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Eric Hobsbawm

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(11 Ottobre 2012) Enzo Apicella

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2001-2016
Centralizzazione del capitale e crisi finanziaria
oppure:
Crisi, da cui centralizzazione del capitale?

(3 Dicembre 2020)

Seconda parte

Ma questo discorso ci porterebbe lontano, per cui proseguiamo, concordando con gli autori, con quel che essi dicono nel seguito di questo paragrafo:

‘ Un altro punto chiave nel legame tra crisi e centralizzazione del capitale è il sistema creditizio. Secondo Marx, insieme allo sviluppo della borsa, il sistema creditizio accelera la tendenza alla centralizzazione, favorisce il divorzio tra proprietà e controllo del capitale e lungo questo percorso accentua l'instabilità e la sovrapproduzione (Marx, 1867 | 1981, Vol. III, p. 572) ‘


Osserviamo solo che il sistema creditizio, al pari della centralizzazione, è un’altra controtendenza alla discesa del saggio .. e, come diceva Grossman .. tutte le controtendenze .. ma proseguiamo con gli autori:

‘ Il ruolo del credito e della borsa nel processo di centralizzazione del capitale è sottolineato anche da Hilferding (1910), che li considera fattori cruciali nell'emergere del capitalismo monopolistico e del capitale finanziario. .. In particolare, Hilferding afferma che la centralizzazione porta alla costituzione di conglomerati finanziari il cui controllo è associato alla capacità del capitale finanziario di prendere e prestare denaro da e verso altri capitali (si veda anche Toporowski, 2005). A differenza di Marx, tuttavia, Hilferding ritiene che la centralizzazione del capitale in poche mani riduca i movimenti irregolari del mercato causati dalla speculazione e contribuisca così a ridurre la probabilità di una crisi. Nessuna traccia in Marx può essere trovata di questa tesi ottimistica, che Schumpeter considerava una chiara abiura della teoria del collasso (Brancaccio e Cavallaro, 2011). ‘

Anche qui il fenomeno è dialettico: la centralizzazione è una controtendenza alla discesa del saggio .. e, come già detto più sopra, come tutte le controtendenze alla legge, in una prima fase può anche contribuire a ridurre i movimenti irregolari dei mercati .. ma in una seconda fase si tramuta dialetticamente nel suo opposto; per questo, in fondo, ha più ragione chi sostiene che essa, tutto sommato, tende ad aumentare i movimenti irregolari del mercato. Per quanto riguarda Hilferding, abbiamo già evidenziato che Schumpeter non è stato certo ne il primo ne l’unico a considerare la sua visione come una abiura del marxismo.

Paragrafo 3:

Centralizzazione del capitale in termini di proprietà e reti di controllo

Entrando negli aspetti un po’ più tecnici, gli autori, tra l’altro, dicono:

‘ In particolare, Mizruchi (2007) e Buzgalin e Kolganov (2016) sostengono la rilevanza dell'analisi di rete per lo studio delle strutture di potere delle imprese nella prospettiva specifica degli economisti classici e di Marx. In effetti, secondo Santos (2015) l'analisi della rete è un modo adatto per visualizzare e analizzare i legami di proprietà e controllo nel settore aziendale.


Sicuramente l'analisi della rete, come esposta nel prosieguo dagli autori, ci sembra un modo adatto per visualizzare e analizzare i legami di proprietà e soprattutto di controllo; come abbiamo detto, il reale controllo è quello che conta per valutare la centralizzazione secondo la visione marxista .. e in questa visione dovremmo anche chiederci quanti di quegli stati, africani e sudamericani soprattutto, dopo le guerre di liberazione post II GM, si siano davvero liberati dalla dipendenza coloniale dell’occidente; ad es. da chi dipende il fatto che lo stato brasiliano, per pagare i debiti contratti, è costretto a tagliare la foresta amazzonica? Ma questa dipendenza vale anche per piccole potenze imperialiste, come ad es. per l’Italia nei confronti degli USA. Potrebbe sembrare un paradosso il fatto che, nonostante l’Italia faccia economicamente parte del mercato europeo, è piena zeppa di basi militari e di bombe nucleari USA; ma, diceva Lenin: “la potenza militare è potenza economica concentrata”.

