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LA UE CERCA COMPATTEZZA
SUL TERRENO DEL MILITARISMO

(21 Marzo 2024)

Editoriale del n. 135 di Alternativa di Classe

missione aspides

Le guerre, finora “di area”, che infiammano lo scenario internazionale non accennano a diminuire, ma anzi si stanno intensificando, soprattutto in Medio Oriente, e specialmente sul Mar Rosso, mentre a Gaza c'è addirittura “crisi umanitaria” per i palestinesi, cui a volte arrivano a mancare del tutto cibo e acqua.
La schiacciante superiorità militare di Israele rispetto ad Hamas ha costretto un milione e mezzo di gazawi a lasciare dietro di sè distruzione e morte per spostarsi al sud, a Rafah, al confine con l'Egitto. E mentre Al Sisi tiene chiusa la frontiera, dalla quale riesce a passare solo chi può pagare un'esosa agenzia egiziana, continua un genocida stillicidio di attacchi israeliani contro poveri e diseredati. Gli stessi aiuti umanitari, provenienti sia da Israele che dall'Egitto, passano solo “col contagocce”: l'amarissima riprova che a fare le spese di ogni guerra sono sempre i più deboli!
Alle elezioni egiziane di Dicembre, Al Sisi ha ottenuto il terzo mandato presidenziale, ma la situazione economica è al collasso, e molto dipende, per ottenere “aiuti”, dal ruolo di mediazione che sta perseguendo nel conflitto in corso, visti anche i buoni rapporti intrattenuti con lo stesso Israele. Indebitato con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha realizzato sommarie strutture di tende oltre Rafah, in vista di un ulteriore prestito di 10 miliardi di dollari dal FMI, in cambio del quale si sta profilando la possibilità di accettarvi uno stazionamento dei profughi nel Sinai.
E mentre sono morti altri sfollati palestinesi, perfino sepolti vivi da “aiuti paracadutati”, date le difficoltà a passare via terra, il semi-dittatore egiziano ha incontrato Domenica 17 U. Von der Leyen e G. Meloni, per firmare un Memorandum del Piano Mattei, ottenendo 7,4 miliardi in tre anni, in cambio di caccia ai migranti e di forniture energetiche. A questo proposito, nel quadro del disimpegno deciso per il Mar Mediterraneo, gli USA lasceranno un presidio “umanitario” al largo di Gaza, vicino al giacimento di gas concesso da Israele agli alleati di Occidente.
Sul Mar Rosso, mentre continuano gli attacchi degli Houthi alle navi di Israele, USA e RU, e le incursioni anglo-americane, con bombardamenti anche in Yemen, è partita la Missione Aspides, il cui comando operativo è italiano, per “scortare” le navi mercantili che lo attraversano. Sabato 2 Marzo il cacciatorpediniere italiano C. Duilio aveva distrutto un primo drone sparato dagli Houthi, seguito poi, più recentemente, da altri due.
E' evidente che la scelta di fare parte della Missione equivale ad una partecipazione attiva al conflitto. E mentre la missione era da tempo operativa, Martedì 5 il Parlamento la ha approvata quasi all'unanimità (con il solo voto contrario di AVS), ricordandoci così come tale consesso rappresenti solo gli interessi dell'imperialismo italiano. Sono state approvate anche altre missioni, tra cui la Missione EUMAM Ucraina (con un solo voto contrario) per la formazione di 15mila militari ucraini nei Paesi UE.
Ed è soprattutto la guerra ucraina che ha visto convergere su di essa un susseguirsi di dichiarazioni belliciste da parte di diversi leader europei. Allo sconcertante Trattato tra Ucraina e RU (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XII n. 133 a pag. 2) hanno fatto seguito per prime le ardite dichiarazioni di Macron del 27 Febbraio, peraltro recentemente confermate, su di un possibile invio diretto di truppe NATO in Ucraina, oltre all'invio di missili a lungo raggio e munizioni, per ottenere la sconfitta della Russia sul campo.
Alla iniziale levata di scudi degli altri leader europei contro la sortita di Macron hanno fatto da contraltare, nel giro di 48 ore, le dichiarazioni di U. Von del Leyen, che ha chiamato gli Stati UE ad investire di più in armamenti, dato che uno scenario di guerra estesa in Europa contro la Russia, seppure forse non imminente, “non è impossibile”. Ha detto che, “come abbiamo fatto per i vaccini e il gas naturale”, servono “appalti congiunti” nel settore armiero. Si deve, cioè, “spendere europeo” per poi sparare “più europeo”, come già fanno le navi israeliane, che su Gaza “sparano italiano”!...
