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ENIgnma Libia

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(22 Febbraio 2011) Enzo Apicella
La rivolta popolare in Libia mette a rischio gli impianti dell'ENI che garantiscono un quarto delle importazioni di greggio in Italia

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Rinnovo CCNL Comparto SANITA’: DELUSE LE ASPETTATIVE DI CIRCA 550.000 DIPENDENTI…VERSO IL TRAMONTO DEFINITIVO DELLA SANITA’ PUBBLICA?

Una prima valutazione da Usi Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 – coordinamento lav. Sanità

(22 Giugno 2022)

A UN BUON LAVORO, CORRISPONDE UN BUON SERVIZIO, dicevano operatori e operatrici del settore cooperativo socio sanitario-assistenziale…MA PER I RINNOVI CONTRATTUALI DEL SETTORE “PUBBLICO”, SI CHIEDE IL CONTRARIO (UN BUON SERVIZIO) SENZA LE ADEGUATE CONTROPARTITE (QUINDI CATTIVE CONDIZIONI SALARIALI E DI LAVORO)…DI SALUTE E SICUREZZA, NEMMENO A PARLARNE, DI ADEGUAMENTO DEGLI ORGANICI, UNA CHIMERA.

comunicatousi

Non ci sorprende, nel rinnovo del CCNL del Comparto Sanità pubblica (!?!), atteso da anni con molte aspettative del personale (circa 550.000 addetti-e a livello nazionale), dopo quasi due anni e mezzo di “crisi pandemia”, di stato di emergenza e del progressivo smantellamento del concetto di sanità gestita dal settore pubblico per il benessere della cittadinanza, di mancata applicazione della riforma iniziata e mai conclusa, con la Legge 833 del 1978, che i risultati siano stati MOLTO AL DI SOTTO DI QUANTO SI POTEVA PREVEDERE.
Sono cadute nel fango, le dichiarazioni roboanti sulla funzione “eroica” svolta da operatori e operatrici nelle strutture sanitarie, durante la pandemia, le tante promesse per tenere buona la base e continuare a fare sacrifici, con l’illusione che in sede di rinnovo del CCNL, ci sarebbe stata una sorta di “ricompensa”, di tanta abnegazione e sacrificio, anche in termini di vite umane di colleghi e colleghe.
PROMESSE DA…POLITICANTI, non mantenute, con l’ulteriore beffa oltre al danno economico salariale assolutamente inadeguato e insufficiente, per molte figure professionali, presenti e attive nel comparto, che per il tipo di attività e di servizio, si continuerà a lavorare, per il benessere pubblico e uno spirito di servizio per la tutela della salute della popolazione, in strutture a volte fatiscenti, con evidente carenze di organico e di personale, adeguato ai tanti compiti che dovrebbe e potrebbe svolgere chi sta nel settore “pubblico” della Sanità, con condizioni spesso rischiose in termini di sicurezza sul lavoro e del lavoro; senza contare la costante opera di esternalizzazione di servizi, di privatizzazione di importanti attività una volta totalmente gestite dalle strutture sanitarie locali pubbliche e a contatto con la popolazione – utente, a tutto vantaggio di imprese vere e proprie della sanità privata, anche nel mondo cooperativo, ai quali Enti regionali e Ministero, permettono di accaparrarsi con appalti e convenzioni onerose per la finanza pubblica e lucrose per chi le gestisce, in ottica commerciale mercantile, con un sistema di pacchetti sanitari integrativi, legittimati dal c.d. “welfare aziendale” sul modello assicurativo all’americana, con un modello quello della sanità lombarda, che rischia di diventare il cuneo e il punto di riferimento, verso la totale privatizzazione dei servizi.
Della serie “PIU’ STAI MALE, PIU’ PAGHI”, senza che vi sia stata l’inversione di tendenza verso il rilancio e il potenziamento delle strutture, della formazione, dell’adeguamento degli organici, delle condizioni di lavoro e di sicurezza del personale del comparto pubblico, con adeguamenti salariali che ALMENO SIANO DI RECUPERO, in assenza ormai da decenni di un meccanismo similare alla “scala mobile”, DEI SALARI DEL PERSONALE SANITARIO PUBBLICO, AL COSTO REALE DELLA VITA.
Gli aumenti sottoscritti dai soliti sindacati “firmatutto-e-di peggio”, si attestano in media sullo stipendio tabellare con un aumento del 4,5%, mentre dai dati ufficiali ISTAT, l'inflazione in Italia, viaggiava al 6,8%. Con gli aumenti di tariffe, bollette energetiche, tra gas, luce e anche acqua, l’aumento dei prezzi dei generi di consumo alimentare di base (pane, pasta, frutta e verdura, formaggi), questi aumenti salariali anche per chi lavora nel comparto, come del resto nelle altre categorie pubbliche e private del lavoro salariato, per le famiglie, sarà ingoiato nell’imbuto del costo aumentato della vita.