E proseguiamo con gli aspetti più tecnici illustrati dagli autori:

‘ Sul versante empirico, Rotundo e D'Arcangelis (2010) si avvalgono di una rappresentazione in rete per effettuare un'analisi degli assetti proprietari delle società quotate in Borsa italiana nel 2008. Sviluppano un interessante metodo che rivela il finale proprietario, e aggiungono ulteriore conoscenza alla mera analisi della struttura di rete esaminando la rilevanza economica e finanziaria delle imprese in termini di proprietà e controllo integrati… La struttura proprietaria della rete mostra che il controllo è altamente concentrato nelle mani di pochi azionisti importanti. .. Le misure di controllo della rete di Vitali et al. (2011) possono essere viste quindi come una rappresentazione della centralizzazione definita da Marx in termini di concentrazione della proprietà e controllo sul capitale di borsa ‘

Osserviamo qui, soltanto, che i pochi “azionisti importanti” sono comunque varie decine se non centinaia:

non vi è e non vi è mai stata una sola cupola come nella concezione complottista (i complottisti odierni sono così stupidi da non comprendere che, se un complotto è conosciuto da qualche centinaio di persone, è praticamente impossibile che resti un segreto); e non c’è una tendenza storica a raggiungere realmente, effettivamente, una unica cupola, come nella concezione Hilferdinghiana.

Bensì vi sono sempre molte cupole in lotta e alcune volte in instabili alleanze tra loro: è l’essenza della concorrenza, aspetto ineliminabile nel capitalismo .. “asse portante”.

Solo un attento studio de ‘L’imperialismo’ di Lenin fa comprendere il perché; fa comprendere che, al diminuire del numero di “azionisti importanti” aumenta non solo la loro reale proprietà giuridica, non solo, e in modo più accelerato, il loro peso come capitale e come potere politico che essi controllano; ma parallelamente, ed in modo ancora più accelerato, esponenziale, aumentano anche gli attriti tra loro; attriti che sempre più probabilmente tendono a sfociare in guerre commerciali, in guerre finanziarie per il controllo di aziende e trust, in guerre finanziarie tra i singoli stati capitalisti, e infine in guerre militari; guerre sempre più devastanti per l’Umanità e per la Natura del Pianeta. E questo succede molto, molto prima che la tendenza a formare un Hilferdinghiano “cartello unico” si possa minimamente realizzare!

Paragrafo 4:
Metodologia


Di questo paragrafo riportiamo solo alcuni più importanti aspetti tecnici .. non commentandoli: “chi tace acconsente”.

‘ Quindi, per associare il controllo di rete alla nozione di controllo, filtriamo i link aventi rispettivamente meno del 5%, 20%, 50% di proprietà e calcoliamo il controllo di rete sulla restante rete. .. Quindi, possiamo dire che un'azienda che ha un elevato controllo della rete nella rete filtrata ha un ampio controllo del capitale. .. Alla fine, seguendo Vitali et al. (2011), raggiungeremo una misura cruciale del controllo netto: per ciascuna soglia calcoleremo la frazione di supporto superiore che detengono cumulativamente l'80% del controllo di rete totale. .. Ci sarà permesso dire che la centralizzazione del capitale è alta se quella frazione è bassa; e che se quella frazione diminuisce nel tempo, la centralizzazione del capitale aumenta nel tempo.


Paragrafo 5:
Dati

Anche su questo paragrafo c’è poco da obiettare, a parte questa frase:

‘ Un database per gli studi su una proprietà storica deve soddisfare diversi requisiti di qualità dei dati. ‘

La “proprietà storica” della centralizzazione, quindi, è stata studiata nel lavoro di Brancaccio e al., lungo un arco di 16 anni, rispetto ai vari secoli di sviluppo del capitalismo; per quanto il tentativo degli autori sia apprezzabile, e corretto anzi pregevole per le tecniche di calcolo utilizzate, ci sembra un periodo di studio po’ troppo piccolo per definirla proprietà storica.

Inoltre, il fatto che, lungo un periodo di 16 anni, la centralizzazione parta da un valore di 1,25 e poi scenda per 5 anni consecutivi ad un valore di 1,8 per risalire poi in 10 anni ad un valore di 1,05 circa (come si vede dal riquadro interno alla figura 2 del lavoro di Brancaccio e al., riportato anche qui sotto), da facile adito ad obiettare ai non marxisti, che, guardando un periodo di tempo più lungo, essa potrebbe avere un trend decennale o secolare discendente .. o non avere nessun trend.

Tutt’al più il periodo preso in esame dagli autori, dati i risultati, potrebbe mostrare connessioni tra la crisi del 2007-2008 (apparentemente solo finanziaria) e l’aumento della centralizzazione.

E questo già concorda con la corretta visione marxista: centralizzazione come controtendenza alla tendenza alla diminuzione del saggio ..

Il lavoro comunque non è esaustivo rispetto a quello che vorrebbe dimostrare, e cioè la caratteristiche di una proprietà storica. Occorrerebbe fare un lavoro simile almeno per qualche secolo .. come ha fatto Esteban Maito, dell’Università di Buenos Aires, per lo studio dell’andamento storico del saggio generale di profitto. Il cui comportamento è stato da lui affrontato, con i dati disponibili, per circa il 60% del capitale mondiale e per oltre un secolo e mezzo; con i dati migliori disponibili e, a nostro parere, anche con tecniche di calcolo altrettanto corrette di quelle qui usate per la tendenza alla centralizzazione. Tecniche invece contestate – a torto marcio – da economisti francesi sedicenti marxisti, in realtà seguaci .. come al solito, di Baran e Sweezy.

