertire le istituzioni democratiche di dominio non gradite neppure da noi, anche se da ciò non deriviamo automaticamente che noi dobbiamo difendere siffatte istituzioni o sospenderne la critica. Ci concentriamo però sulla questione posta nel titolo.

In una fase di crisi internazionale acuta è possibile che l’Onu (come avvenne per la Società delle Nazioni) venga messa provvisoriamente da parte. Ma sarebbe illogico che in una direzione del genere spinga la maggiore potenza, cioè gli Stati Uniti, che, sia pure dovendo accettare alcune mediazioni (non con i popoli, ma con altre Potenze), ne sono i maggiori azionisti e ne hanno la sede in casa propria. Più verosimilmente e plausibilmente, in un simile frangente, a cercare di sottrarsi al vincolo dell’Onu saranno potenze emergenti per allacciare più liberamente altre alleanze in una logica di grandi aree possibilmente così più competitive, o se si preferisce, meno soffocate. Il fatto che gli attuali padroni dell’Onu talvolta ne facciano a meno e agiscano senza il suo consenso non prova granché, visto che anche nel passato, e in reiterate occasioni, molti interventi militari sono stati effettuati fuori e “contro” l’Onu: non solo da parte degli Stati Uniti, ma anche da parte di altre grandi potenze.

Se abbiamo ben chiare le attuali correlazioni economico/finanziarie del mondo, l’ipotesi ventilata da un certo pacifismo è semplicemente folle. Non c’è oggi grande potenza, e in maggiore misura gli Stati Uniti, che a)-possa prescindere da posizioni necessariamente dominanti in gran parte del mondo e non in delimitati “imperi”, b)-che possa gestire tali posizioni di dominio senza la compartecipazione di settori locali. La strada imboccata dalla Società delle Nazioni prima e dall’Onu poi appare a tutta evidenza irreversibile. Ripetiamo: in una crisi acuta si potrà verificare una transitoria rimessa in discussione di tali correlazioni con schieramenti più nettamente contrapposti, ma la possibilità di un dominio di lungo periodo non potrà mai fare a meno di organismi mondiali dove una potenza egemone faccia valere i suoi interessi in associazione con altri e anche dentro una stanza di compensazione. Non si dimentichi che perfino, dopo il crollo dell’Urss, gli Stati Uniti rimasti unica superpotenza (almeno militare) hanno rilanciato alla grande il ruolo dell’Onu con l’aggressione all’Irak del 1991. E vi hanno fatto di nuovo ricorso per legittimarne l’occupazione militare nel 2003.

Tutto ciò non significa che l’Onu vada a bene agli Stati Uniti così come esso è. Una maggiore funzionalizzazione ai loro interessi sarebbe senz’altro gradita e viene certamente perseguita, e strombazzata in Italia dai vari “Fogli.” Ma in tale direzione –e ciò è significativo- gli Stati Uniti si muovono senza tentare gli aggiustamenti al punto da mettere gli altri azionisti nella necessità di rompere: quindi, per fare un esempio, eliminazione sì dell’antidemocratico diritto di veto, ma allargando i membri del Consiglio di Sicurezza.

In ogni caso, ai fini di alcune previsioni sulle reali intenzioni degli Stati Uniti, bisogna considerare, senza dar credito anche alla propria disinformazione, che l’Onu non è la classica istituzione democratica, che scatena i ricorrenti furori eversivi della “destra”. L’Onu è già ampiamente, fin dall’atto di nascita e concepimento, un’istituzione già ampiamente autocratica, un’istituzione di diritto eccezionale, emergenziale, tipica della più generale involuzione totalitaria del capitalismo tardo-moderno. Se vogliamo essere chiari fino in fondo, la struttura organizzativa dell’Onu e le sue dichiarazioni demagogiche farebbero invidia alla coppia Hitler/Goebbels. Naturalmente, se non ragioniamo con la fantasia e non immaginiamo che l’Onu sia una copia di una qualsiasi Stato nazionale (pur già abbondantemente “involuto” nella realtà rispetto alla sua classica idea iperuranica).

Dopo che abbiamo di nuovo sentito dal “tavolo per la pace” (“riprendiamoci l’Onu”), non sarà mai abbastanza ripetere che l’Assemblea Generale dell’Onu non viene eletta a suffragio universale e neppure tramite la convocazione di tutti i parlamenti nazionali: è composta da diplomatici iper-pagati nominati dai governi, senza che nessuno ne sappia niente; il Consiglio di Sicurezza non è il governo eletto dal parlamento: è auto-eletto e lo è una volta per tutte; il Segretario Generale non è il Presidente della Repubblica ma un semplice maggiordomo del Consiglio di Sicurezza: la sua Carta non è una Costituzione: non fu discussa neppure in quella copia del fantasma della democrazia liberale, che è l’Assemblea Generale, ma fu concessa dall’alto con il monito del prendere o lasciare.

Questa struttura reale viene accuratamente nascosta, non a caso. Qualcuno riconosciuto che l’obiettivo “riprendiamoci l’Onu”, agitato dal “tavolo della pace” è effettivamente un errore e che, più dignitosamente, bisognava dire “prendiamoci l’Onu”. Non possiamo, però, condividere questa ingenuità. Se infatti il “tavolo della pace” dovesse descrivere onestamente la vera Onu, i giovani generosi ai quali rivolge l’appello potrebbero concludere in un solo modo: prima delegittimiamo l’Onu, meglio è. D’altra parte, un bel po’ di gente, che andrà al convegno del “tavolo”, contro “qualcosa” alquanto simile all’Onu ha ritenuto fosse doveroso lottare per abbatterlo, anche con una guerra partigiana. Smaltendo i fumi dell’immaginario, sarebbero costretti a fare altrettanto e a non perdere tempo e preziose energie per una velleitaria riforma.

Dovrebbe impedire una tale doverosa lotta il fatto che, a differenza di un organismo nazista, l’Onu riconosce il pluralismo dei Potenti, e, quindi, consente alle classi e paesi subalterni di non dover troppo subire? Ammettiamo pure che questa possa essere una differenza da tenere presente ai fini dei metodi di lotta contro un organismo. Ma da qui ad arrivare a sostenere che gli Stati Uniti non vogliono l’Onu (creato da loro al massimo della loro potenza) nel presupposto che esso sia democratico e in qualche modo strumento delle masse e dei popoli, è davvero troppo. A volte viene l’impressione di essere spettatori in un teatrino post-moderno dell’assurdo, dove con linguaggio astruso si ritiene di poter dire le stesse grottesche fesserie degli attori che recitavano grossolanamente nelle ferie di paese.

Di tutto ciò contiamo di poter discutere nell'assemblea nazionale che si terrà a Roma il giorno 10 settembre a cui invitiamo tutti a partecipare.

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