Questo per gli aumenti medi salariali sulle retribuzioni tabellari e del salario globale di fatto che si percepisce, per ora, ogni mese in busta paga, quindi sulla parte fissa di salari e stipendi. Non ci è di “soccorso”, nemmeno per gli importi delle indennità che per il tipo di attività e di lavoro che si svolge, costituiscono un palliativo e una parziale migliora, come del resto le quote, se mai ci si dovesse accedere, di salario accessorio e aggiuntivo (quello legato ai “risultati” e alla “produttività”, in una logica di adeguamento in peggio dei meccanismi in uso nel comparto industriale e manifatturiero…NEL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO!). Gli importi per le varie indennità restano nei fatti invariati, se si considera un “aumento” dignitoso, quello di 1 euro, su turni di media di 12 ore, di indennità “di pronta disponibilità”. Ulteriore beffa sono le somme e le risorse finanziarie, che di fatto legittimano un sistema di tipo feudale e premiale, per quanto riguarda le famose “posizioni organizzative” (con tetto massimo di 13.500 euro dagli originari 12.000) e il conferimento di incarichi (retribuiti, per pochi appunto, fino a 20.000 euro annui). Diciamo un sistema feudale perché tali strumenti restano riservati a pochi “eletti”, come avveniva mille anni fa per vassalli, valvassori e valvassini che abbiamo studiato a scuola e che ci ritroviamo come meccanismo premiale, ma non basato sul merito, sulle capacità effettive, sull’impegno di chi ancora ci crede nel lavoro nelle strutture della SANITA’ PUBBLICA, anche se in via di smantellamento, con un processo di valorizzazione delle effettive competenze, professionalità e lavoro dignitoso, con criteri estensivi e a disposizione di tutti e tutte, nelle progressioni economiche e senza i soliti meccanismi di differenziazione salariale e di profilo, che aumenta ancora di più la competizione e diminuisce il valore del lavoro sociale, dei percorsi di sviluppo lavorativo, di crescita formativa e professionale e della stessa solidarietà, nei reparti ospedalieri, negli uffici, come nelle strutture sanitarie territoriali.
Con l’ulteriore disagio per i tanti e tante che, hanno lasciato il lavoro nelle cooperative con titoli di OSS, per cercare una soluzione occupazionale e salariale dignitosa in questo comparto, con la speranza di una stabilizzazione e di un assestamento anche lavorativo, che restano con questo rinnovo contrattuale, con l’elemosina di essere inquadrati nell’area degli operatori (operatrici) del ruolo socio sanitario, come altre figure professionali (operatori tecnici, ai coadiutori amministrativi), ma senza l’auspicato effettivo incremento salariale e di progressione economica (nessun passaggio alla categoria C) o di reale miglioramento professionale e lavorativo.
Ultima…”pillola amara”, tanto per rimanere nel nostro linguaggio lavorativo, la vicenda degli ARRETRATI CONTRATTUALI. I colleghi e le colleghe, malgrado tutte le altre beffe, potevano pensare di riconsolarsi con i dovuti arretrati, per anni senza contratto collettivo nazionale e al posto di indennità di vacanza contrattuale, come avviene in altri comparti e categorie, che sono la classica elemosina. Almeno, si potevano fronteggiare gli aumenti di tariffe, bollette, fatture, mutui e affitti, spese alimentari e di spese mediche (si ce le abbiamo anche noi e le nostre famiglie). LETTO IL TESTO DELL’ACCORDO, balza all’occhio che le somme che uno pensava di ricevere, a titolo di arretrati, sono fortemente penalizzate e decurtate da quello che ci si poteva aspettare (e pretendere), in media ci si attesta sul trenta per cento delle somme teoricamente spettanti, è la classica indennità “una tantum”.
Ci riserviamo di fare analisi maggiormente completa, dei risvolti che non ci aspettiamo positivi, della parte normativa del rinnovo del CCNL, ma il senso di disagio, amarezza e di beffa, solo alle prime valutazioni per la parte economico-salariale, ci porta a dare un giudizio negativo.
UNA PRIMA INDICAZIONE, convochiamo o facciamo convocare ASSEMBLEE PER L’APPROVAZIONE O LA BOCCIATURA DEL RINNOVO CONTRATTUALE E DIAMO UNA RISPOSTA COLLETTIVA, COMPATTA E SOLIDALE, PER RISPEDIRE AL MITTENTE QUESTO ENNESIMO “FURTO CON DESTREZZA” AI NOSTRI DANNI, che indirettamente si ripercuoterà come abbassamento della qualità del servizio, alla cittadinanza.
DIAMO UN SEGNALE DI RISCATTO E DI DIGNITA’ DEL NOSTRO LAVORO.

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