La Commissione europea sta, infatti, presentando il nuovo Piano comunitario per la Difesa da 100 miliardi, che prevede di aumentare la produzione armiera, sia per una integrata Difesa Europea, sia per l'export, sviluppando tecnologie europee. Inoltre il relativo disimpegno USA dal teatro europeo, a lungo preparato, e che non riguarderebbe solo il Mediterraneo, a vantaggio di altre Aree, oltre alle richieste NATO agli Stati UE di aumentare le percentuali di PIL dedicate al militare, nonché le stesse perdite militari subite dall'Ucraina, hanno concorso a spingere la UE a tali scelte.
Ad oggi, comunque, esiste un problema di munizioni da fornire all'Ucraina, dato che la UE ne avrebbe prodotto solo la metà di quelle a suo tempo promesse, e diversi Stati stanno cercando “triangolazioni” da Paesi “neutrali”, in Asia, in Africa e persino nella ex-URSS. In questo senso, pare che la Germania, con molte difficoltà, stia provando a convincere l'India, uno degli Stati dei BRICS della prima ora, ad un passo del genere. Interesse economico ed interesse geostrategico non sempre collimano perfettamente...
Dopo la firma di un patto decennale con V. Zelenskij “sulle garanzie di sicurezza” durante il viaggio a Kiev, G. Meloni, come Presidente del G7, è andata in America del Nord nei giorni 1 e 2, incontrando J. Biden, i col quale ha detto di condividere impegno “umanitario” ed una “mediazione” per Gaza, verso l'obiettivo comune di “Due popoli e due Stati”, e il leader canadese J. Trudeau. Ne ha approfittato per lanciare una nuova “coalizione” contro “i trafficanti di esseri umani” (leggi: contro i migranti), accreditando il ruolo del Piano Mattei, viste le interessanti produzioni africane...
Nel Gennaio scorso, infatti, al viaggio in Egitto, Tunisia, Togo e Costa d'Avorio del Ministro degli Esteri cinese, aveva, di fatto, risposto quello del Segretario di Stato USA, A. Blinken, in Angola, Capo Verde, Cost d'Avorio e Nigeria. Ma, mentre la Cina è ora preoccupata da quanto sta avvenendo in Medio Oriente, gli USA, con la UE, stanno cercando di rispondere alla Nuova Via della Seta (BRI), dando seguito al Memorandum (MoU) firmato il 26 Ottobre scorso, insieme alla Banca Africana di Sviluppo e all'Africa Finance Corporation, per ristrutturare il Corridoio di Lobito.
Come per l'IMEC (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 129 a pag. 2), che dovrebbe collegare India, Golfo Arabico ed Europa, il Corridoio di Lobito dovrà collegare, per 1300 km., Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo con una via ferroviaria, un gasdotto per l'idrogeno, un elettrodotto ed una infrastruttura digitale, al Porto angolano di Lobito, sull'Atlantico. L'obiettivo dell'Occidente è quello di sopravanzare la Cina nel rapporto economico con l'Angola, e con l'Africa in generale, favorendo anche l'importazione di cobalto, litio e terre rare.
Sfruttando la presidenza del G7, l'imperialismo italiano cerca di giocare un ruolo in ambito UE e NATO con il “Piano Mattei per l'Africa”, in funzione anticinese. Chi, invece, sta “giocando” in proprio è la Turchia, Paese NATO che, contemporaneamente, fa il “difensore” di Hamas e cura un ruolo geopolitico di mediazione reale. In Africa ha rapporti col Senegal, sull'Atlantico, e con la Somalia, sull'Oceano Indiano. Gli ultimi accordi, che la Somalia spera di utilizzare contro l'alleanza fra Etiopia e Somaliland, la stanno, invece, trasformando, di fatto, in “protettorato” turco.
E' in atto un gran movimento per il controllo geostrategico del Mar Rosso e degli Stretti di Suez e di Bab al-Mandab che lo delimitano, e la guerra in corso ne è parte, quanto l'esercitazione navale congiunta di Cina, Iran e Russia, in atto nel Golfo di Oman. Il colosso asiatico, comunque, non vede di buon occhio né i fermenti che stanno destabilizzando aree in cui considerava già la BRI come un dato, e né il riarmo navale annunciato dalla Australia, che segue il suo Patto AUKUS (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 106 a pag. 3) con USA e RU.
