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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Il PCL verso la ricostituzione dell’Opposizione Trotskista Internazionale

(18 Luglio 2022)

trockij murale

Si è tenuta agli inizi di giugno la seconda Conferenza Internazionale del Partito Comunista dei Lavoratori. Convocata dal Comitato Centrale nel mese di febbraio e i cui delegati sono stati eletti nel corso di conferenze regionali, la Conferenza (che ricordiamo avere, sui punti specifici all’ordine del giorno, i poteri di un Congresso) è stata il punto di arrivo del dibattito svoltosi nell’arco di più di un anno a tutti i livelli dell’organizzazione. Il tema centrale di discussione è stato il bilancio del lavoro degli ultimi tre anni e il rilancio dell’attività del PCL sul terreno della battaglia per il raggruppamento marxista rivoluzionario e la costruzione dell’Internazionale rivoluzionaria.

La Conferenza Internazionale del 2019 (che aveva visto il confrontarsi di posizioni politiche e prospettive diverse), sulla base del bilancio dell’esperienza del CRQI e dell’evoluzione dei diversi rapporti con altre tendenze del movimento troskista, indicava come asse principale di intervento la proposta di inizio di un percorso di unificazione con la Tendenza per un’Internazionale Rivoluzionaria (TIR), all’epoca in costruzione come sinistra interna/esterna dell’ex Segretariato Unificato (SU), con cui il PCL era in contatto fin dal 2015. Un legame sviluppato anche attraverso la partecipazione dei/lle nostre/i militanti a 5 scuole estive organizzate da questa tendenza negli ultimi anni e il contributo dato alla discussione sul documento alternativo presentato al 17° congresso dell’ex SU, discussione alla quale partecipavano sia un compagno del PCL che la nostra compagna in Danimarca (attiva nel SAP) e un compagno degli Stati Uniti (della tendenza Refoundation&Revolution di Solidarity, attivo anche in Tempest e nei DSA).

Valutando l’esistenza (anche ad oggi) delle condizioni politico-programmatiche per una unificazione (al di là di naturali divergenze sul piano tattico e/o analitico), e previa loro ulteriore verifica sulla base della discussione comune, la proposta alla TIR poneva come condizioni due punti: che l’unificazione avvenisse sulla base del centralismo democratico internazionale, per noi imprescindibile, e che la nuova frazione internazionale, pur continuando ove utile e possibile un intervento in seno all’ex SU, non si presentasse come tendenza organica dello stesso (cosa peraltro ovvia, data la natura interna/esterna all’ex SU della stessa TIR), ma come frazione marxista rivoluzionaria conseguente in lotta per il raggruppamento internazionale verso le altre forze del movimento trotskista (sulla base di orientamenti e tattiche discusse e adottate in quadro di centralismo democratico internazionale).

La TIR, sulla base di valutazioni a nostra opinione non condivisibili e che sono stato oggetto di un serrato dibattito nelle occasioni di confronto, ha sostanzialmente rifiutato la nostra proposta nel corso del 2021, proponendo in subordine la formalizzazione di rapporti fraterni fra le nostre organizzazioni, che abbiamo accettato. Non ci dilunghiamo qui sulle ragioni di questa scelta, che sono state ovviamente al centro del nostro dibattito interno e occupano tutt’oggi la nostra riflessione e discussione (con la TIR e non solo). Ne citiamo solo due: una incomprensione, ad oggi, del reale significato di centralismo democratico internazionale (su cui non ci stancheremo di insistere) e un approccio tatticamente diverso sul terreno del raggruppamento, evidenziato ad esempio dal nostro atteggiamento (e la reazione di chiusura della TIR) di fronte alla scissione del Partito Obrero (PO) argentino dell’estate 2020 (con l’uscita dal PO del suo dirigente più importante, e negativo, Jorge Altamira).e al conseguente tentativo di ripresa di dialogo con lo stesso, oggi culminato in una sostanziale ricostituzione di rapporti fraterni (nonostante le pesanti divergenze tra noi e il PO, nello specifico sul terreno dell’analisi e conseguente posizione nei riguardi dell’imperialismo russo e cinese).

