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Missioni di pace

Missioni di pace

(27 Luglio 2011) Enzo Apicella
Muore in uno scontro a fuoco il caporal maggiore David Tobini. E' il 41° militare italiano morto in Afghanistan.

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(Imperialismo e guerra)

4 NOVEMBRE, NON C’E’ NULLA DA FESTEGGIARE

LA PRIMA GUERRA MONDIALE FU UNA GUERRA IMPERIALISTA E COME TUTTE LE GUERRE FU UNA MACELLERIA UMANA

(1 Novembre 2021)

Ma quale compimento dell’unità nazionale, la storia è un’altra, furono le ambizioni di potenza della Monarchia e della classe politica liberale e nazionalista, scritte nello scelleratissimo Patto segreto di Londra, che portarono l’Italia in guerra e alla morte 650.000 soldati, figli del popolo, per lo più contadini e operai.

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IL BOTTINO DI GUERRA PROMESSO DAGLI ALLEATI ALLA MONARCHIA E AL GOVERNO DELLA DESTRA LIBERALE.

Il Trattato segreto di Londra sottoscritto dal governo Salandra, Sonnino.
Il trattato fu stipulato nella capitale britannica il 26 aprile 1915 e firmato dal marchese Guglielmo Imperiali, ambasciatore a Londra in rappresentanza del governo italiano, Sir Edward Grey per il Regno Unito, Jules Cambon per la Francia e dal conte Alexander Benckendorff per l'Impero russo.

Il trattato fu firmato in tutta segretezza per incarico del governo Salandra senza che il Parlamento, in maggioranza neutralista, ne fosse informato, e tale rimase finché i bolscevichi, giunti al potere in Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre, lo pubblicarono sul quotidiano Izvestija insieme ad altri documenti diplomatici segreti allo scopo di denunciare le trame della politica estera zarista.

Il patto prevedeva che l'Italia entrasse in guerra al fianco dell'Intesa entro un mese, ed in cambio avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, l'intera penisola istriana con l'esclusione di Fiume, una parte della Dalmazia, numerose isole dell'Adriatico, Valona e Saseno in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso.

GLI AFFARI DELLA BORGHESIA. I PESCECANI DELL’INDUSTRIA

Durante la guerra venne abolito il diritto di sciopero, negli stabilimenti industriali venne applicato il codice civile militare e 600.000 operai vennero militarizzati. L’orario di lavoro passò a 70/75 ore. L’ANSALDO, settore metallurgico passò da 4.000 a 56.000 lavoratori, la FIAT ebbe commesse per motori, carri, aerei e altro materiale bellico e passò da 4.000 operai a 45.000. Nelle fabbriche la repressione era sistematica, 1.650.000 multe, 26.000 condanne alla prigione.

LE DECIMAZIONI DEI NOSTRI SOLDATI ORDINATE DALLO STATO MAGGIORE ITALIANO E LE CONDANNE DEI TRIBUNALI MILITARI

870.000 processi - 160.000 renitenti - 400.000 insubordinazioni - 210.000 condanne

15.000 ergastoli - 4.028 fucilazioni alla schiena.

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