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Daniele Biacchessi, "L’Altra America di Woody Guthrie"

Milano, Jaca book, 2018, pp. 158, più Dvd, € 20.00.

(18 Febbraio 2019)

l'altra america

Del giornalista, scrittore e performer milanese Daniele Biacchessi conosciamo l’ormai più che decennale pubblicazione di lavori storici e d’inchiesta sulla memoria, legata principalmente alle stragi e agli eccidi nazifascisti avvenuti durante la Seconda guerra mondiale o nell’Italia repubblicana. A questi, se ne sono associati altri di tenore internazionale, con particolare riferimento all’America Latina, ai colpi di stato di Cile e Argentina, che fili neri collegano indubbiamente al nostro “passato” fascista. Accanto a questo filone, che ha finito per costituire la cifra di Biacchessi, si è negli anni recenti affiancata la biografia. Il primo lavoro è stato quello sulla Medaglia d’oro Giovanni Pesce, che comunque andava ad inserirsi nella battaglia contro il revisionismo strumentale.
Questa sortita rappresenta quindi quasi uno slancio, un distacco nella trattazione rispetto alla produzione tradizionale dell’autore che, facendo tesoro della sua lunga esperienza di cronista musicale, si dedica alla biografia d’un artista. Un aspetto che conferisce alla pubblicazione un carattere inedito, per l’Italia se non assoluto, quasi: si tratta d’un musicista e scrittore che, fuori dagli addetti ai lavori, è da noi conosciuto più per esser stato ispiratore di altri.
Guthrie è, infatti, una delle personalità che hanno avuto funzione, si dice, seminale. La canzone, nella fattispecie di genere folk, che abbiamo detto impegnata, conscious, engagé, è da lui che viene, arrivata a noi prevalentemente con l’interfaccia di Bob Dylan, di fianco al cantautorato francese.
L’Altra America di Woody Guthrie. Il titolo è già sostanza, per una monografia che già gode di diverse recensioni d’encomio anche Oltreoceano, nonché della prefazione di Marino Severini dei Gang. Guthrie, nato in Oklahoma nel 123° anniversario della Rivoluzione francese, è innanzitutto testimone di quel passaggio in cui gli Stati Uniti diventano definitivamente per tutto il mondo, appunto, l’America, tra la Prima guerra mondiale e la Crisi, anch’essa mondiale, del Ventinove. In mezzo, significativamente, il caso di Sacco e Vanzetti.
Egli si trova perciò a narrare, cantare e suonare, con chitarra, armonica a bocca e poco altro, quell’umanità lavoratrice, bianca, nera o ispanica che fosse, catapultata sulle strade o colpita duramente da una Crisi che minava i dogmi dell’infallibilità capitalista. Da qui la fascinazione per il comunismo, quello americano, che in quei frangenti viveva la sua entusiasmante quanto breve parabola, cui Guthrie aderisce, se con la tessera o meno, è tema affrontato in questo lavoro.
Un’altra America che nel Secondo dopoguerra finirà sul banco degli imputati, accusata di essere antiamericana. Eppure, i testi di Guthrie, le atmosfere restituite dalla sua musica, sono quanto mai americani, statunitensi. Del resto, This land is your land, con la frontiera, la polvere, i treni in corsa, l’umanità speranzosa che li gremisce: This train is bound for glory.
Con la Guerra, Woody Guthrie sente l’urgenza d’una lotta antifascista senza sosta. La sua chitarra è un’arma, con su il celebre adesivo This machine kills fascists, Questa macchina ammazza fascisti. Arriva a prender parte agli eventi bellici, sino a seguire la Marina militare in Europa, Italia compresa. Per esortare gli Alleati nella guerra contro il nazifascismo scrive brani brevi e taglienti, come Tear the fascists down, All you fascists bound to lose, e, in seguito, la celebrativa Miss Pavlichenko.
Nel Dopoguerra Guthrie, come tanti altri artisti e intellettuali di simpatie progressiste, finisce ovviamente al setaccio del maccartismo, attenzionato dall’Fbi. Qui sono, a riguardo, citati e pubblicati documenti inediti.
Guthrie morirà a New York, il 3 ottobre 1967, spento lentamente da una rarissima malattia, detta di Huntington, mentre il mondo, nell’imminenza del Sessantotto, è in subbuglio, anche per via delle idee di cu Guthrie era stato indubbiamente portatore e divulgatore. E sull’eredità si concentrano gli ultimi capitoli del libro.
Come è ormai tradizione, i cartacei di Biacchessi recano in allegato il dvd contenente un filmato che si avvale della grafica di Giulio Peranzoni, con la tecnica detta dell’air painting: le immagini che prendono forma mentre la voce narrante ne parla. Qui l’effetto è particolarmente suggestivo, con l’aggiunta di esecuzioni di cover a tributo.
Venendo al presente, verrebbe da dire che la vita, individuale e collettiva, non è che un lungo, continuo ritorno. Se per festeggiare l’insediamento di Obama, il 18 gennaio 2009, Pete Seeger e Bruce Springsteen eseguivano This land is your land, lasciando intendere in qualche modo che quelle pulsioni stessero per fare ingresso nelle stanze del potere, il seguito ha dimostrato l’ingenuità di certe illusioni. Con Donald Trump, la cui famiglia ha avuto modo, non a caso, di essere raccontata da Guthrie, si è assistito ad un aperto ritorno ai climi di intolleranza e razzismo del passato, mai sopiti.
In un recente episodio del cartone dei Simpson, gli autori fanno dire ad un ospite della casa di riposo, rivolto a Nonno Simpson che negava la propria anzianità: “Tu sei vecchio, hai vissuto tanto da vedere i tuoi pregiudizi tornare di moda”. Così è negli Stati Uniti come a casa nostra.

Silvio Antonini

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