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(6 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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L’agonia di Venezia

(1 Gennaio 2020)

venezia allagata

di Renàn Vega Cantor (*); da: rebelion.org; 30.12.2019

“Non bisogna tendere troppo l’arco”. Thomas Mann, Morte a Venezia


Nel mondo intero sono in cammino brusche modificazioni climatiche che alterano il paesaggio urbano e rurale, con le loro tragiche conseguenze sociali. Questo è evidente in quanto accaduto recentemente nella città italiana di Venezia, che ha patito inondazioni che non si vedevano dal 1966. Anche se sembra essere un caso in più, in apparenza aleatorio, dell’instabilità climatica che il capitalismo esistente ha generato, quanto succede a Venezia è un anticipo di ciò che si avvicina, e davanti al quale si sceglie sempre di guardare da un’altra parte, anche se questa parte è sempre più alterata, climaticamente parlando.


Salgono le acque del Mediterraneo


Venezia è una città eccezionale, perché nelle sue strade non circolano auto, visto che non ha né autostrada né strade ma canali d’acqua che mettono in comunicazione i diversi quartieri e i cui abitanti si spostano in gondole, piccole imbarcazioni spinte da remi. Una buona parte della città è sempre inondata, visto che alcuni luoghi si trovano a 90 cm. sopra il livello del mare.

E’ frequente che le maree salgano in media fino ai 105 cm. senza che questo implichi che si inondino tutte le strade e le piazze della città. Questa marea è conosciuta come “acqua alta”. Ma il 13 novembre c’è stato un forte temporale che ha alzato le acque a 187 cm. oltre alla marea normale, diventano più frequenti gli aumenti superiori ai 140 cm. causati dall’alterazione climatica che ha elevato la superficie delle acque di 30 cm. negli ultimi due secoli. Il risultato è stato catastrofico perché sono stati allagati abitazioni, alberghi, la basilica di San Marco e la piazza che la circonda e sono morte due persone.

A Venezia stiamo vedendo in vivo e in diretta una delle conseguenze più funeste delle alterazioni climatiche come l’elevazione del livello dei mari, cosa che si fa sentire pesantemente nel Mar Mediterraneo, la cui temperatura sale rapidamente. O, detto in maniera più diretta: è un fatto irreversibile l’affondamento di Venezia, che alla fine di questo secolo sarà ormai coperta dall’acqua. E nel frattempo il 75% circa del territorio di Venezia continuerà a inondarsi anche per otto mesi all’anno.

Ma i politici conservatori d’Italia e di Venezia non credono che esista alcun cambio climatico e rifiutano di prendere misure che lo attenuino a livello locale. Questo si è visto nel Consiglio Regionale del Veneto, che è controllato dalla Lega, una formazione politica di estrema destra che, quando le acque salivano a Venezia, ha deciso di rifiutare qualsiasi misura per mitigare il cambiamento climatico, e la cui sede si è allagata poche ore dopo la votazione negazionista.

La marea distruttrice del turismo di massa


Oggi Venezia è una piccola città dove vivono 50 mila persone, un quarto rispetto alla popolazione residente del 1950. In poco meno di mezzo secolo Venezia ha perso il 75% dei suoi abitanti, strano fenomeno demografico risultato del turismo di massa che devasta il luogo e i suoi abitanti nativi.
E’ il risultato diretto del fatto disgraziato che Venezia sia stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale dell’umanità, il che ha letteralmente spalancato le porte all’arrivo di massa dei turisti che, come formiche, invadono la città e obbligano ad andarsene i suoi abitanti, asfissiati dal rumore, dall’inquinamento e dalla sporcizia che i visitatori occasionali si lasciano dietro.

E non può essere altrimenti in una città che riceve ogni anno (leggete bene) tra i 30 e i 35 milioni di turisti, cioè l’equivalente di 600 turisti per ogni abitante. Un 2% di questi turisti arrivano su grandi navi da crociera, il che ha un effetto nefasto sugli ecosistemi locali e che hanno trasformato Venezia nel terzo porto più contaminato d’Europa, superato solo da Barcellona e Palma di Maiorca.

Il turismo distrugge ecosistemi e culture e Venezia non è un’eccezione, visto che si è imposto il modello statunitense di Disneyland di trasformare la città in un parco tematico, occupato da grandi milionari che, occasionalmente, vanno una volta all’anno a passarvi le vacanze per una settimana. E tutto questo è accompagnato da ciò che il turismo di massa trascina dietro di sé, stupidità compresa, come gli orribili negozi che vendono ricordini al turista, che commerciano in articoli “made in China” e la riduzione accelerata dello spazio pubblico a favore dell’imposizione degli affari privati del capitale multinazionale.

E’ elementare il fatto che Venezia stia per collassare perché difficilmente ci si può occupare in modo permanente di un flusso di arrivi di milioni di persone che oltrepassa la capacità dei servizi di base della città come la gestione dei rifiuti, la pulizia delle strade, il trasporto urbano, l’acqua potabile, il consumo di energia, cose che non si riesce a coprire nemmeno con i guadagni monetari che il turismo lascia.


Due maree di morte

Le due maree che stanno uccidendo Venezia, quella del cambiamento climatico e quella del turismo di massa, sono le stesse che colpiscono e colpiranno nel futuro immediato gran parte del pianeta. Bisogna ricordare che l’aumento del livello del mare in vari territori provocherà la sparizione di intere città in tutti i continenti nei prossimi 30 anni danneggiando per lo meno 300 milioni di persone, tra cui gli abitanti delle città statunitensi di Boston, Miami e New York.

Queste due maree non sono un prodotto della natura o della fatalità, sono il risultato diretto del capitalismo con la sua logica distruttiva che venera il profitto, il consumo, lo spreco, la trasformazione di tutto ciò che trova sui suoi passi in qualcosa di sacrificabile, come succede con le città, e Venezia è solo uno tra i tanti esempi a livello mondiale.

In conclusione, Venezia è un esempio di ciò che succederà in gran parte del mondo, con la particolarità che è una notizia da prima pagina perché essa si trova nella “civilizzata” Europa.


(*) Colombiano, professore di Storia all’Università Pedagogica di Bogotà. Tra i suoi libri: “Marx e il secolo XXI”, “Il caos planetario” e “Un mondo incerto”, per cui ha ricevuto il Premio Libertador dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela nel 2008.

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”, Sesto S.Giovanni

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