Nel corso del 2021 si è posta quindi come necessità per il PCL la ridefinizione tattica della nostra battaglia per il raggruppamento marxista rivoluzionario internazionale, a partire da un più generale bilancio della nostra attività degli ultimi anni, nonché alle importanti novità emerse nel campo del movimento trotskista.

In questo quadro, la maggioranza della Segreteria, e poi del Comitato Centrale, ha proposto al PCL la prospettiva di ricostituzione dell’Opposizione Trotskista Internazionale (OTI), la frazione internazionale di cui faceva l’Associazione Marxista Rivoluzionaria-Progetto Comunista, opposizione di sinistra del PRC e organizzazione da cui nacque nel 2006 il nostro partito. È impossibile ricostruire in poche righe la storia della battaglia internazionale del nostro movimento e delle molteplici esperienze politico-organizzative intraprese dagli anni ’70 in avanti. Basti qui dire che l’OTI nasceva formalmente nel 1992, ma la sua origine politico-programmatica risaliva al 1979 e alla fondazione della TILC (sigla inglese del Comitato Trotskista Internazionale di Collegamento), l’organizzazione internazionale a cui aveva aderito il piccolo Gruppo Bolscevico Leninista, primo embrione di quello che sarà poi il PCL. L’OTI, piccola frazione internazionale basata sul centralismo democratico, partecipava quindi nel 1997 al Movimento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (MRQI) e nel 2004 decideva in un congresso internazionale il suo scioglimento per aderire al progetto di costruzione del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale (CRQI). Un’esperienza controcorrente rispetto al quadro di estremo frazionamento del movimento trotskista, e che vedeva l’unificazione di tre tendenze diverse del marxismo rivoluzionario attorno ad un comune quadro di principi.

Dopo la lunga esperienza del CRQI, che si è chiusa per noi nel 2017 e per tutte le sue componenti nel 2019, e la non accettazione da parte della TIR della proposta di unificazione, si trattava quindi di riorganizzare sulla base del centralismo democratico tutte le forze (per quanto limitate) che avevano condiviso con noi la battaglia nell’OTI e all’interno del CRQI. Questo a partire dai/lle compagne/i negli Stati Uniti e dalla Danimarca (con cui il PCL è sempre rimasto in stretto contatto), ma anche cercando di coinvolgere militanti e/o organizzazioni con cui avevamo perso i contatti (o ci si era allontanati politicamente) nel corso della lunga parabola del CRQI.

Pertanto, sulla base delle decisioni dei Comitati Centrali di primavera ed estate del 2021 si costituiva il Comitato provvisorio internazionale di ricostituzione dell’OTI, con il compito di definizione del percorso congressuale e di stesura dei documenti politici-programmatici, da votare sia su scala nazionale che in sede di conferenza di ricostituzione.

Come naturale, la decisione del PCL di adesione formale al percorso di ricostituzione dell’OTI non poteva che avvenire attraverso un dibattito di natura congressuale, con il confronto di posizioni e prospettive anche molto divergenti, a ulteriore dimostrazione del carattere centralista e democratico del nostro partito. Un partito che si distingue anche su questo punto dalla caricatura di bolscevismo rappresentato dalle forze staliniste, ma anche dalle numerose sette presenti purtroppo nel campo del trotskismo. Di qui la convocazione della seconda Conferenza Internazionale del nostro partito.

Il dibattito della Conferenza (preceduto dal voto in Comitato Centrale e dalle conferenze regionali) si è svolto attorno a tre punti, con due documenti unitari e due piattaforme contrapposte. È inoltre stato approvato in sede di conferenza un testo comune sulla guerra in Ucraina e un ordine del giorno sui compiti nei prossimi mesi del Comitato provvisorio internazionale di ricostituzione dell’OTI, che avverrà nel mese di novembre di quest’anno. Tra i compiti, la stesura di uno Statuto e di un documento sugli orientamenti tattici della prossima fase sul terreno del raggruppamento marxista rivoluzionario.