Illustriamo ancora altre caratteristiche delle tecniche di calcolo illustrate nel paragrafo dagli autori:

‘ In primo luogo deve essere abbastanza stabile nel tempo, cioè la maggior parte delle società e dei loro investitori devono essere presenti per tutti gli anni di analisi. In secondo luogo, deve avere una copertura mondiale per mitigare le differenze nazionali nelle legislazioni degli azionisti. .. selezione di società con una capitalizzazione sufficientemente ampia da garantire requisiti più severi in materia di informativa finanziaria e regole di responsabilità ‘

Ripetiamo che le tecniche descritte sono corrette e apprezzabili, probabilmente non si può fare di meglio; però si deve essere coscienti che, anche con questi metodi, sfuggono moltissime società-capitali investiti in attività illecite e/o evasori del fisco; le quali, soprattutto in periodi di crisi, allignano, si moltiplicano, e, protette dai sempre più numerosi paradisi fiscali, crescono in potenza e dominio economico rispetto a quelle società che rispettano le regole dei rispettivi Stati. In poche parole, il campione di società preso in esame, pur essendo ampio e rappresentativo delle società legali, non può calcolare come avviene il processo di centralizzazione nel sommerso; e, a nostro avviso, nascondono una parte non trascurabile della centralizzazione. Pensiamo quindi che, perfino con queste tecniche sofisticate adottate dagli autori, il fenomeno tenda ad essere studiato “per difetto”.

Niente da dire sul seguito del paragrafo, che continua a descrivere le ragioni per cui si sono adottate alcune metodologie, se non apprezzare le scelte degli autori, sia per quanto riguarda la scelta del livello di capitalizzazione, sia per la scelta del database:

‘ Il nostro database di proprietà degli azionisti (sia società che investitori) è stato creato interrogando il database Thomson Reuters Eikon, che copre uno dei set più grandi e completi delle principali società a capitalizzazione di mercato del mondo per un lungo periodo di tempo con tutti i tipi di dati finanziari. .. Abbiamo notato che per soglie basse non è raro perdere l'intero assetto proprietario. Dopo diversi esperimenti abbiamo stabilito che 1 miliardo di dollari americani è un livello minimo di capitalizzazione abbastanza grande da garantire una copertura mondiale (71 paesi) mantenendo una buona qualità nei dettagli di proprietà. .. Diversamente, adottiamo il database Thomson Reuters Eikon, che è più piccolo di ORBIS ma consente uno studio pluriennale della rete. Questa caratteristica è necessaria per verificare la validità dell'argomento di Marx sulla tendenza storica alla centralizzazione del capitale.


Paragrafo 6:

Risultati

Il paragrafo è piuttosto tecnico .. interessante è la figura 4 per chiarire come si deve interpretare l’apparente contraddizione tra la diminuzione della densità di rete e l’aumento della centralizzazione:

‘ L'analisi in Fig. 4 rivela che nel 2016 la forza dei nodi più potenti è aumentata rispetto all'anno 2007 (la curva 2016 è sopra la curva del 2007, per i nodi forti). Viceversa i nodi deboli hanno diminuito la loro forza nella rete più recente (nella parte sinistra del grafico la curva del 2016 è sotto la curva del 2007). .. i nodi deboli diventano più deboli e i forti più forti. Questo spostamento della forza dei nodi è responsabile della variazione della densità che osserviamo nel 2016 ed è correlato all'aumento della centralizzazione del capitale calcolato come la frazione di aziende che detengono l'80% del controllo netto. .. In sintesi, nel confronto tra il 2007 e il 2016, mentre la densità media generale dei collegamenti è inferiore, il nucleo della rete è più denso e la centralizzazione del capitale è maggiore ‘

Per quanto abbiamo capito, in figura, l’asse x visualizza la forza dei nodi, cioè quanto capitale controllano; l’asse y la loro frequenza, il loro numero relativo. Sia nel 2007 che nel 2016 si vede che i nodi forti sono pochi e i nodi deboli molti. Però nel 2016 si nota un aumento della forza dei nodi forti: più forti sono i nodi, più la linea blu del 2016 è progressivamente più a destra di quella rossa del 2007 .. cioè i nodi forti hanno aumentato la loro forza, segno evidente della centralizzazione.