Intanto in Europa è in corso “Steadfast Defender 2024”, la esercitazione NATO più grande dalla fine della Guerra Fredda in poi. E' in 16 aree dalla Finlandia alla Grecia, dal Regno Unito agli Stati baltici, prevalentemente presso il confine orientale dell'Alleanza. Coinvolgerà 90mila uomini e migliaia di mezzi militari di cielo, di terra e di mare. Sono 20mila i militari in Scandinavia per la Nordic Response, in Polonia la Dragon con altri 25mila, e poi la Quadriga, con le forze tedesche. Viene simulato un attacco ad una delle nazioni NATO in Europa, e potrà coinvolgere civili.
Dell'esercitazione, iniziata il 22 Gennaio e che finirà il 31 Maggio prossimo, faranno parte forze armate di 32 Stati, compresa la Svezia, “new entry”. Massima attenzione verso gli Stati baltici e la Polonia, alludendo a scontri con la Russia. La NATO non manca di sottolineare l'importanza di un sostegno costante da parte della “società civile”, mentre in Polonia vi sono anche forze USA. Nel contempo, sarebbero giunte notizie di esercitazioni militari al confine con Finlandia e Lituania, rispettivamente russe e bielorusse.
In una situazione del genere, è facile capire quanto sia labile il confine fra un possibile vero attacco del nemico, e quanto, invece, volendolo, lo si possa raccontare come già avvenuto. Basta veramente poco, da entrambe le parti, a costruirsi un pretesto per inaugurare scenari di allargamento del conflitto: si tratta, sostanzialmente, di preparativi di guerra.
Sta prendendo forma un quadro in cui l'Ucraina, in attesa di esaurimento, sarebbe, di fatto, l'avamposto di un conflitto continentale fra la UE con il Regno Unito, sostenuti dalla NATO, e l'imperialismo russo. Le volontà di porre fine al conflitto si stanno azzerando, e la “levata di scudi” contro le dichiarazioni pacifiste del Papa lo dimostra, mentre Zelenskij ha detto che “una tregua farebbe bene solo alla Russia”, come anche, addirittura, il solo parlare di “negoziato”. Dalla Polonia poi sono arrivate conferme ufficiali sulla presenza di “istruttori” NATO direttamente in Ucraina.
La Russia, che, vista la propria produzione di materiali bellici a pieno regime, in questo momento ha molte più armi e munizioni di quante ne dispone la NATO in Ucraina, continua ad avvisare l'Occidente, e la UE in particolare, sulle nefaste conseguenze di possibili interventi diretti in Ucraina. Nonostante ciò, Polonia e Lituania hanno ricalcato il discorso interventista di Macron. L'Italia, invece, sta contribuendo col vendere sempre più armi alla UE, di cui è il primo fornitore, e dopo il 7 Ottobre '23, pur negandolo, si sta rivolgendo anche al Medio Oriente (Israele, Egitto,...).
La svolta bellicista della UE è una manna per i profitti del settore armiero italiano. Con grande gioia di G. Crosetto, ma anche di L. Violante e M. Minniti, nel 2023 il profitto netto ordinario della Leonardo SpA è stato di 742 milioni, con una crescita annuale del 6,5% e i dividendi per gli azionisti raddoppiati rispetto all'anno precedente, grazie soprattutto, ma non solo, alla guerra ucraina. E per la prima Società armiera della UE, di cui lo Stato italiano detiene circa il 30% delle azioni, si prevede una ulteriore e consistente crescita per l'anno in corso.
Solo la tedesca Rheinmetall, che produce i famosi carri armati Leopard, ha avuto una crescita maggiore dei dividendi (quasi quintuplicati) nel 2023. E alle buone prospettive per l'anno in corso sta contribuendo anche l'Italia, che ha deciso l'acquisto di ben 132 unità di tali carri armati. Forse per ripristinare le scorte delle armi fornite all'Ucraina, contrariamente a quanto dichiarato dalla premier, che, a proposito di tali forniture, ha detto di non stare “togliendo niente agli italiani”... Spesa che, invece, va a sommarsi ai contributi “fuori bilancio” al Fondo Europeo “Epf”.