Il primo dei documenti unitari approvati è la Dichiarazione di principi dell’Opposizione Trotskista Internazionale, una revisione del testo approvato dal congresso di fondazione dell’OTI del 1992 e rivisto nel 1998. Le modifiche principalmente hanno interessato le sezioni dedicati alla restaurazione del capitalismo in Russia e Cina e all’emergere della loro natura imperialista, la crisi ambientale e la questione di genere. Inoltre, è stato aggiunto un paragrafo specifico sulla concezione della strategia della rivoluzione permanente, nonché ribadito il punto centrale del centralismo democratico internazionale quale principio organizzativo non solo per l’Internazionale rifondata, ma anche per tutte le fasi organizzative transitorie a tale fine.

Il secondo documento unitario è la Situazione internazionale 2022, un breve testo di analisi della situazione politica, economica e sociale internazionale, la cui bozza è stata principalmente scritta dal nostro compagno statunitense Peter Solenberger. Il documento, redatto prima dell’invasione russa in Ucraina, è stato approvato nelle sue linee di analisi generali (peraltro confermate dai fatti degli ultimi mesi), con mandato al Comitato provvisorio internazionale di aggiornare ed espandere il documento in vista della conferenza internazionale di novembre.

Il terzo punto in discussione, ovvero il bilancio della storia della Quarta Internazionale e le prospettive per il prossimo futuro dell’azione nel nostro partito sul terreno della rifondazione dell’Internazionale rivoluzionaria, hanno visto il confrontarsi di due piattaforme differenti (composte da due documenti ciascuna, uno storico-politico e uno di bilancio e orientamento tattico).

I documenti approvati dalla Conferenza, che già aveva ricevuto sia in Comitato Centrale che nel corso delle Conferenze regionali una larga maggioranza, sono le Tesi sulla crisi della Quarta Internazionale e i compiti dei trotskisti conseguenti (aggiornamento anche qui del documento approvato dal congresso di fondazione nell’OTI nel 1992 e rivisto nel 1998, arricchito in alcune sue parti e modificato nelle sezioni dedicate agli sviluppi nel campo del movimento trotskista internazionale degli ultimi 20 anni) e Le ragioni della ricostituzione dell’OTI: bilancio e prospettive del raggruppamento marxista rivoluzionario. Un testo, quest’ultimo, che sintetizza quasi 20 anni di attività internazionale attraverso un bilancio della storia del CRQI, della nostra battaglia al suo interno e la successiva esclusione, e un riepilogo e valutazione dei diversi contatti internazionali dal 2019 ad oggi. Un documento che individua come compito prioritario e fondamentale per il nostro partito nella prossima fase la combinazione di due fattori. Da un lato la necessità della ricostituzione di una nostra frazione internazionale basata sul centralismo democratico (per quanto debole numericamente), con quanti condividono i nostri principi generali e le prospettive derivate da essi, per sviluppare le tattiche della prossima fase in un quadro di discussione comune sul piano internazionale. Dall’altro il rilancio della prospettiva del raggruppamento basato sul centralismo democratico di tutte le forze marxiste rivoluzionarie conseguenti (analizzate ampiamente nei nostri testi), contro ogni logica di autoconservazione e/o nazional-trotskismo. Individuando al tempo stesso come prioritario la continuazione e definizione del rapporto con la TIR, l’apertura di un dibattito con il PO attorno alla questione dell’imperialismo cinese e russo e l’intervento in generale su ogni sviluppo possibile nel campo del movimento trotskista internazionale (compresi i rapporti con le nuove organizzazioni con cui siamo da pochi mesi in contatto, come il Partito Operaio Rivoluzionario russo o la piccola tendenza internazionale Collettivo Rivoluzione Permanente).