Paragrafo 7:
Conclusioni

Faremo pochi commenti, sui pochi estratti dal paragrafo che qui sotto riportiamo:

‘ A nostro avviso, ulteriori analisi dovrebbero essere dedicate a un chiarimento del nesso teorico tra la legge di centralizzazione e gli schemi marxiani di riproduzione: una possibile soluzione potrebbe venire da un'interpretazione dei cambiamenti di proprietà e controllo associati alla centralizzazione in termini di struttura, cambiamento e dinamiche economiche. .. (sui concetti e sul metodo di analisi delle dinamiche strutturali vedi Scazzieri (2009) e Baranzini e Scazzieri (2012); sugli schemi marxiani di riproduzione vedi Trigg, 2006, tra gli altri). .. Ulteriori studi possono anche verificare l'esistenza di nessi causali tra la tendenza alla centralizzazione del capitale misurata in termini di controllo della rete e la crisi economica. ‘


Cominciamo dall’ultima frase:

Il nesso logico (pur se dialettico) è sempre quello di una controtendenza alla diminuzione del saggio (causa: diminuzione del saggio – effetto: aumento della centralizzazione) .. che ad un dato livello di sviluppo diventa tendenza accelerante alla diminuzione del saggio .. sarebbe importante mostrarlo con dati empirici su lunghi periodi .. questo lavoro può essere un inizio.

Ma, tornando adesso al periodo limitato che analizzano gli autori, notiamo dai dati elaborati che dal 2001 al 2006 la tendenza è leggermente verso la decentralizzazione; poi centralizzazione e crisi dal 2006 al 2016 vanno a braccetto .. anzi, la centralizzazione inizia dal 2006 mentre la crisi finanziaria inizia verso il 2007-2008.

Non dovrebbe essere il caso degli autori che, all’inizio di questo lavoro, citando Marx, ci asseriscono il contrario, ma questo risultato potrebbe portare qualcuno ad associare si, crisi e centralizzazione, ma nel senso che la centralizzazione – iniziata qualche anno prima – potrebbe essere la causa della crisi, invertendo un po’ la causa con l’effetto.

A questo si potrebbe però obiettare almeno una cosa: innanzitutto la crisi, manifestatasi nel 2007 come crisi finanziaria, era latente già da tempo. Studi anche accademici (vedi ad es. Maurizio Donato, università di Teramo) mostrano che dal 1995 il capitale inizia pesantemente ad affluire dalla sfera produttiva alla finanza; e noi pensiamo che il motivo sia la mancanza di prospettive di profitti adeguati nella produzione. Per cui è probabile che il capitale abbia iniziato alcuni anni prima del 2007 a prendere coscienza della crisi, e perciò a prendere “contromisure” e a centralizzarsi. Quindi non basta affatto un anticipo di un anno tra centralizzazione e crisi visibile (nella finanza) per stabilire rapporti causa-effetto inversi.

Quindi: perché non pensare alla centralizzazione – e noi lo pensiamo – come una risposta alla crisi, come una controtendenza attuata per aumentare i tassi di profitto dei capitali più forti scaricando la crisi su quelli più deboli?

Questo sarebbe in linea con la visione di Marx e di Grossman. Per inciso: gli schemi marxiani di riproduzione, il cui nesso teorico con la centralizzazione vorrebbe – in futuro – chiarire Brancaccio, sono quelli su cui, già un secolo fa, il dirigente e teorico austriaco Otto Bauer costruì i suoi, più perfezionati di quelli di Marx, schemi di riproduzione. Lo fece per dimostrare che, nonostante la diminuzione del saggio generale – cioè medio mondiale – di profitto, non si aveva, secondo l’analisi marxista, la tendenza al crollo economico del sistema capitalista. Bauer era un alto dirigente del partito socialdemocratico operaio, era riformista-gradualista e non rivoluzionario; e, come spesso succede, il suo lavoro teorico rispecchiava e tendeva ad avvalorare le sue convinzioni.

Però, qualche anno dopo, Grossman, riprendendo pari pari gli schemi di Bauer, dimostrò (su quello stesso, identico, modello teorico quindi) che, mentre su brevi-medi periodi (Bauer aveva sviluppato il modello degli schemi solo per 5 cicli di ammodernamento) la tendenza al crollo non appariva, su periodi più lunghi (fino a 35 cicli) la tendenza al crollo economico del sistema procedeva inesorabile anche se si fossero fatti lavorare gratis tutti gli operai!

Comunque Grossman evidenziò più volte nei suoi scritti che quello era solo un “punto teorico” e che il sistema non sarebbe mai crollato da solo, senza le lotte del proletariato; lotte nelle quali, nell’ambito sindacale, egli, soprattutto da giovane, fu molto attivo; e gli hanno fatto torto i molti “marxisti” che, non conoscendo la storia della sua vita lo giudicarono un “crollista” che aspettava seduto sulla riva del fiume il cadavere del nemico, e hanno trascurato purtroppo di studiarne bene gli scritti.

G. De Bellis e M. Fragnito

Fonte

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