Nel Convegno di Mercoledì 13 al Centro Alti Studi per la Difesa, presentato dal Presidente di Med-Or (una creatura di Leonardo SpA), M. Minniti, il Ministro G. Crosetto si è poi adoperato, tra l'altro, per mostrare i tagli alla sanità pubblica come non dipendenti dall'aumento delle spese armiere, ed ha definito i prossimi due anni come “i più bui dal dopoguerra” per l'Europa, senza mancare di addossare ogni responsabilità di quanto accadrà al nemico V. Putin.
Al di là delle elezioni americane del prossimo Novembre, appare evidente la scelta dell'imperialismo USA di privilegiare, anche sul piano militare, un confronto “muscolare” con la Cina soprattutto nell'Indo-Pacifico, e lo confermano anche le recenti missioni di addestramento da parte di suoi consiglieri militari proprio a Taiwan. Il teatro europeo rimarrà, invece, appannaggio della UE, cui le decisioni sulla Difesa comune Europea sono funzionali, e corrispondono alle scelte di fondo dell'imperialismo europeo.
In questo senso, infatti, la Presidente della BCE, C. Lagarde, ha rivendicato la propria autonomia dalla Fed, affermando che, visti anche segnali di riduzione dell'inflazione, arriverà a tagliare i tassi di interesse nei prossimi mesi, prima di essa. Nel contempo, il Commissario UE alla economia, P. Gentiloni, ha ipotizzato un ricorso agli Eurobond per finanziare un piano di riarmo da 100 miliardi di euro annui. Questo completerebbe il quadro per il concreto passaggio ad una economia di guerra.
In attesa che la UE si attrezzi come tale, sono possibili, comunque, rapporti bilaterali sul terreno militare con l'Ucraina. Venerdì 15, così, si è svolto a Berlino un vertice tra Macron, Scholz e Tusk, che, se non sono all'ordine del giorno truppe NATO in Ucraina, lo è la fornitura di “armi a lungo raggio”, perché, come ha ricordato Macron, “Putin non può e non deve vincere”. Se è vero che molte dichiarazioni, di questi tempi, sono legate ad una campagna elettorale europea di fatto già iniziata, è altrettanto vero che la scelta di fondo il capitale europeo l'ha fatta!
Come ha sottolineato il Comando supremo della NATO in Europa, in occasione dell'avvio della esercitazione militare in corso, il coinvolgimento della “popolazione civile” è essenziale per la “difesa totale operativa”, e questo spiega il martellamento dei media nell'attribuire ogni misfatto, vero o falso che sia, alle responsabilità della Russia del “neo-rieletto” Putin. L'economia di guerra, verso la quale ci stiamo avviando, richiede disciplina e allineamento, con le buone o con le cattive, ed è per questo che la repressione si sta abbattendo con più energia su studenti ed operai in lotta.
E mentre continua l'ecatombe sui luoghi di lavoro, sono arrestati sindacalisti scomodi e represse le azioni più conseguenti di lotta operaia. Le forze dell'ordine stanno poi calcando la mano anche sugli studenti, quando dimostrano solidarietà ai diseredati palestinesi massacrati a Gaza, come avvenuto a Firenze e non solo. E la narrazione dei media, quando ne parla, riporta tutto in una presunta contrapposizione fra destra e “sinistra”, data la campagna elettorale continua per elezioni regionali che si susseguono, verso le europee di Giugno.
Le condizioni di vita, di lavoro e di studio dei proletari non accennano a migliorare, e non sono in piedi i livelli di mobilitazione che occorrerebbero, specialmente in un quadro internazionale di crisi, che sta andando sempre più verso scenari di guerra e di cataclismi climatici. L'imperialismo di casa nostra, come visto, oltre a farne pagare i costi ai proletari, fa ampiamente la sua parte nel contesto europeo e del G7. E' necessario, perciò, un impegno forte dei comunisti per unificare la classe sui propri obiettivi, sgombrando il campo da ogni equivoco nazionalista e democraticista.
Utilizzando anche questa lunghissima campagna elettorale, va affermato da subito con chiarezza che NON BASTA NON VOTARE, ma occorre fare opposizione contro la guerra, a partire dalla lotta contro le spese militari, che tolgono risorse alla spesa sociale, sanità, scuola e trasporti, contro le imprese belliche e anti-immigrati, contro la repressione di operai e studenti, per la indipendenza di classe e l'instaurazione di rapporti fraterni con i proletari degli altri Paesi che lottano contro l'imperialismo e tutti i nazionalismi.

Alternativa di Classe

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