Le tesi di minoranza (difese in maniera organizzata già dal 2019), a partire da una critica dell’attività del PCL negli ultimi anni (in particolare sulla vicenda del CRQI e le nostre prospettive di unificazione con la TIR), indicavano invece come punto di rilancio della nostra attività internazionale non la riorganizzazione delle nostre forze attraverso l’OTI (e le tattiche e prospettive delineate dalla maggioranza), ma l’ingresso nella UIT (Unidad Internacional de los Trabajadores, dalle iniziali in spagnolo), valutando questa organizzazione come il miglior strumento, sia per le politiche che per il quadro democratico di discussione interna, per la costruzione dell’Internazionale. La UIT è l’organizzazione internazionale di cui principale sezione è Izquierda Socialista, una delle forze del FIT-U in Argentina. Pur ritenendo la UIT una forza che nella sostanza situa la sua azione politica sul terreno del trotskismo conseguente, la Conferenza ha respinto l’ipotesi di ingresso in questa organizzazione (con cui vi sono in ogni caso relazioni, a partire dalla loro partecipazione alla nostra Conferenza del 2019). Le ragioni di questa nostra valutazione, che ci ha portato a un profondo e serio confronto con la minoranza, è che la UIT (al di là del rappresentare un’organizzazione morenista ortodossa, cosa che non si può ignorare) ad oggi rappresenta un freno e non elemento di rilancio per la prospettiva di raggruppamento. Valutazione della maggioranza è che la UIT, infatti, al di là delle posizioni specifiche e delle naturali differenze rispetto ad altre organizzazioni del campo trotskista, è una delle tante “internazionali frazione” presenti nel campo del trotskismo internazionale. Non frazioni in lotta per il raggruppamento su basi di principio e del centralismo democratico delle forze conseguenti del marxismo rivoluzionario (ciò che sarà l’OTI), ma frazioni il cui tratto caratteristico è la volontà di costruzione sulle basi uniche della propria storia, tradizione, partito dominante di riferimento, gruppo dirigente, etc.

La Conferenza Internazionale del PCL ha infine eletto dieci delegate/i (su base strettamente proporzionale in base al risultato del voto sulle piattaforme contrapposte) che parteciperanno al Congresso di ricostituzione dell’OTI a novembre. Oltre alla rappresentanza italiana, al Congresso parteciperanno delegati delle organizzazioni e individui che aderiscono al processo di ricostituzione dell’OTI, nonché osservatori e invitati di diverse organizzazioni e/o tendenze con cui il Comitato internazionale provvisorio è in discussione, e con le quali l’OTI si propone di valutare la possibilità di un lavoro comune e in prospettiva di una unificazione sulle basi del centralismo democratico.

Sarà nostra cura pubblicare nei prossimi mesi i documenti approvati alla Conferenza di ricostituzione dell’OTI, e a dare conto anche pubblicamente delle future evoluzioni della nostra attività internazionale.

In conclusione, possiamo affermare che la ricostituzione dell’OTI sintetizza, aggiornandolo all’oggi, niente meno che il tanto difficile ma necessario compito alla base dell’esistenza e costruzione dello stesso Partito Comunista dei Lavoratori: il contributo allo sviluppo della politica di raggruppamento rivoluzionario delle forze per la rifondazione dell’Internazionale marxista rivoluzionaria, strumento indispensabile per la rivoluzione socialista mondiale. Come scriviamo nelle Tesi sulla crisi della Quarta Internazionale e i compiti dei trotskisti conseguenti:

È in questo senso che l’OTI ritiene importante, pur nella modestia delle sue forze, il suo attuale ruolo che – come sempre – è quello di un’organizzazione che non si considera né il nucleo della futura Internazionale rifondata, né la frazione trotskista conseguente internazionale, ma una struttura transitoria di raggruppamento di militanti trotskisti conseguenti, in lotta per sviluppare, fuori da ogni opportunismo e settarismo, la battaglia per l’Internazionale.


Lo sviluppo dell’OTI è oggi importante a questo scopo, ferma restando la nostra volontà di scioglierci non solo in una Internazionale rifondata, ma anche ove il processo verso la rifondazione porti a un più ampio raggruppamento su basi politicamente ed organizzativamente consolidate.

Partito Comunista dei Lavoratori

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